Nippon Trip: Kōyasan

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Michele Moricci

KŌYASAN Stiamo per fare un viaggio nel viaggio. Abbandonato il caos di Ōsaka, ci apprestiamo a tuffarci nel più puro relax. Ad attenderci non lontano da lì c’è il Monte Kōya. Seguendo il suggerimento di un’amica, abbiamo prenotato una camera in un tempio buddista. Una notte intensa per assaporare la filosofia e il modo di vivere rigoroso dei monaci presso l’associazione di Shukubo.

Kōyosan – il monte sacro del Giappone – è così privo di perdizione che ci sentiamo spaesati! Chiediamo indicazioni per raggiungere la nostra “casa di una notte” e ovviamente le otteniamo in un batter d’occhio. Ci troviamo davanti a un Ryokan (pensione tradizionale giapponese): un Bōzu (monaco buddista) ci dà il benvenuto, intima di togliere le scarpe prima di entrare e guida nella nostra stanza.

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Il pavimento è coperto da Tatami, sulla destra scorgiamo una piccola Tokonoma (nicchia) allestita all’occidentale (con TV invece che con le consuete statue Buddiste o con composizioni Ikebana). Al centro della stanza è adagiato uno splendido tavolo e dalla finestra possiamo osservare l’elegante giardino ricco di fiori e Bonsai.

Posati i bagagli e assaporato l’odore di legno che aleggia nella stanza, ci lanciamo alla scoperta del paesello montanaro. Pranziamo giapponese con barrette di Soya o qualcosa di simile e poi ci perdiamo nei numerosi Templi sparsi nelle vicinanze. Nel cammino incrociamo piccoli bambini giapponesi che pongono domande ai turisti per far pratica d’Inglese – senza dubbio un passatempo formativo.

Ci spostiamo verso Nord Est per intraprendere i 2 Km di cammino lungo la famigerata “Passeggiata delle Lanterne”. Attraversare il cimitero di Okunoin è davvero suggestivo, il sole filtra tra i numerosi alberi e illumina una distesa di tombe e Buddha di ogni forma coperti da molti strati di bavagli – utili a proteggere bimbi e viaggiatori. L’aria è più fresca e il silenzio avvolge il tranquillo pomeriggio tra le lanterne. Approdiamo al Mausoleo di Kōbō-Daishi, dove pellegrini e fedeli pregano composti o versano acqua sulle loro divinità protettrici.

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È l’ora di tornare al nostro Ekoin per una cena ascetica preparata per noi dai monaci. Il cielo è diventato grigio e il silenzio aleggia indisturbato nello Shukubo. Tutto è pronto alle 18.00, i tavolini tipici sono imbanditi in una sala ricca di pitture coloratissime e sfoglie d’oro. Nessun ingrediente eccitante né una magnifica presentazione rendono questa cucina parte del World Heritage secondo Unesco.

Finita la cena ci ritiriamo nella nostra stanza. Troviamo i Futon già organizzati per la notte – (letteralmente, futon significa “materasso arrotolato” ed è il materasso tradizionale della cultura giapponese, interamente in cotone, rigido, sottile e arrotolabile). Fuori intanto inizia a piovere, così indossiamo i nostri Yukata e ci lasciamo cullare dalla pioggerella che batte gentilmente sul tetto. Prima di dormire sul serio, ci facciamo coraggio e ci spogliamo per un O-furo (bagno caldo): l’acqua termale bollente ritempra i nostri spiriti e ci disintossica da tutta la mondanità dei giorni precedenti.

La mattina la sveglia suona alle 6.00 in punto per la funzione giornaliera, ma noi poltriamo arrotolati nei soffici e caldi futon fino all’ora della partenza…

NEXT STOP > KYOTO


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Michele Moricci