Qing Ming Jie – 清明节 (Tomb Sweeping Day)

Andrea Nardini

SHÀNGHǍI Sono in ufficio. Come spesso accade ultimamente la mia pausa pranzo pare essere più lunga. – Non di quei “lunch break” dove non fai nemmeno in tempo a smozzicare un panino che una mail delle 13:02 ti avvisa di un’imminente riunione. Conferenza stampa: su un autobus diretto a Kumming hanno appena trovato un folle che trasportava 8 pitoni. Specie in estinzione, più lui forse, che i pitoni. – Molto “pausa” e molto “pranzo”, to be honest. Capita alle volte che mi ritrovi all’interno di uno dei miei ristoranti preferiti anche per più di un’ora. Nessun problema, il mio boss, che è un amico prima ancora che un datore di lavoro, è seduto al mio fianco. Il tempo sembra scorrere un poco più lentamente.

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“Ah la primavera”. Povera. Personalmente la dichiaro colpevole di un’infinità di cose:

– Non sento la sveglia al mattino. Colpa della primavera.
– Starnutisco 2-3 volte di fila. Colpa della primavera, mica dell’inquinamento.
– Arrivo la sera a casa e mi dimentico il pollo al curry nel microonde – opto per una pizza surgelata dopo che il pollo ha assunto le sembianze di un energy drink. È decisamente colpa della primavera.

Nonostante tutto è forse una delle mie stagioni preferite. Insomma. Forse preferisco l’autunno, con quei tiepidi colori… O forse no, adoro l’inverno, il freddo, la neve, i cappelli di lana, i maglioni spessi 50 cm e le sciarpe colorate da portare tipo collarino ospedaliero. Confuso e perplesso. Sapete già chi incolpare per questo. Chi non è disorientato per niente, è invece il calendario delle festività annuali cinesi. Chiaro e comprensibile a tutti. Ogni lavoratore o studente cinese sa già in anticipo di almeno 5 o 6 anni i giorni esatti in cui non dovrà timbrare cartellino e/o (sì, qua si lavora e si studia) preparare la lezione per il giorno seguente:

Spring Festival (春节 – Chūnjié), Festa dei Lavoratori (劳动节 – Láodòng jié, e qua sono tanti, ma tanti tanti…), Festa del Dragone (端午节 – Duānwǔ jié), Festa di Metà Autunno (中秋节 – Zhōngqiū jié), Festa della Repubblica (国庆节 – Guóqìng jié ) e Qing Ming Jie (清明节), altresì famoso come “Tomb Sweeping Day”.


Avete letto bene: TOMB. Aggiungete una A come desinenza. La traduzione è abbastanza intuitiva. Dura ben 3 giorni ed è chiamata anche Festa della Luminosità Pura o Festa della Luminosità Chiara, Giorno degli Antenati o – ma fidatevi in italiano è davvero orribile – Giorno della Pulizia delle Tombe – vi avevo avvisato. È una festa tradizionale cinese celebrata 104 giorni dopo il solstizio d’inverno. Nel calendario gregoriano cade generalmente il 4 o il 5 Aprile. Ne avevo già sentito parlare molte volte, ma il mio coinquilino, 100& tex-mex, con quel suo accento molto California – molto Sausalito, mi aveva ingannato. O meglio, non avevo capito io. Conscio del fatto che il suo “To(a)m” fosse un normale TOM, nome proprio di persona e non “tomb”, nome comune di cosa/oggetto, dalle nostre parti molto in voga intorno ai primi di novembre. Capita. Può capitare. Colpa della primavera.

Lavorando per un giornale inglese, con articoli e post in lingua inglese, e insieme a giornalisti, editori e fotografi molto più yankee che asiatici, la reale percezione e spiegazione del perché, delle origini e di come oggi si svolge questo “festival” erano abbastanza vaghe e incerte. Nella mia mente però sapevo già a chi rivolgermi.


Si chiama 邱丹霞 (QiuDanXia) – Cherry per i suoi studenti – Ciliegia per me. È la mia insegnante di lingua cinese, 22 anni e un sorriso che ti riconcilia con il mondo intero. Molte volte le nostre lezioni diventano un conciliabolo di letteratura cinese e storia imperiale. Mi affascina sapere che quando qua avevano già esperienza in tema di stampa a caratteri mobili, nel Vecchio Continente ancora si cacciavano i mammut. La maggese era molto lontana. Volevo sapere qualcosa di più riguardo questa bizzarra concezione di festività. E lei era (ed è) la persona più adatta. Condensa, in poco più di 160 cm, una mente brillante e una concezione della vita che sono il giusto mix tra Oriente ed Occidente. Il suo inglese non è perfetto e alle volte preferisco mi comunichi il significato di alcune parole in cinese. Strano, ma d’altronde è la mia professoressa di mandarino. In rare occasioni, quelle più critiche – linguisticamente parlando – il gesticolato italiano è sempre una buona scialuppa di salvataggio.

“Non ho ancora comprato i biglietti del treno per Ganzhou.” – È sempre molto felice quando può scappare da Shanghai per tornare a casa qualche giorno. Il suo sguardo si riempie di gioia quando mi parla di sua mamma, famosa commentatrice TV, di suo papà “che lavora per il governo” (meglio non fare altre domande) e di sua “sorella” che in realtà è sua cugina visto che la maggior parte dei ragazzi che conosco sono figli unici. Qua, il classico “Mamma, papà, voglio un fratellino” non funziona esattamente come in altri paesi. – “Ogni anno per la nostra famiglia il Qing Ming Jie è un momento davvero importante.” – I suoi zii hanno già pianificato da tempo il ritorno a casa. C’è chi si fa persino 35 ore di treno per rivedere i suoi cari.

