Dal giornalismo costruttivo alla pubblicità civile: nel mondo accadono cose bellissime, raccontiamole!

Mauro Gatti

MONDO Il mondo non è il luogo spaventoso raccontato dai mass media. Per dimostrarlo, alcunə professionistə della comunicazione e dell’informazione, nel settore della creatività o del giornalismo, hanno deciso di prendere una posizione radicale: pubblicare e condividere solo buone notizie! Insieme a Mauro Gatti, fondatore di The Happy Broadcast, riflettiamo sulle ragioni: dal potere ispiratore del buon esempio alla salute mentale. Prima però diamo uno sguardo ad altri progetti editoriali “positivi e costruttivi” come le rubriche The Upside di The Guardian e Fixes di The New York Times, la pioniera rivista Positive News e la più recente Reasons to be Cheerful fondata dall’artista e musicista David Byrne. [Ne conosci altri? Commenta il post!]


INDICE:


Un nuovo giornalismo, positivo e propositivo

People like to read good news dice il titolo dell’articolo in cui Mark Rice-Oxley della redazione britannica The Guardian presenta la serie The Upside, una rubrica per le buone notizie inaugurata a febbraio 2018 perché “People are tired of bad news”, dice il sottotitolo.

“News doesn’t have to be bad. The planet is complex. Away from the horror and conflict, the shouting and the skulduggery, away from the tragedy, disaster and zero-sum misanthropy, there is a wide world of answers and improvements, of win-win and mutual support, of selflessness and curiosity, of movements and innovations. And when you write about it, people tend to respond positively. They do so because while audiences have always been riveted by bad news (it serves as both an early warning system and a reassurance about the comfort of their own lives), they are tired of the avalanche of awfulness. They are switching off. That is a bad thing. If people just shrug at news because they feel there is little they can do, nothing will change. Journalists in the USEurope and the UK are waking up to this by publishing what is variously described as constructive journalism, solutions journalism or, somewhat misleadingly, positive news. Now The Guardian is deepening its commitment to this type of work. Our new series, The Upside, launched […] to show readers all of humanity, not just the bad bits. […] As our editor-in-chief, Katharine Viner, promised in a speech on the future of The Guardian recently, “we will develop ideas that help improve the world, not just critique it. […] People long to feel hopeful again – and young people, especially, yearn to feel the hope that previous generations once had.” 

Scrivevano così nel 2018. Figuriamoci oggi se, dopo due anni di pandemia da Covid-19 e le conseguenti crisi economiche e sociali, abbiamo bisogno di speranza!

Ci sono almeno altri due validi esempi di questo “nuovo giornalismo civile” (che lo stesso The Guardian cita o meglio linka nel suo articolo). La rubrica Fixes tenuta sul The New York Times da Mr. Bornstein e Ms. Rosenberg, due giornalistə che per undici anni, dal 2010 al 2021, in circa 600 articoli, hanno raccontato soluzioni messe in pratica nel mondo a vari problemi sociali (qui una loro autoanalisi sull’esperimento editoriale). E poi c’è Positive News, il magazine fondato a Londra nel 1993 da Shauna Crockett-Burrows per fare buon giornalismo sulle buone cose: “Mentre gran parte dei media sono pieni di sventura e oscurità, Positive News è invece la prima organizzazione mediatica al mondo che si dedica a reportage indipendenti e di qualità su ciò che sta andando bene. Siamo pionieri del “giornalismo costruttivo”, un nuovo approccio nei media, che riguarda un giornalismo rigoroso e pertinente incentrato su progresso, possibilità e soluzioni. Pubblichiamo quotidianamente online mentre la rivista cartacea è trimestrale. Come magazine e movimento, stiamo cambiando le notizie per sempre.”

Il giornalismo non deve raccontare solo i problemi ma anche le soluzioni. Conoscere ciò che di buono accade nel mondo fa sapere e sperare che il cambiamento è possibile e questo sentimento positivo può ispirare le persone nelle loro scelte quotidiane, piccole o grandi.

Positive News pubblica ogni giorno notizie e storie positive di politica, società, ambiente, cultura, scienza, salute, cibo, energia, benessere, etc… da tutto il mondo. E ogni settimana raccoglie le migliori in un articolo per la rubrica “What went right this week”. Ad esempio, in una delle prime settimane di quest’anno 2022 elencava i seguenti titoli: A four-day week trial was announced for the UKA pristine coral reef was discovered off Tahiti – An app launched to help communities share stuff – A thousand fin whales were spotted near Antarctica – A rare bird returned to Argentina’s Iberá WetlandsMillionaires called for higher taxes – A report highlighted the power of small gardens. Persino gli ultimi due anni sono stati pieni di buone notizie! Non ci credi? Qui trovi le migliori del 2020 e qui quelle del 2021


