Allora, di noi due, chi è la persona di colore?

CCT.WORLD

Anche i colori di un camaleonte
sono per la sopravvivenza, non per la bellezza.
– Proverbio Africano

ITALIA Io sono una toubab, sono europea e sono una donna bianca. Sono nata in una società creata a misura d’uomo maschio, bianco, eterosessuale, cis, non disabile e di mezza età. Chi non rientra in questa categoria, ovvero la maggioranza delle persone, ha inevitabilmente a che fare, in misura diversa, con discriminazione, marginalizzazione, esclusione.

Attraverso la violenza verbale e fisica, le guerre e il colonialismo, la cultura patriarcale occidentale ha impostato la “norma” del suprematismo bianco in un mondo dominato da una minoranza maschilista al potere, un’élite che guarda il “suo” mondo come possesso e campo di gioco (sul tema consiglio la lettura de La fine dell’uomo. Una controapocalisse femminista di Joanna Zylinska), la cui azione ha portato l’umanità all’Antropocene (l’attuale epoca geologica che, secondo la filosofa statunitense Donna Haraway, sarebbe più corretto definire Capitalocene, per contrassegnare le qualità specificatamente distruttive di un sistema capitalistico).

Una minoranza distruttiva, quindi, per l’ambiente terrestre e per l’intera umanità, un’élite che, attraverso il potere economico (che governa quello legislativo), promuove esclusivamente il proprio EGO e dunque una cultura della disuguaglianza e del disinteresse per tutto ciò che è altro rispetto a sé (altri essere umani, altri animali, altre forme di vita). Una cultura che il femminismo intersezionale denuncia e decostruisce, giorno dopo giorno, passo dopo passo, parola dopo parola.

Just Human by HER PLACE IS IN, 2019

Color carne

Io sono nata in Italia da genitori bianchi. Ho quindi la fortuna di non essere mai stata discriminata, denigrata, esclusa o offesa, per il colore della mia pelle (ma per essere donna, sì). Anch’io ho il privilegio, acquisito senza alcun merito, di essere nata “color carne”. Che strano modo di dire questo, eppure intendiamo perfettamente il suo assurdo ma ancora attuale e “ufficiale” significato: ad oggi, per il vocabolario Treccani, ad esempio, “quando è usata con il valore di aggettivo, la parola carne si riferisce al colore rosa pallido, simile a quello della carne umana (calze color c.; una camicetta rosa c.)”. Incontriamo più o meno la stessa definizione su altri dizionari (Devoto-Oli, Garzanti Linguistica, Hoepli, Vallardi, etc.) e cercando su Google immagini, la risposta visiva corrisponde a questa follia.

Su questa folle ma anche comune espressione, hanno di recente lavorato due professioniste della comunicazione: Giuditta Rossi (nera) e Cristina Maurelli (bianca), co-fondatrici di Bold Stories. La loro riflessione e ricerca è diventata un progetto di advocacy (online dal 2 febbraio 2022) per cambiare colore al color carne, da rosa a tutti i colori dell’umanità”. Sì, perché tutti i principali vocabolari in Italia spiegano che color carne uguale “rosa” e questa idea presuppone, seppur spesso inconsciamente, che la pelle di una persona bianca sia la norma. 

La campagna Color Carne dimostra in modo chiaro come concetti che sembrano inoffensivi, in particolare nel linguaggio e nelle rappresentazioni visive, possano invece nascondere bias, pregiudizi e discriminazioni. Il progetto Color Carne intende sensibilizzare le persone, editori e brand, invitando tuttə ad essere consapevoli delle parole che usiamo, a scegliere espressioni accoglienti e inclusive, perché chiunque possa sentirsi rappresentatə nella nostra società. Oltre al coinvolgimento dei media, la campagna propone una serie di immagini e grafiche che possono essere scaricate dal sito colorcarne.it (ricco di info e approfondimenti sul tema) e condivise sui social con hashtag #colorcarne (che, solo su Instagram, in meno di due settimane, conta già oltre 4.300 posts). 


Persona di colore

Mi è venuta allora in mente una poesia, À mon frère blanc di Léopold Sédar Senghor (1906 – 2001, cofondatore del movimento culturale della négritude, primo autore africano a essere eletto all’Académie Française e primo Presidente del Senegal, dal 1960 al 1980) che dimostra l’assurdità di un’altra espressione toubab: persona o popolazione di colore. Qui tre versi (di seguito il testo completo e la traduzione): … / Quand je suis au soleil, je suis noir, / … / Quand tu vas au soleil, tu es rouge, / … / Alors, de nous deux, / Qui est l’homme de couleur?

Con le parole pensiamo, comunichiamo, creiamo cultura, facciamo politica, costruiamo società. Ne dobbiamo avere estrema cura. Evviva quindi chi si interroga, evviva il pensiero critico che ci libera dai preconcetti, che ci aiuta a decostruire la “norma”. Grazie a chi mette in dubbio la nostra lingua, il nostro modo di ragionare e comunicare, grazie a chi ci invita a co-creare una società migliore per tuttə, una società per “la convivenza delle differenze” (citando la sociolinguista Vera Gheno che cita il divulgatore scientifico Fabrizio Acanfora), differenze che rendono diversa e quindi unica ogni singola persona sulla terra. 

Alors, de nous deux, qui est la personne de couleur? by CCT.WORLD, 2020


À mon frère blanc

Cher frère blanc,

Quand je suis né, j’étais noir,
Quand j’ai grandi, j’étais noir,
Quand je suis au soleil, je suis noir,
Quand je suis malade, je suis noir,
Quand je mourrai, je serai noir.

Tandis que toi, homme blanc,
Quand tu es né, tu étais rose,
Quand tu as grandi, tu étais blanc,
Quand tu vas au soleil, tu es rouge,
Quand tu as froid, tu es bleu,
Quand tu as peur, tu es vert,
Quand tu es malade, tu es jaune,
Quand tu mourras, tu seras gris.

Alors, de nous deux,
Qui est l’homme de couleur?

Di seguito, la traduzione:

A mio fratello bianco

Caro fratello bianco,
Quando sono nato, ero nero,
Quando sono cresciuto, sono rimasto nero,
Quando sto al sole, sono nero,
Quando sono malato, sono nero,
Quando morirò, sarò nero.

Invece tu, uomo bianco,
Quando sei nato, eri rosa,
Quando sei cresciuto, sei diventato bianco,
Quando vai al sole, sei rosso,
Quando hai freddo, sei blu,
Quando hai paura, sei verde,
Quando sei malato, sei giallo,
Quando morirai, sarai grigio.

Allora, di noi due,
Chi è l’uomo di colore?



CCTips

Dato il momento storico, oltre al libro citato all’inizio – La fine dell’uomo. Una controapocalisse femminista di Joanna Zylinska, 2018 (tradotto in Italia nel 2021) – consiglio anche la lettura di due articoli pubblicati il 1* marzo 2022 su MicroMega per ulteriori riflessioni:

Sì, credo fortemente che l’unica via di uscita, l’unica strada per un vero cambiamento, per la pace ed il benessere comune, sia il femminismo in senso globale, che – come ha detto qualche mese fa Gloria Steinem – è appena cominciato. Non la bellezza ma il femminismo salverà il mondo.

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Elena Mazzoni Wagner