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Le origini di questa festività sono davvero antiche (700 a.C). Si narra che il Tomb Sweeping Day sia nato in onore di un famoso personaggio dell’antichità cinese, tale Jie Zitui. Jie è una vera e propria superstar dei tempi antichi ed è tutt’oggi un esempio di fedeltà e generosità. È vissuto durante il “Periodo delle Primavere e degli Autunni” (interregno tra la dinastia Zhou e la dinastia Qin), durante il quale, la leggenda narra, abbia aiutato un principe, Chong’er, esiliato dal suo regno, a tal punto da amputarsi parte di una gamba per poter sfamare il nobile in completo stato di denutrizione.

Le storie qua si fanno un po’ complicate e google-ando qua e là si trovano notizie che narrano dello smemorato erede al trono, capace di dimenticarsi del suo salvatore. Una volta ritrovata la memoria, Chong’er si mette invano alla ricerca di Jie Zitui. Lo troverà inerme e senza vita, carbonizzato insieme alla madre per un incendio, dal lui stesso voluto e appiccato. – “È per questo motivo che durante il TSD è assolutamente vietato cucinare qualcosa sul fuoco di un fornello da cucina. Possiamo soltanto mangiare cibo freddo preparato nei giorni precedenti. In passato era anche conosciuto come Cold Food Festival (寒食节 – hán shí jié).” Ancora una volta mi rendo conto di quanto la tradizione qua sia davvero notevole, alle volte quasi estrema, ma sicuramente sacra ed inviolabile. I costumi e le usanze principali di questa festività sono molti e il più importante è, senza dubbio, la pulizia delle tombe dei propri familiari. – “Ricordo quando, appena terminata la scuola primaria, mio padre mi portava durante i primi giorni di Aprile a visitare la tomba dei nonni. Per me e per mia “sorella” era un momento felice, nonostante sapessi che i miei antenati fossero ormai deceduti. Ricordo i colori dei fiori, l’odore di zolfo di petardi appena esplosi, le preghiere di papà, il profumo di incenso, lo sfrecciare di aquiloni in volo, le lanterne accese che in lontananza sembravano stelle luminose. La tomba dove sono sepolti i miei nonni non è distante da casa mia, a poco più di 15 minuti di auto.” – Più che una tomba si tratta di un vero e proprio mausoleo (墓 – mù) costruito a metà di una collina. Anche questo ha una sua precisa spiegazione. Non in cima all’altura ma nemmeno sulle pendici della collina: “Non troppo lontano da noi, ma nemmeno distanti dal paradiso dove, sono certa, in questo momento mi stanno ascoltando e proteggendo.” – Usa la parola 天堂 (tiántáng – paradiso), ma intuisco che non c’è alcun richiamo a nessuna religione.

“Sono diversi giorni che sto scrivendo una piccola poesia per i miei nonni paterni. Mi auguro di terminarla in tempo per sabato.” – Sì, perché è usanza persino trascrivere pensieri e piccoli componimenti poetici in onore dei propri parenti, intrecciati insieme con rami di salici, poi depositati ai piedi dei sepolcri. Giochi di parole e simili pronunce della parola salice “柳树 – liushu” ci offrono un significato più profondo del gesto stesso: “Non andartene. Stai qui vicino a me.”

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Cherry è una persona semplice, si percepisce dalle sue parole, dai suoi gesti, dai suoi sguardi. Ha dentro un’innocenza che a volte la fa sembrare ingenua e forse anche un po’ imbranata. E si tratta di una semplicità che ti assale a tal punto che durante la lezione ti viene voglia di abbracciarla. Perché è giusto così. Perché se lo merita. Cerco di fare delle domande, voglio sapere di più di questo TSD. So già però che a molte domande non otterrò nessuna risposta. No, Cherry non è per niente maleducata, anzi è forse una delle persone più cortesi e disponibili che conosca. Ma certi dogmi e certe credenze però sono indiscutibili. Totalmente inutile domandare “perché?”. Si tratta di riflessioni che in realtà sono assiomi, opinioni che sono dottrine, saperi che sono teorie inconfutabili. A Cherry, così come ad altri giovani cinesi, non importa sapere se questa sia un’usanza religiosa, se il suo correre verso casa possa essere condizionato da una solenne obsoleta pratica devota a chissà quale tipo di fede.

“La mia famiglia non crede in Buddha, we are free, siamo liberi. Se abbiamo tanto rispetto per i nostri antenati, per i nostri nonni e per i nostri parenti è perché se siamo qua adesso, se io mi posso permettere di vivere e studiare a Shanghai da almeno 5 anni, se abbiamo una splendida casa dove trascorrere insieme del tempo durante il Capodanno Cinese, se siamo in salute, se possiamo vivere una vita così piacevole e interessante… Tanto del merito è soltanto loro.” – Una visione della morte che un po’ mi disorienta. Non sono abituato a parlare di un così poco piacevole argomento con il sorriso sulle labbra che Cherry mi regala quando affronta questo tema. Mi sorprende e mi emoziona. Le vibrazioni che sprigiona sono positive. Sempre, anche in questo momento.

Sorseggiamo un ultimo bicchiere di jasmine tea. Ormai con lei sono diventato un esperto in tema di tè verde. La nostra lezione è ormai quasi terminata, anche se vorrei poter stare a parlare con lei ancora a lungo. Prima di uscire e chiudere la porta della nostra piccola aula, mi volto verso di lei e la vedo che mi sorride, per l’ennesima volta: “Ho trovato i biglietti del treno. Finisco la lezione di giapponese e vado a fare una sorpresa ai miei nonni.” – Ah, dimenticavo. Parla pure giapponese.

Andrea Nardini