Appennino senza confini tra cultura e territorio: un progetto per la spina dorsale d’Italia

ITALIA Siamo un gruppo di studentə dell’Università di Bologna e vogliamo creare una rete competente e multidisciplinare per la valorizzazione della spina dorsale d’Italia. Quest’anno 2021, abbiamo progettato un primo percorso formativo con una serie di seminari online, laboratori e infine un cammino; inoltre, insieme a CCT-SeeCity, promuoviamo una raccolta di storie per la narrazione collettiva del territorio e abbiamo ideato uno spazio di incontri (non solo) letterari per il Borgo Museo Festival. Ti va di unirti e partecipare!?


Introduzione al progetto

Vogliamo un Appennino che sia senza confini, dove cultura e territorio rimarchino la forte identità delle terre alte. Vorremmo vedere la spina dorsale italiana funzionante e funzionale. Vorremmo salvaguardare e valorizzare un patrimonio unico e inestimabile, proteggendolo dalla frammentazione sociale e identitaria. Vogliamo un Appennino senza confini, dove il mutualismo possa essere la base per la costruzione di una nuova rinascita delle aree interne. Questi i pensieri che ci hanno guidato nella formazione del progetto Appennino senza confini tra cultura e territorio”.

Monte Cusna (Reggio Emilia) – foto di Filippo Monti

Siamo un gruppo di studentə del corso magistrale dell’Università di Bologna in Progettazione e gestione degli ecosistemi agro-territoriali, forestali e del paesaggio (PROGESA), che insieme all’associazione culturale CCT-SeeCity e con la collaborazione di AL.F.O.N.S.A. (Scuola di Alta Formazione e Innovazione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Appennino, promossa da UNIAPPENNINO) e di ANA (Accademia Nazionale di Agricoltura), abbiamo dato vita a questo progetto.

Le nostre esperienze ci hanno portato a organizzare, ognuno nel suo territorio di appartenenza, eventi significativi per la promozione e valorizzazione delle terre alte. Grazie all’Università siamo entrati in contatto tra di noi e ci siamo confrontati su queste tematiche, rendendoci conto del forte interesse comune. Dai confronti nascono sempre idee interessanti e così grazie all’aiuto della Prof.ssa Livia Vittori Antisari abbiamo provato ad immaginare una serie di attività volte alla sensibilizzazione riguardo alle tematiche dell’Appennino, facendoci guidare dal concetto di un Appennino senza confini, ovvero cercando di intendere le aree interne come un’unica realtà, dove i confini territoriali non sono più un ostacolo o un limite per la salvaguardia delle stesse.

Fanano innevata (Modena) – foto di Filippo Monti

Parlare di Appennino significa discutere di un territorio complicato dal punto di vista sociale e ambientale. Significa parlare di un territorio di passaggio, povero di servizi e che per le sue caratteristiche intrinseche invoglia nelle persone pensieri romantici, pieni di meraviglia e stupore, ma non di certo a passare la vita su quei versanti solitari. Inoltre, la frammentazione del territorio, che si è andata a sviluppare in questi ultimi anni, conseguente a un violento e pesante abbandono di queste terre, non aiuta a trovare soluzioni efficaci contro lo spopolamento.

La Stazione, Castagno di Piteccio (Pistoia) – foto di Erika Mazzoni Wagner

Noi crediamo che sia arrivato il momento di pensare l’Appennino nel suo complesso, di conoscerlo dal punto di vista socioculturale, ambientale, agricolo e forestale per attuare delle proposte di tutela e valorizzazione efficienti e sistematiche. Un Appennino senza confini, con una rete di studio e azione che attraversa e coinvolge tutto il territorio nazionale, una comunità multidisciplinare, mutualistica e istituzionale, con la forza di fare proposte di legge in base alle reali necessità delle aree interne. Questo può accadere solo se tutti lavoriamo in modo sinergico cercando soluzioni che creino una rete senza confini, fatta non solo di cultura ma anche di territorio, di attività scientifiche mirate che possano studiarne il paesaggio, i suoi boschi, la sua storia morfologica e pedologica.