Dal giornalismo costruttivo alla pubblicità civile

Nel 2019 è stato lanciato sul web un progetto editoriale dall’artista e musicista David Byrne, per condividere storie di soluzioni e cambiamento positivo. Il primo tweet diceva We’re launched! Visit reasonstobecheerful.world for a more optimistic and, we believe, more accurate depiction of the world. #wehaveourreasonsmostrando questo video:

La redazione di Reasons to be Cheerful nasce per raccontare storie di soluzioni intelligenti, comprovate e replicabili ai problemi più urgenti del mondo. Attraverso resoconti precisi, queste storie divulgano ottimismo e speranza. In parte rivista, in parte terapia, il progetto vuole contribuire alla costruzione di un mondo migliore muovendo in tuttə noi la curiosità verso il cambiamento o quanto meno una consapevolezza: Things aren’t all bad.

“Plastic-Free Shopping Is Going Mainstream”, “Abandoned Oil Rigs Are Actually Helping the Oceans”, “How Norway Popularized an Ultra-Sustainable Heating Method”, “With This Company’s Support, Women Are Escaping Their Abusers” sono alcuni titoli delle tante buone notizie pubblicate solo nel mese di gennaio 2022: sì, farà strano ai giornali che contano quotidianamente le morti per o con Covid ma la pandemia non è l’unica cosa che accade al mondo.

Allarmismo e sentimenti come rabbia o paura generano più clic ovvero più guadagni dalla pubblicità. Se i giornali si dovessero preoccupare meno di vendere e più di informare (che poi non sarebbe questo il loro compito?) leggeremmo anche buone notizie e relativi approfondimenti, forse. Sappiamo che “buona nuova, nessuna nuova” è da sempre il motto, la regola, il credo del giornalismo ma nell’era digitale del villaggio globale il pubblico è cambiato e ha nuove esigenze. C’è chi lo ha capito e ha deciso di intraprendere una strada diversa, controcorrente, proponendo un’informazione alternativa che, oltre a generare interesse, possa rivelarsi utile alla comunità perché positiva e propositiva, ispiratrice e costruttiva: con la narrazione di buoni esempi e pratiche virtuose che risolvono problemi sociali, ambientali, culturali, si dimostra che il mondo è luogo di innovazione, progresso e cambiamento; ciò che è buono e possibile è replicabile e niente insegna più dell’esempio. 

Anche il mondo della pubblicità ne è consapevole: esperti del marketing parlano sempre più di civic brands, brand purpose, brand activism, ovvero attivismo sociale delle aziende e pubblicità civile. Sul futuro della comunicazione d’impresa, perché questa abbia un futuro, consigliamo l’ascolto della Lectio Magistralis tenuta all’Università Carlo Bo di Urbino nel novembre 2021 da Paolo Iabichino – in arte, Iabicus – (qui il podcast su Spotify). Per Ipsos, sempre nel 2021, Iabicus ha diretto l’Osservatorio Civic Brands: un progetto editoriale e di ricerca nato per indagare e raccontare l’impegno sociale delle aziende e brand in Italia. Rilevante il dato di un’indagine da cui è partita la riflessione dell’Osservatorio: 1 italiano su 2, se deluso dal comportamento di un brand, smetterebbe di acquistarlo. L’impegno sociale delle aziende è un potente driver d’acquisto. Da leggere anche The Newtrain Manifesto, risale al 2019 ma è comunque sempre attualissimo.


Intervista a Mauro Gatti, fondatore di The Happy Broadcast

Come illustratore, dichiari che la tua missione è “diffondere felicità attraverso personaggi bizzarri”. Nato a Brescia nel 1978, vivi attualmente in California: nel 2015 ti sei trasferito a Los Angeles, dove tutti fanno surf tranne te che invece ti occupi di creatività lavorando a progetti di varia natura, dall’illustrazione alla direzione creativa, dall’editoria al game design. Ormai hai oltre 15 anni di pluripremiata esperienza creativa alle spalle, incluso un Emmy Award. Ma veniamo al tema del nostro incontro. Nel 2018 hai creato The Happy Broadcast (THB), un progetto editoriale che attraverso un sito web e i social media, poi anche un libro e di recente pure un’applicazione, raccoglie e divulga notizie positive da tutto il mondo per promuovere una cultura diversa da quella mainstream, ovvero una cultura positiva, contro l’odio, la rabbia e la paura. Ci racconti in breve cos’è THB, com’è nata l’idea e come si è sviluppato il progetto in questi anni?

