La Milano Liberty

acquario iterno

Eleonora Monzali

Il Liberty è un movimento artistico nato in Belgio attorno al 1894 che, insieme al Jugendstil, al Sezession e al Floreale, fa parte dell’insieme maggiore dell’Art Nouveau. Questo movimento prende il nome da Sir Arthur Liberty, il quale aprì nel 1875 a Londra i grandi magazzini omonimi, dove si poteva acquistare una gran varietà di oggetti provenienti dall’oriente. Questi manufatti caratterizzati da una propensione per la linea curva, gli stilemi floreali e naturalistici stilizzati, assieme a componenti mistiche e simboliste, fornirono da ispirazione per la nascita del movimento. Ad una sua più precisa codificazione, vennero rifiutati l’ accademismo e l’imitazione degli stili storici che, attraverso l’imposizione di rigidi schemi tradizionali, soffocavano l’espressione multiforme e varia della natura. Il movimento trova un immediato successo in tutta l’Europa d’oltralpe, fino ad estendersi in regioni mediterranee come il nord della penisola iberica. In Italia il movimento arriva nei primi anni del XX secolo con l’esposizione internazionale di Torino del 1902.

A Milano diviene strumento d’espressione per forti personalità artistiche e oggetto d’interesse per la committenza dell’ alta borghesia, ma non ottiene lo stesso successo avuto in altrove a causa della scarsa accettazione dei cittadini per l’eccessivo distacco da quello che era lo stile preponderante, il Neoclassico.

acquario esternoL’unico padiglione che sopravvive tra quelli dell’Esposizione Internazionale del 1906 è l’Acquario Civico, situato ad una delle estremità di Parco Sempione.

Terzo acquario più antico d’Europa, venne progettato da Sebastiano Locati e promosso dal comune di Milano con l’idea di stabilirci una stazione biologica e bioidrologica per lo studio delle specie marine, mediterranee e lacustri. L’ Architetto fece costruire al di sotto dell’edificio a due piani, un doppio anello, quello interno doveva ospitare le vasche d’acqua accessibili dal personale al piano terra, il secondo, più esterno, reso come se si trattasse dell’ antro di una grotta, doveva condurre i visitatori nel percorso scandito dalle pareti a vetro delle vasche. Nel 1943 l’edificio venne notevolmente danneggiato dai bombardamenti ed entrò in un periodo di decadenza durato circa vent’anni. La struttura venne chiusa al pubblico fino all’intervento di restauro del 1960, interessato molto più al recupero delle vasche che alla preservazione architettonica dell’edificio. Finalmente nel 2003 si prende in considerazione la possibilità di un restauro generale dell’edificio, compresa la ridistribuzione degli spazi interni ed esterni del complesso. L’intervento viene seguito dagli architetti Pietro De Amicis e Luigi Maria Guffranti, con la supervisione scientifica del direttore Dr. Mauro Mariani. Una biblioteca interattiva, sale espositive, un percorso attraverso le vasche scoperte e il giardino d’inverno, uno spazio semi aperto che si affaccia sul giardino, sono il risultato di uno studio sulla disposizione funzionale degli spazi interni, uno dei punti cardine del progetto.

Le vasche di ostensione si trovano ancora nel piano seminterrato, ma l’ellisse che indica il percorso viene camuffata da giochi di volume che le conferiscono un aspetto più suggestivo e realistico. Esternamente l’edificio è stato riportato allo splendore dei tempi dell’Esposizione con particolare riguardo al restauro della decorazione esterna. Bisogna infatti tener conto del ruolo da protagoniste che hanno avuto le arti minori nel Liberty. Tondi a rilievo raffiguranti pesci, crostacei e tartarughe; riquadri e fasce policrome in maiolica (dell’ antica fabbrica Richard-Ginori) con disegni di flora acquatica, oltre ad una fiera statua di Nettuno, fanno sembrare la facciata dell’edificio un grande acquario trasparente. Per il centenario della struttura, l’edificio viene riportato a una chiara lettura delle qualità architettonico-decorative del Liberty italiano e alla possibilità di essere considerato un acquario tecnologicamente avanzato.

Gli esempi più importanti del Liberty milanese si trovano nella zona Borgo di Porta Orientale, quel tratto di Corso Venezia che va dalla cerchia dei Navigli fino ai Bastioni. Nel corso del XIX secolo, tale zona fu oggetto dell’espansione della città verso nord, luogo di lottizzazione per la costruzione di residenze per classi medio alte. Molte famiglie della borghesia milanese, in linea con la tradizione, commissionarono residenze di stampo neoclassico, altre più ardimentose, in stile Liberty.

Il punto di partenza ideale per un percorso, attraverso l’evoluzione del movimento, può essere tracciato partendo da Corso Venezia, fiancheggiando i Giardini Pubblici Indro Montanelli di Via Palestro. Il palazzo che segnerà l’avvento di questo stile a Milano, prima dell’Esposizione del 1906, è Palazzo Castiglioni (Corso Venezia), dell’architetto Giuseppe Sommaruga. Molto criticato fin dal suo primo giorno di vita, proprio per il suo carattere troppo audace, venne spogliato, in alcune sue parti, delle decorazioni; infatti queste sculture di nudo femminile, ritenute indecenti, fecero così tanto scalpore che l’edificio venne soprannominato “Ca’ di Ciapp”, che in meneghino significa “Casa delle Chiappe”. Presso Porta Venezia, più precisamente in via Malpighi, si possono visitare due delle delle residenze più importanti del Liberty milanese del primo decennio del 900’, Casa Galimberti e Casa Guazzoni, dell’architetto Giovan Battista Bossi; da vedere anche il Cinema Dumont. Proseguendo a nord verso Corso Buenos Ayres, nell’isolato definito da, via Serbelloni, via Cappuccini, via Barozzi e via Mozart, troviamo le tre case Berri Menegalli dell’architetto Giulio Ulisse Arata, uno dei rappresentanti dell’ultimo periodo del Liberty italiano. Altre vie Liberty sono, via Pisacane, con Casa Cambiaghi; in centro storico, via XX settembre, con Casa Donzelli e Casa Dumont; infine, via Spadari con Casa Ferrario.

>Il Liberty milanese, pur sviluppando delle varianti rispetto alla matrice europea, non riuscì mai ad emergere dalla coltre tradizionalista dell’eclettismo ottocentesco. Vi sono rari esempi di questo stile e nonostante le ferite riportate dalla città dopo i bombardamenti della II Guerra Mondiale, nessuno dei pezzi più significativi del Liberty milanese è andato perduto, favorendo una comprensione completa dello stile nella sua evoluzione.

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Acquario Civico di Milano
Viale Gerolamo Gadio 2
tel. +39 02 88465750
www.acquariocivicomilano.eu