Noi – Marco, Erika e Filippo – nel nostro piccolo stiamo già lavorando per associazioni di promozione territoriale di piccoli borghi dell’Appennino e ci siamo voluti unire per collegare (intanto) l’Appennino tosco-emiliano. Erika, rappresentante dell’associazione capofila di questo progetto, CCT-SeeCity che dal 2019 porta avanti la valorizzazione e promozione di Castagno di Piteccio – il Borgo Museo di Pistoia, ha proposto una strada che abbiamo accolto e sviluppato insieme al corso PROGESA dell’Università di Bologna. Abbiamo quindi creato un percorso di seminari e incontri incentrati sulle peculiarità più importanti dell’Appennino tosco-emiliano seguite da incontri pratici di formazione, concludendo infine con un cammino di due giorni: Il cammino del castagno, con partenza dal Parco didattico sperimentale del Castagno a Granaglione (Alto Reno Terme), fermata di una notte a Pracchia (Pistoia) ospiti della Pro Loco a Villa La Collina, e arrivo a Castagno di Piteccio (Pistoia) in occasione del Borgo Museo Festival 2021 (24-27 giugno). Durante le due giornate di cammino, si svolgeranno alcuni laboratori itineranti sui temi della selvicoltura, paesaggio e pedologia. 

Borgo Museo Festival 2021 – dal 24 al 27 giugno a Castagno di Piteccio, Pistoia

Il primo percorso formativo

Due sono stati i macrotemi che abbiamo voluto sviluppare: la castanicoltura e le modalità socio-economiche rilevanti per la valorizzazione delle terre alte. Il castagno è una realtà di base che unisce tutta la dorsale appenninica. La filiera del castagno potrebbe davvero essere una possibilità di riscatto per le terre alte. Ne abbiamo proposto quindi lo studio nel primo seminario (11 marzo) dal titolo: “Il ruolo della castanicoltura per la conservazione del paesaggio per un’economia di filiera”, per tirare le fila di quest’importante risorsa da tutelare. Abbiamo pensato poi (per il mese di maggio) di organizzare un incontro pratico nel castagneto sperimentale di Granaglione, una giornata di innesti e potature per toccare con mano e provare a pianificare e progettare un recupero di un vecchio castagneto, ricavandone reddito e sostentamento. Parallelamente a questo abbiamo voluto organizzare un secondo seminario (15 aprile) che trattasse di tutte quelle forme burocratico-amministrative fondamentali ed efficienti nella tutela dell’Appennino, con la partecipazione di esponenti dell’istituzione pubblica, cooperative di comunità, circoli, associazioni che lavorano per e nelle terre alte, affinché ci si possa fare un’idea generale su quali sono le forme collettive che funzionano sulla dorsale appenninica. La sintesi conclusiva verrà poi effettuata durante Il cammino del castagno nei due giorni da Granaglione a Castagno di Piteccio (24-25 giugno).

Castagno di Piteccio (Pistoia) – foto di Erika Mazzoni Wagner

L’obiettivo

La nostra speranza è che questo semplice format progettuale possa essere l’avvio di un processo ben più complesso e articolato, inter-regionale, e che magari possa visualizzarsi come un gruppo di lavoro e di studio interdisciplinare che lavori per l’Appennino, approfondendo tematiche sociali, ambientali e territoriali affinché si possa conoscere la risorsa e preservarla. Uno studio attento e la creazione di una rete di divulgazione e di sostegno pratico alle imprese e alle varie forme associative che vivono su questo territorio, e dunque anche uno stimolo per un “ritorno a lassù” più diffuso, ampio e significativo. Informazioni oggettive e precise del territorio possono essere utili anche alla formazione di nuove attività che potrebbero nascere e svilupparsi nelle terre alte ma che magari si sentono spaesate e indecise proprio per le vaste variabili di cui si deve tenere conto per lanciarsi in imprese appenniniche. Pensiamo alle nuove generazioni di agricoltori che vorrebbero tornare a coltivare i terreni in Appennino: quanto sarebbe più facile avere delle mappe dettagliate dei suoli con specificate le vocazionalità intrinseche di quei luoghi, ad esempio! Inoltre, una parte del gruppo di lavoro potrebbe lavorare alla scrittura di nuove proposte di legge per aiutare proprio questi aspiranti agricoltori a far sì che i propri sogni non rimangano incastrati in una nuvola di utopia e false speranze.

Telecchio (Bobbio, Piacenza) – foto di Rodolfo Graziadei

Per trasformare tutto questo in realtà, è indispensabile creare una rete competente e multidisciplinare, che superi le varie divisioni e frammentazioni del territorio. Noi vogliamo invertire la rotta, vogliamo lavorare insieme per un Appennino senza confini.


Ti va di unirti e partecipare?

Marco, Erika, Filippo

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