The Happy Broadcast nasce come risposta al continuo bombardamento di notizie catastrofiche che ci raggiungono su ogni device. Le notizie negative sono una comprovata causa di ansia ed hanno un effetto devastante sulla nostra positività. Per questo ho deciso di coniugare la mia creatività insieme alla ricerca di notizie positive dal mondo. The Happy Broadcast è un antidoto visivo alla negatività, una pillola visiva che ci dà speranza e ci motiva a fare la nostra parte per aiutare il progresso della società. THB è nato come canale Instagram ma poi si è ampliato in altri progetti collaterali come la app WHOLE ed un progetto NFT ecosostenibile e di beneficenza che lanceremo a breve.

Conosci altri progetti editoriali con una filosofia simile a THB? Se sì, quali? E in lingua italiana ne esistono? Ti viene in mente qualcosa?

Good News Movement, Upworthy, Tank’s Good News. Questi sono alcuni profili Instagram che offrono good news in formato video e fotografico. Non conosco progetti italiani simili. Se ci fosse una persona che volesse aiutarmi a gestire il progetto The Happy Broadcast in italiano, svilupperei volentieri una versione nella nostra lingua!

Su The Happy Broadcast illustri e condividi notizie positive raccontate da fonti verificate di tutto il mondo (dai media come ad esempio Reuters, BBC, CNN, etc. oppure da organizzazioni che nel loro settore fanno divulgazione). Con il Covid-19, sembra esserci un solo tema di cui parlare eppure al mondo accadono molte altre cose ugualmente importanti e persino positive! Quali cambiamenti hai potuto osservare nella produzione/condivisione/fruizione delle notizie in questi ultimi anni?

Non ho visto moltissimi cambiamenti. Per trovare le buone notizie bisogna scavare molto, quelle buone non sono certo le notizie che si vedono in prima pagina. Buona parte dell’infotainment moderno si basa sul negative bias ossia la tendenza che abbiamo, basata sul nostro istinto di sopravvivenza, ad essere attratti più dal seguire ciò che è pericoloso (pensa alle dirette di 24 ore quando ci sono sciagure o cataclismi) rispetto invece a ciò che è positivo.

Racconti di essere molto stanco di tutte le brutte notizie che i media decidono di far circolare e che oggi invadono gli schermi di tutti i nostri dispositivi, dalla TV al PC, dal tablet allo smartphone. Siamo circondati dai titoli allarmistici dei giornali. Un tempo si doveva andare in edicola per informarsi sul mondo. Oggi le notizie ci arrivano gratuitamente ovunque siamo e non è così facile filtrarle e scegliere cosa fruire. Probabilmente, soprattutto dopo gli ultimi due anni di pandemia, questa stanchezza che senti è un sentimento sempre più diffuso e comune. Sta davvero crescendo un bisogno di notizie positive? L’industria culturale e creativa, l’editoria e i media percepiscono questa necessità? Come rispondono? Secondo te, il cosiddetto “giornalismo costruttivo” è destinato a rimanere di nicchia o può diventare mainstream?

Spero che ci sia una tendenza ad interessarsi sempre più nelle buone notizie in futuro ma spero anche che non sia una fruizione passiva, bensì una sorta di ispirazione per poi agire e fare qualcosa. Negatività e positività devono convivere perché se ci si sbilancia troppo verso l’una o l’altra, si corre il rischio di ignorare la realtà in cui viviamo. Io dico sempre che una notizia positiva riporta praticamente la soluzione ad un evento negativo, ma quella soluzione richiede l’impegno di persone. Per questo spero davvero che aggiungere alla dieta di notizie quotidiane un pò di positività possa dare speranza ed ispirare ad essere parte di una soluzione ai problemi che affliggono il mondo.

Ho letto che le persone notano e memorizzano più facilmente e sono anche più reattive nei confronti di stimoli (informazioni o eventi) negativi rispetto a quelli positivi o neutri. La letteratura scientifica chiama questa nostra inclinazione “negativity bias”, che tu hai già citato qui sopra. Non a caso un vecchio proverbio internazionale dice “nessuna nuova, buona nuova” – in inglese “no news, good news” – ovvero: se non senti una persona, è probabile che le cose vadano bene; il giornalismo lo ha fatto proprio trasformandolo in una regola del mestiere: più una notizia è negativa e più vende, quelle buone meritano poco o nessuno spazio. Ma quali sono le conseguenze sulla società e sulle singole persone di un’informazione basata sulla negatività, soprattutto oggi che viviamo nell’era dei social media? Nuovi termini come doomscrolling o doomsurfing definiscono l’abitudine (a volte, dipendenza) di trascorrere molto tempo “scrollando” su feed che sono fiumi di brutte notizie, notizie che noi (reagendo di più agli stimoli negativi) valorizziamo con likes, commenti e/o condivisioni, divenendo vittime complici più o meno inconsapevolmente di un’industria globale che produce pessimismo, depressione, rabbia, odio, paura e che modifica la percezione della realtà. Fortunatamente possiamo tuttə fare qualcosa di diverso per generare invece un impatto positivo! In base alla tua esperienza, quali consapevolezze e buone pratiche possiamo mettere in atto?

