Trend Appennino, il policentrismo metromontano e la restanza dei giovani

Filippo Monti
Fanano innevata (Modena) - foto di Filippo Monti per Appennino senza confini - CCT

ITALIA Il Touring Club ha dedicato agli Appennini il nuovo volume per i soci 2022. Colibrì, la Newsletter collaborativa della comunità U-Rise (ovvero del Master in Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale dell’Università IUAV di Venezia), ha aperto l’anno con un numero monografico dedicato a progetti e percorsi artistico-culturali attivati in aree interne, montane, marginali a diverse latitudini del nostro paese, e l’Appennino ne è protagonista. Intanto sempre più utenti su Instagram condividono foto e video dalle terre alte più o meno innevate: l’hashtag #Appennino conta – ad oggi – oltre 342 mila post pubblicati (#Appennini invece, oltre 87 mila).

Fanano innevata (Modena) – foto di Filippo Monti per Appennino senza confini

Appennino senza confini

Noi di CCT invece, lo scorso anno, a inizio 2021, abbiamo avviato il progetto Appennino senza confini in collaborazione con il corso PROGESA dell’Università di Bologna: un primo ciclo di incontri formativi online che si sono conclusi con “Il cammino del castagno“, poi uno spazio all’interno del Borgo Museo Festival 2021, e ancora oggi sul sito un contenitore di storie sull’Appennino (clicca qui per raccontare la tua!).

Inoltre, da qualche mese, aggiorniamo l’Archivio Appennino dove, grazie anche alle vostre segnalazioni, raccogliamo progetti che valorizzano le terre alte d’Italia. E sono davvero tanti, da Nord a Sud se ne contano sempre di più! Segno di un cambiamento culturale e sociale positivamente in atto nel nostro Paese, un cambiamento fondamentale per il benessere presente e futuro del nostro territorio, un cambiamento che proviene dal basso e che la politica dovrebbe con urgenza sostenere, accompagnare, facilitare.

Metromontagna

Sempre lo scorso anno, a novembre, Riabitare l’Italia ha pubblicato  i risultati di una ricerca che ha coinvolto circa 3.300 cittadini delle aree interne italiane titolando il report “la restanza dei giovani“. Sì, perché due ragazzə su tre vogliono rimanere dove sono natə e costruire lì il loro futuro. La stessa associazione ha anche curato un libro nel 2021 intitolato “Metromontagna. Un progetto per riabilitare l’Italia” e pubblicato da Donzelli Editore:

«Metromontagna è una parola nuova, che racchiude in sé un proposito radicale: riunire sotto un unico sguardo ciò che naturaliter ci appare diviso, decostruendo l’alterità tra città e montagna. Questo drastico cambiamento del punto di vista appare necessario e illuminante, in una fase come quella che stiamo attraversando e per un territorio come quello del nostro paese, caratterizzati entrambi da una crisi della centralità urbana e da un ripensamento dei rapporti tra centri e periferie».

«Se il mare, alzandosi di pochi metri, ricoprisse quel golfo di terra che è la valla padana, l’Italia sarebbe una sola e grande montagna», scriveva Meuccio Ruini nel 1919.

In Italia, accanto ai problemi di latitudine, vi sono quelli di altitudine. Se letto attraverso queste lenti, il Nord – come l’intero paese – appare come il mosaico di una geografia policentrica composta da sistemi territoriali rugosi che intrecciano senza soluzione di continuità ampie zone pianeggianti, aree urbane estese, valli e montagne. Tipi di montagne e di pianure, intersecati con grandi città, ma anche con sistemi di città medie contornati da montagne. È il policentrismo metromontano del nostro paese, dimensione che richiede nuovi atlanti e nuove mappe che mostrino alla politica la possibilità di non governare con la montagna alle spalle e lo sguardo speranzoso alla sola pianura, come se la montagna non potesse generare ricchezza e benessere. Le politiche separano sulla base di confini che hanno natura amministrativa, in ossequio a criteri disegnati dai centri o in funzione della ricerca del consenso politico, e solo raramente accompagnano e valorizzano le interdipendenze funzionali, i flussi di risorse e le persone che vivono e lavorano a cavallo di questi confini. La valorizzazione del policentrismo richiede politiche di connessione tra territori capaci di generare nuovi mercati, di costruire reti e infrastrutture, di contrastare il depopolamento e gli effetti del cambiamento climatico. Questo nuovo studio dell’Associazione Riabitare l’Italia, dopo il Manifesto pubblicato nel 2020, interviene in una discussione pubblica quanto mai attiva sui possibili nuovi rapporti tra territori metropolitani e rural-montani, che è sempre più attuale in tempi di smart working e di ripopolamento dei centri minori in abbandono.


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