3 cose sul nuovo Centro Pecci in un video con l’architetto Maurice Nio

Elena Mazzoni Wagner

PRATO L’architettura è la prima cosa che vedi di una città. E, a prescindere dalla sua funzione originaria, ha il potere di creare insieme alla comunità – locali e viaggiatori – parole e immagini nuove, significati nuovi, pensieri e progetti condivisi, abitudini e attività che prima non esistevano. La rinnovata architettura del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci inizierà a svolgere ufficialmente la sua funzione pubblica dal 16 Ottobre 2016 – data della grande riapertura del Centro fondato nel 1988 – ma in realtà sta già creando insieme agli abitanti del territorio toscano una nuova immagine della città, un nuovo immaginario collettivo, sogni e obiettivi comuni che guideranno nuove scelte, azioni e pratiche condivise.

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Ad un mese dalla riapertura del Centro Pecci, il primo centro dedicato all’Arte contemporanea in Italia, è il suo architetto – che ha ampliato, ristrutturato e rinnovato l’edificio preesistente (firmato dal fiorentino Italo Gambarini) – a dirci tre cose importanti su questo luogo, inteso come spazio per tutte le arti contemporanee ma soprattutto come spazio pubblico. Infatti, l’architetto Maurice Nio (di base a Rotterdam, Olanda) si rivolge a noi – cittadini di Prato, Toscana, Italia, Europa, Mondo: in questo breve video (vedi sotto), lancia tre messaggi, tra cui un invito molto curioso… 🙂

  1. INVITA tutti i visitatori a lasciarsi ispirare dal giardino del Centro Pecci e partecipare ad una sfida creativa! Quindi vi proponiamo un hashtag con cui condividere il proprio contributo sui social media: #PecciGardenInspiration. In questo modo sarà facile raccogliere tutte le idee in evoluzione, l’architetto Nio potrà seguirle direttamente… e magari decidere di realizzare qualcosa insieme!
  2. RACCONTA il “senso” del nome che ha dato al suo progetto architettonico per il Centro Pecci: “Sensing the Waves”.
  3. IMMAGINA il Centro Pecci come un luogo davvero aperto a tutte le arti, interdisciplinare e dinamico, in grado di diventare anche museo del cibo! What about that?!

Ci è bastato il tempo di un caffè espresso per capire quanto Maurice Nio sia follemente appassionato del suo lavoro e fortemente consapevole della responsabilità che ha come architetto di spazi pubblici, beni comuni da vivere e condividere, luoghi in cui con-vivere e creare insieme. Grazie Maurice! CCTeam


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Per i più curiosi, di seguito alcune informazioni tratte dal comunicato stampa sul Grand Opening del Centro Pecci (16 Ottobre 2016).

Un po’ di storia sull’architettura del Centro Pecci

Nel 1988 nasceva a Prato il primo centro dedicato all’arte contemporanea in Italia. Voluto dall’imprenditore Enrico Pecci e donato alla città in memoria del figlio Luigi, il Centro fu costituito con il sostegno di numerosi soci fondatori, tra i quali il Comune di Prato, l’Unione industriali, la Cassa di Risparmio di Prato e una fitta schiera di privati cittadini, raro esempio italiano di collaborazione tra enti pubblici e mecenati privati. La sua missione è stata quella di promuovere la sensibilità verso l’arte emergente – nazionale e internazionale – attraverso programmi di mostre temporanee, attività didattiche, di documentazione e informazione, spettacoli ed eventi multimediali. Il Centro Pecci vanta una collezione unica in Italia con oltre 1.000 opere dei principali artisti internazionali: da Anish Kapoor a Jan Fabre, da Jannis Kounellis a Sol LeWitt, così come dei grandi italiani del secolo scorso, come Mario Merz o Michelangelo Pistoletto. La collezione è stata purtroppo per lungo tempo sacrificata nei magazzini per la mancanza di spazi espositivi. Per garantire la giusta valorizzazione di questo patrimonio, all’inizio degli anni 2000 il Centro Pecci ha deciso di raddoppiare la superficie espositiva e, allo stesso tempo, di ristrutturare l’edificio originario di Italo Gamberini, che ormai presentava alcuni aspetti critici e obsoleti. I lavori di ampliamento, sostenuti dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana attraverso i Fondi Europei, sono iniziati nel 2006 e sono stati incentrati sulla costruzione di una nuova ala dal forte impatto architettonico, collegata alla sede originaria, di cui nel frattempo sono stati riqualificati e potenziati funzioni e servizi. L’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia ha sostenuto la nascita del nuovo edificio.