Sicuramente si deve limitare il doom scrolling. Bisogna imporsi dei limiti di consumo delle news. Anche limiti di utilizzo dei vari device, soprattutto prima di andare a dormire per limitare lo stress e l’ansia. Curare i propri social feed per eliminare qualche profilo che ci causa ansia ed aggiungerne alcuni che invece ci fanno bene, ci fanno sorridere o danno ispirazione per fare qualcosa di utile per noi e/o per gli altri.

Instagram è il canale social di The Happy Broadcast più seguito (ad oggi conta oltre 628 mila followers ed è in continua crescita). Nella bio leggiamo: Fact-checked ANXIETY-FREE NEWS from around the world that is good for our mental health. La salute mentale è diventato un tema importante: gli strumenti per contrastare il coronavirus come il distanziamento sociale e l’isolamento hanno sicuramente limitato il contagio ma anche provocato effetti collaterali altrettanto gravi e dannosi per la nostra salute. Che impatto hanno le buone notizie sulla nostra salute mentale?

Le buone notizie hanno chiaramente un impatto importante sulla salute mentale. Si pensa troppo e spesso alla salute del corpo e poco a quella della mente. Serve anche una sorta di allenamento per tenere la mente in forma. Per questo ho creato la app WHOLE, per aiutare le persone a creare delle abitudini positive quotidiane che possono aiutarci ad essere più sereni, più felici e allo stesso tempo più predisposti ad aiutare gli altri.

Solo nel 2021, hai illustrato ben 156 buone notizie per dimostrare che il mondo non è il luogo spaventoso rappresentato dai media. Sul magazine Bored Panda, ogni fine anno dal 2019, pubblichi una selezione delle più belle e significative. Finora, da quando hai fondato The Happy Broadcast, quali sono state per te le notizie più importanti che hai illustrato e condiviso? Facci qualche esempio!

Le notizie che adoro di più in generale sono quelle che raccontano una storia del “power of one”, ovvero quelle che fanno capire come anche una singola persona possa, con determinazione, altruismo e costanza, fare la differenza e risolvere problemi che sembrerebbero insormontabili. Ma anche le good news che riguardano gli animali sono molto importanti per me. Ecco alcune delle mie preferite:  


The Happy Broadcast è anche un libro pubblicato nel 2020 e un’App chiamata WHOLE. Di cosa parla il libro e a cosa serve l’applicazione? 

Il libro (stiamo lavorando ora ad un secondo volume) raccoglie le migliori news e vuole essere un oggetto da regalare alle persone che hanno bisogno di una “botta di positività”. La app è un progetto ampio e di lungo respiro che continuerà a svilupparsi negli anni. Noi la chiamiamo “la palestra per la mente” perché contiene decine e decine di attività che ti consentono di sviluppare abitudini semplici e sane che possono ridurre lo stress, aiutare a dormire, controllare il proprio umore, aumentare la gentilezza e la predisposizione verso il prossimo, etc… il tutto basato su ricerche scientifiche. La app include anche un feed di esperienze positive che gli utenti condividono ogni giorno, una sorta di carosello di positività per darci la carica quotidiana a sorridere! L’app WHOLE è scaricabile gratuitamente qui: https://getwhole.co

Altri progetti in cantiere e/o che ti piacerebbe realizzare con THB in futuro?

Sono un appassionato di tecnologia. Il progetto più interessante sul quale sto attualmente lavorando è un progetto di NFT per The Happy Broadcast. Ora gli NFT (e le cripto valute) sono sotto attacco, giustamente, per l’impatto ambientale devastante. Abbiamo quindi cercato una cripto valuta che fosse carbon-neutral (quindi con impatto ambientale pari a zero) che potesse aiutarci a lanciare un progetto di assets digitali collezionabili con lo scopo di promuovere la cultura della salute mentale e raccogliere fondi per diverse associazioni che si occupano di aiutare i giovani con disturbi mentali. Inoltre ogni persona che comprerà un NFT avrà in regalo un anno di accesso alla nostra app. Vogliamo diffondere il concetto di “palestra per la tua mente” il più possibile, soprattutto alle nuove generazioni di utenti.

Infine, quali buone notizie ti auguri di illustrare e condividere presto su The Happy Broadcast?

Non ho notizie specifiche in mente, spero solo che il numero di positive news continui a crescere e sempre più problemi possano essere risolti grazie a tutte quelle persone fantastiche che, contro ogni previsione, si dedicano ad aiutare noi ed il mondo.

 


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Elena Mazzoni Wagner