Canada: Montréal

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Michele Moricci
MONTRÉAL È la fine di Agosto e stiamo per partire. Sorvoliamo ancora l’Oceano ma stavolta non per gli States, bensì per raggiungere il Canada. Per una settimana saremo Montréalais!
 
Arrivati in città dopo aver superato un quarto grado alla frontiera, ci rifugiamo nel mini-appartamento affittato su AirBnb a due passi da Petite Italie e da Mile-End. Complici l’arredamento che ci fa sentire subito a casa e la stanchezza del viaggio, ci accovacciamo a letto per piombare in un sonno lungo un giorno. La mattina seguente la sveglia suona all’alba e il Jet-lag fa il suo corso.
 
Passeggiando verso Petite Italie, ricca di Bar e Restò vecchio stile all’Italiana, ci fermiamo a far colazione nel quartiere. Benché ci troviamo in zona italiota ci sembra doveroso iniziare lo stesso con Tall Cappuccino e Muffin. Le temperature sbalzano da un momento all’altro, il sole fa capolino tra le fitte nuvole e il vento gioca con lui ad acchiappino. Il risultato è una costante sensazione febbrile. Ci imbattiamo nella “Church of the Madonna della Difesa” dove si tengono messe in Italiano.
 
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Non lontano da qui sorge il delizioso Marché Jean Talon, un mercato ortofrutticolo dove i locali fanno la spesa e si riuniscono per colazione o pranzo. Frutta e verdura sono disposte accuratamente in secchielli colorati, così da uno stand all’altro si formano arcobaleni vegetariani. Sugli scaffali non manca il celebre sciroppo d’acero in tutte le sue gradazioni di gusto. Gli odori si fondono in un mix di culture europee e nord-americane. Perdersi tra le strade ricche di case in legno e chiesette apparentemente antiche è facile. Ad ogni angolo sorge un café e la gente sembra immobile in un set cinematografico. 
 
Anche a Montréal esiste un polmone verde e si chiama Parc du Mont Royal, gli abeti sono giganti e percorrendo il sentiero si possono raggiungere ben due Belvedere dai quali osservare la città dall’alto. Non lontano dal parco sorge l’Oratoire Saint Joseph: costruito tra il 1904 e il 1967, si alza dal livello della strada per ben 150 metri. La sua cupola verde-acqua si staglia nel cielo azzurro e mentre noi affrontiamo i suoi 300 scalini, la luce del tramonto attraversa le vetrate colorate. Infine troviamo relax sulle scalinate per osservare la vegetazione che si insinua tra i palazzi del centro città. Siamo arrivati da poche ore, tutto sembra ancora nuovo ma allo stesso tempo familiare. Una grande metropoli americana con un intenso tocco francese, senza però il fascino neo-moderno dell’una né l’estrema eleganza dell’altra.
 
Il cuore della città palpita nella Vieux Montréal e nel Vieux Port. A due passi dalla folkloristica Chinatown, dove si affollano turisti e noodle-bar, sorge Place D’Armes sulla quale si affaccia la Basilica di Notre Dame, bellissima nelle sue forme gotiche e ricca di richiami medievali al suo interno. Il luminoso altare datato 1880, intagliato nel legno da artisti locali, e la campana del Grosse Bourdon, i cui rintocchi sono udibili fino a 30 km, sono i suoi fiori all’occhiello.
 
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In pochi passi ci imbattiamo nel Hotél de Ville e nel Musée Chateau Ramezay, magione occupata dal governatore De Ramezay e i 16 figli durante il suo mandato tra il 1659 e il 1724. La strada di mattoni ci guida verso il secolare Marché Bonsecours, edificio neoclassico in pietra che nei secoli è stato City Hall, teatro ed oggi Shopping Center. La sua peculiare bellezza sta in un’insolita e luminescente cupola argentea. Davanti a noi il porto. Un grande orologio bianco segna i rintocchi mentre i gabbiani sorvolano il fiume Saint Laurent in cerca di cibo. Il sole, la quiete e poco più in là una piazzetta con bancarelle e bistrot che seguono il dipanarsi delle stradine centrali. Tra musicisti di strada ed edifici storici è difficile non rimanere ammaliati da questa incursione francese in terra nord-americana.
 
La pioggia ci coglie impreparati mentre visitiamo il Village, un coloratissimo quartiere dove sorgono bar, discoteche e negozi a tema gay. Ci rifugiamo nella metro per tornare al Mercato di Jean Talon e gustarci un delizioso bagel da O’Bagel. La sera ci addentriamo a Mile-end, un quartierino rilassato ed elegante ricco di boutique e ristoranti, in compagnia di amiche Canadesi.
 
Il giorno seguente a bordo del bus torniamo a Mile-end per godercela con il sole. Oltre ai numerosi café e negozietti è tappa obbligatoria  – quando si è in zona – la celebre Boulangerie Fairmount Bagel, che dal 1919 sforna quintali di bagel dolci e salati ogni giorno. Ne insacchettiamo un bel po’ e procediamo in direzione Outremont, il quartiere residenziale. Giardinetti e case con l’auto parcheggiata nel vialetto si susseguono lungo strade eleganti e silenziose. La meta successiva è Rue St. Denis, zona commerciale dove sorgono catene d’abbigliamento, librerie e negozi di ogni genere. Prima di un giro tra Urban Oufitters e American Apparel ci gustiamo però un delizioso pranzetto bio con un tocco rétro da Soup&Soup.
 
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Benché il Parco Olimpico di Montréal non sia l’orgoglio degli abitanti, rappresenta una meta turistica interessante. Infatti non lontano è situato il Giardino Botanico che ospita numerose tipologie di piante e fiori. I Giardini Cinesi, il Sukiya Japanese Tea Pavillion e l’Insettarium valgono la pena nonostante l’elevato costo del biglietto d’ingresso. In un battibaleno sembra di fare una vera incursione asiatica. All’interno è persino presente uno pseudo-percorso per rivivere la vita ai tempi dei Nativi.
 
Il sabato pomeriggio è culturale. Visitiamo il Musée d’Art Contemporaine che ospita le visionarie opere di David Altmejd che investiga l’uomo attraverso la biologia e l’universo sci-fy. Un gioco di scomposizione, decomposizione e ricomposizione visiva e altamente suggestiva. A downtown ci sono numerose gallerie d’arte e così sbirciamo in alcune, poi facciamo un break caffè e brownies da TOMMY Café + Apéro.
 
L’ultimo giorno in città decidiamo di passarlo in totale relax e goderci il tempo che rimane con calma. Passeggiare, pasteggiare ed oziare! Un salto al Gay Village per vedere “l’arcobaleno” risplendere con il sole, tra un mercatino dell’usato e le atmosfere davvero 90’s del quartiere, un pranzo al sacco distesi sul prato mangiando i gustosi panini del ristorante Marché de La Villette e gli ultimi acquisti in cerca di pensierini e numerose bottiglie di sciroppo d’acero per tutti. La sera torniamo ad Outremont per festeggiare il compleanno di un’amica e mangiare – in un’atmosfera trendy  – ottima pizza napoletana da No900, prima di rincasare e preparare i nostri backpack per la fuga a Québec City
 
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Michele Moricci