Bed Sharing: quando l’albergo è casa e il letto un kit

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Luisa Lenzi

MILANO La storia che stiamo per raccontare parte dal lontano 1995. Un gruppo di studenti decide di provare a cambiare le abitudini dei milanesi, sempre più chiusi nelle loro case e nelle loro macchine. Individuano negli spazi pubblici il cuore di una società ideale e decidono di diventare esperti in cardiologia urbana. L’operazione è tutt’ora in corso, anche se adesso il gruppo è cresciuto, ha allargato i suoi confini e i suoi interessi ed è diventato un’impresa culturale dal nome esterni, portata avanti da decine di persone, che progetta spazi pubblici, disegna servizi per piccole e grandi comunità e aziende, promuove e realizza eventi di aggregazione, sviluppa campagne di comunicazione necessaria e partecipata. Inoltre lavora con enti pubblici e privati in Italia e all’estero, condividendo competenze, risorse e progetti.

Tra questi ce n’è uno davvero curioso, il bed sharing. Ispiratosi forse al fenomeno del couchsurfing (web community globale dove offrire e richiedere ospitalità gratuita, anche solo un divano) ma con qualche sostanziale differenza.

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Nato durante la settimana del Salone Internazionale del Mobile di Milano nel 2007, “bed sharing” è un progetto di ospitalità alternativa che crea nuove opportunità di scambio e incontro. Una piattaforma per la domanda e l’offerta d’ospitalità, soprattutto in occasione dei grandi eventi che durante l’anno si susseguono nella città meneghina. Di recente, però, il progetto si è allargato coinvolgendo anche Firenze. Quando alberghi e ostelli si riempiono di visitatori per fiere e festival, “Bed sharing” può essere l’alternativa ideale alle non sempre accessibili o introvabili camere o posti letto.

Come funziona concretamente? L’utente interessato e che dispone o cerca un posto letto deve prima registrarsi sul sito www.bedsharing.org e alla sezione iscrizione inserire username, password, indirizzo e-mail. Viene poi recapitata una mail di conferma, con un link per attivare l’account. L’iscrizione è necessaria perché, a chi cerca un posto letto, consente di visualizzare la disponibilità delle proposte del catalogo dei luoghi ospitali (una volta iscritto, l’utente dovrà creare il profilo personale e selezionare le 3 soluzioni di ospitalità che fanno al caso suo); viceversa, a chi offre un posto, permetterà di inoltrare l’offerta e attendere che qualcuno la selezioni.

Il sito è molto essenziale e colorato, nonché facile da usare grazie al catalogo dei luoghi ospitali e alla ricca legenda che permette di scegliere, a seconda delle proprie esigenze, letto singolo o stanza condivisa, preferenza ad ospitare uomini, donne o entrambi e disponibilità o meno di biancheria. Inoltre nei casi più estremi dove c’è sì lo spazio per ospitare ma manca “la materia prima” ovvero il letto, sono disponibili kit comprendenti letto singolo e materasso!

Bed sharing, un’opportunità per adesso limitata alle città italiane di Milano e Firenze, risulta quindi un’alternativa più organizzata e strutturata rispetto al modello couchsurfing. E infatti non è gratuita: l’ospite deve versare un importo (comunque conveniente rispetto ad un albergo) da corrispondere in contanti al momento dell’arrivo (salvo diversi accordi liberamente stipulati fra le parti).

Noi ci auguriamo che questo modo di conoscere il territorio, attraverso le persone che ci vivono, si diffonda sempre più. Perché è certamente un’occasione per fare nuovi incontri, crescere culturalmente e mostrare il lato ospitale delle nostre città. Viaggiare è sempre più 2.0 e glocal. We like it!

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esterni: www.esterni.org | Design Pubblico: www.designpubblico.it | Bed Sharing: www.bedsharing.org

Luisa Lenzi