Nippon Trip: Tokyo

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Michele Moricci

TOKYO Usciti dalla metro, mentre camminiamo per le stradine di Ningiyocho, l’umido caldo e il sole a picco arrivavano dritti alla testa. Boccheggiando, cercavamo di interpretare la mappa della zona con l’ausilio del mio giapponese elementare e quelle poche chiare indicazioni in inglese. Eravamo appena arrivati a Tokyo e nonostante lo spaventoso caldo eravamo a pochi passi dall’innamorarci perdutamente del Sol Levante.

Dopo il lungo viaggio scegliamo come prima tappa Akihabara, mecca per Otaku e veri Geek. Più tardi facciamo visita alla celebre Torre di Tokyo che in notturna s’illumina come la Torre Eiffel. Ai suoi piedi ci sentiamo piccoli e impotenti ma per vederla al meglio c’è bisogno di arrivare a Roppongi, quartiere commerciale con cinema, ristoranti e gallerie d’arte, dal quale è possibile osservare Tokyo in tutto il suo scintillante splendore.

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Il giorno seguente iniziamo con Shibuya, passando da Harajuku e Omotesando. I negozi si espandono a macchia d’olio, tra teen-ager e monomarca. Poi inaspettatamente ci troviamo a pochi passi dal parco nel quale sorge il santuario buddista Meiji Jingu, un’oasi verde e spirituale per rifuggire dal caos cittadino e dalla calura pomeridiana. La vegetazione ha colori vividi e appare immacolata da secoli. Mangiamo un ottimo sobu con verdure per pranzo e ripartiamo alla volta di Shibuya appena finito. Proprio lì assistiamo esterrefatti al celeberrimo scrambled crossing – un grande incrocio stradale dove una folla impressionate si scontra per attraversare da un lato all’altro del marciapiede.

Ci guardiamo intorno in cerca di cibo appetitoso e occidentale ed è proprio all’ora che scopriamo che i ristoranti sono situati sotto i grattacieli o all’estremità opposta. Tutti mostrano all’esterno i manicaretti tipici attraverso fotografie “acchiappa-turisti” o modellini verosimili in resina. Sul far della sera visitiamo il Parco Imperiale di Tokyo. Il sole attraversa i rami degli alberi che, insieme alle eleganti mura e un laghetto stagnante, costeggiano il palazzo imperiale, sfortunatamente inaccessibile. A poca distanza sorge il Museo Nazionale di Arte Moderna. Oltre alla bellezza delle opere che spaziano tra artisti giapponesi e capisaldi dell’arte occidentale, ci saltano all’occhio le curiose didascalie delle opere – spesso analizzate per il loro valore commerciale.

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La mattina dopo, appena svegli, ci dirigiamo a Tsukiji: il sole ha lasciato il posto ai nuvoloni, e il mercato del pesce è in gran fermento. Gli odori della cucina tipica aleggiano nell’aria e noi ci lasciamo guidare da essi per scoprire le numerose viuzzole dove il pesce è venduto in ogni formato, insieme a oggetti tipici e chincaglierie giapponesi. Nel pomeriggio arriva il momento della cultura e così attraversiamo il verde e tranquillo Parco di Ueno per approdare al Museo Nazionale di Tokyo, dove sono custoditi tesori asiatici come stampe pregiate, antichi kimono e reperti storici di varie epoche. Nei tratti essenziali ed eleganti delle loro stampe si riconosce la cultura che sta alla base dell’illustrazione Manga e certamente tutto questo ci riempie gli occhi di bellezza ed entusiasmo.

Passeggiare nel parco di Ueno in totale relax mentre si alza un soffio di vento che spazza via l’umidità, mi riporta a quei pomeriggi d’estate passati a leggere le storie narrate da Banana Yoshimoto. Apparentemente i silenzi, in Giappone, sono interrotti solo dal rumore dei treni che passano in perfetto orario, dal gracchiare dei giganteschi corvi neri sparsi per la città e dalla piacevole litania musicale delle cicale…

NEXT STOP > NIKKO


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Michele Moricci