Oggi, 2016

ll complesso, a conclusione dei lavori, si estenderà su una superficie di quasi 10.000 metri quadrati, e oltre agli spazi espositivi ospiterà un archivio e una biblioteca specializzata, che conta un patrimonio di oltre 50.000 volumi, un teatro all’aperto da 1.000 posti, un cinema/auditorium da 140 posti, uno spazio performativo da 400, un bookshop, un pub/bistrot e un ristorante, oltre a laboratori e varie sale d’incontro. E così oggi, dopo quasi trent’anni di attività, il Centro Pecci raddoppia. In due sensi: amplia la propria sede e il programma culturale. Due iniziative profondamente legate fra loro perché nate da un comune obiettivo: dotare il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato di una nuova energia culturale, capace di esprimersi sia attraverso i contenuti espositivi sia attraverso gli spazi costruiti. Un’energia chiamata a penetrare e a coinvolgere il territorio attraverso una nuova architettura, voluta e concepita per dare nuove funzionalità alla struttura preesistente, per raddoppiarne la superficie, per stabilire nuove relazioni fra il museo e la città, fra l’arte e il territorio regionale.

L’ampliamento è firmato da Maurice Nio – l’architetto olandese fondatore dello studio di Rotterdam NIO architecten – uno dei più originali interpreti della cultura architettonica del nostro tempo. Commissionato dalla famiglia Pecci nel 2006, il progetto è animato dalla volontà di far proprio il nuovo programma culturale del museo. La raccolta delle opere ha sollecitato l’urgenza di nuovi ambienti, destinati a ospitare stabilmente il ricco patrimonio della collezione. Il progetto di Nio mira a favorire la permeabilità fra il Centro e il suo territorio. L’edificio esistente viene integralmente conservato e lasciato intatto in tutti i suoi aspetti. A esso si accosta, in forma di anello, un nuovo volume che, riprendendo il disegno dell’originario parco circostante, si orienta verso la dimensione pubblica. Grazie alla nuova entrata, al bookshop e al ristorante situati all’interno di un corpo trasparente al piano terra, il Centro si rivolge all’esterno, sollecita curiosità, invita all’interazione, si apre alla città, mediato da un giardino sperimentale e da una ampia piazza. Il punto più alto del complesso espositivo è raggiunto da un elemento simile a un’antenna capace, da un lato, di rappresentare la volontà di captare le nuove forme di creatività vive nel territorio, dall’altro di denunciare la presenza importante di un luogo deputato alla loro promozione, di immediata visibilità sia per chi proviene dall’autostrada sia per chi arriva a piedi dalla città.

Fin dalla prima formulazione del progetto, Maurice Nio ha scelto per il nuovo edificio un titolo dal forte sapore evocativo: “Sensing the Waves”, suggerendo la sua funzione di recettore (e magari anche di trasmettitore) capace di captare e divulgare le vibrazioni del tempo presente. Sotto l’antenna, una nuova mappa di funzioni e di percorsi lega l’originario edificio di Italo Gamberini a quello di Maurice Nio. Il progetto dell’olandese poggia su un sistematico ripensamento delle funzionalità espositive che si manifestano all’esterno attraverso la realizzazione di un oggetto ambiguo, inaspettato, inusuale che si offre a molteplici chiavi di lettura. Un linguaggio sottile e ragionato che sembra guardare al di là della consueta realizzazione, in ambito internazionale, di centri d’arte come grandi icone urbane. Confermando l’attenzione verso la scena internazionale e consolidando il proprio legame con il territorio, il Centro Pecci assume da oggi un ulteriore importante obiettivo con cui affrontare i prossimi decenni.

