Nippon Trip: Nikkō

Michele Moricci

NIKKŌ Muniti del Japan Rail Pass, saltiamo su un treno puntuale e veloce diretto a Nikkō (日光市 – letteralmente “luce del sole”), circa 140 km a nord di Tokyo. Secondo alcuni amici e il National Geographic è una meta obbligatoria per i suoi antichi templi celati all’interno di una natura rigogliosa. La cittadina è piccola e un po’ fatiscente, per salire al Tempio è necessario prendere un bus navetta che ci lascia ai piedi di un sentiero che approda al Santuario Toshogu e poi al Tempio Rinno-ji.

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Basta una sola giornata per visitarla ma è difficile non rimanere a bocca aperta. Le grandi scalinate di pietra sembrano dirette verso il paradiso e il rosso vermiglio, che delinea l’architettura di questi santuari, si contrappone con forza all’azzurro del cielo e al verde delle foglie. Il Santuario Toshogu è un perfetto esempio di ricchezza rococò, con le sue migliaia di lamine d’oro e la rigogliosa eleganza cinese della dinastia Ming. Sono numerose la parti di legno intagliato con raffigurazioni animali e colori accesi. É proprio qui che le famigerate scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” sono nate, infatti insieme al gatto dormiente abbelliscono il legno intarsiato dei Templi. Accanto sorge una pagoda di cinque piani e l’atmosfera rilassata, nonostante la mole di turisti in visita, ci fa trovare un contatto unico con la spiritualità Buddista. Non lontano si trova il Tempio Rinno-ji, altro esempio di architettura di ispirazione cinese. Arroccato sulla montagna e alla fine di una lunga scalinata, al suo interno sono conservati paramenti sacri e al suo ingresso troneggiano le statue di spiriti guardiani dall’aspetto inquietante e coloratissimo.

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Tornando a valle, attraversiamo il “ponte sacro” Shinkyo sul fiume Daiya. Poco più giù, troviamo una locanda dove ordiniamo Sobu e verdure per rinfrescarci. Ci sediamo al comune tavolo giapponese, incrociando comodamente le gambe su ampi cuscini adagiati a terra. Per la prima volta ascoltiamo con orrore, il tremendo risucchio che proviene dai numerosi tavoli dei nostri commensali. Sapevamo che il risucchio è indice di gradimento, tuttavia è così forte che rimaniamo sorpresi e divertiti.

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Michele Moricci