“Sensing the Waves”

Il progetto di ampliamento del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato firmato dall’architetto Maurice Nio si inserisce in un territorio a vocazione industriale, economicamente fertile, ma ancora privo di segni architettonici di spicco. È concepito come estensione e raccordo della struttura museale esistente, realizzata dall’architetto Italo Gamberini nel 1988 con un profilo ispirato al paesaggio industriale che caratterizza l’area circostante. Il complesso si trova all’ingresso est di Prato, lungo la direttrice ad alto scorrimento che da Firenze conduce a Pistoia. Un luogo di passaggio e di transito, nel quale la struttura esistente si pone come “il palazzo imperiale di Tokyo, visibile a tutti, ma inaccessibile”, spiega Maurice Nio, che con questa considerazione individua il primo obiettivo che si è posto con il suo progetto: dichiarare la presenza del Centro, evidenziarne gli accessi – fino a oggi di difficile riconoscimento -, invitare all’esplorazione dei suoi spazi, delle sue collezioni, delle mostre ospitate. In più, il progetto è pensato per integrare e riorganizzare la distribuzione dei percorsi, moltiplicando le possibilità di fruizione e di esposizione. “Sensing the Waves” è il nome che lo stesso Nio ha proposto per il progetto. Una dichiarazione di intenti e un programma.

Il nuovo Centro Pecci di Prato mira a porsi come un’antenna, un sensore, un sistema in grado di intercettare (e di trasmettere) le forme di creatività e le produzioni artistiche presenti sul territorio. La sua forma si presta alle più varie declinazioni della fantasia e dell’immaginazione: un disco, un anello, un’onda lunga, un ferro di cavallo, una nave spaziale, una virgola di luna, un piercing, come è già stato definito. Una presenza scenica, un segnale urbano, un elemento catalizzatore di attenzioni. Un oggetto che capta, sollecita reazioni, provoca visioni. “Rispetto al carattere rigido e meccanico della struttura preesistente, in parte ispirato all’architettura industriale di Prato, il nuovo progetto” – racconta Nio – “propone un linguaggio intessuto di forme fluide e sognanti. Abbraccia e circonda l’edificio originario, sfiorandolo solo quando è necessario.”

La soluzione di Nio, inoltre, mira a stabilire un rapporto di interazione fra il tessuto urbano e il museo: l’area verde intorno al Centro Pecci – già sede di una collezione open air – è stata riorganizzata e resa più accessibile, più visibile sia dai viali e dalle strade che circondano il complesso museale, sia dai grandi occhi, simili a oblò, che si aprono sull’anello di Nio. L’arte contemporanea esce dalle quinte del museo e si apre alla città. I nuovi ambienti del Centro Pecci sono distribuiti lungo il volume dal profilo anulare che abbraccia la struttura esistente, ri-funzionalizzandola. L’intervento di Nio si salda alle due estremità del complesso originario. Si sviluppa su due livelli: quello inferiore ospita le funzioni ricettive e si apre verso la città attraverso una cortina vetrata che corre ininterrottamente da un’estremità all’altra dell’anello; quello superiore è destinato alle esposizioni e si offre all’esterno con un rivestimento metallico color bronzo. L’anello, oltre ad ospitare nuove funzioni, offre alla struttura preesistente l’occasione di raddoppiare e diversificare i suoi percorsi. Trasparenza e opacità, concavità e convessità, masse leggere e masse gravi interagiscono continuamente creando un’atmosfera di curiosità che esorta all’esplorazione degli spazi, a una passeggiata guidata dalle differenze e allo stesso tempo dalle complementarietà. In cima all’anello, in posizione laterale rispetto all’asse di simmetria del complesso museale, si erge l’antenna, simbolo della missione del nuovo programma culturale: captare emergenze creative e segnalare la loro presenza sul territorio. Dice Nio: “È un’antenna. Sonda gli umori culturali, alla ricerca di nuove correnti.”

Maurice Nio

Maurice Nio (1959) si è laureato nel 1988 presso la Facoltà di Architettura della University of Technology di Delft con il progetto per una villa per Michael Jackson, il più singolare progetto di tesi di quell’anno. Tale progetto è stato di vitale importanza per la formazione del suo modo di lavorare ibrido. Attraverso un misto di processi mentali al tempo stesso mitologici e pragmatici, di strategie di progetto criptiche e allo stesso tempo completamente trasparenti, ha realizzato progetti con BDG Architekten Ingenieurs (1991-1996), come ad esempio l’enorme inceneritore di rifiuti aviTwente. Dal 2000 opera con il proprio studio NIO architecten. I suoi libri “You Have the Right to Remain Silent” (1998) e “Unseen I Slipped Away” (2004), così come la mostra “Snake Space”, sono stati un successo. Il suo prossimo libro “The Rule of Passion in Architecture” sarà pubblicato entro la fine del 2016. Nello stesso anno 2016, regala alla città di Prato (in Toscana) un nuovo Centro Pecci, un nuovo primo istituto italiano dedicato alle arti contemporanee (e alle persone).

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