Città “di contrasti” e ristoranti con foto di piatti

Tourist Shot User Manual

Elena Mazzoni Wagner

The traveler sees what he sees, the tourist sees what he has come to see.
Il viaggiatore vede ciò che vede, il turista vede ciò che è venuto a vedere.
Gilbert Keith Chesterton

SEETIES Avete presente quei ristoranti, nelle vie più commerciali delle città, che espongono sulla strada le fotografie dei piatti e hanno spesso un cameriere sull’uscio della porta che tenta di attrarre i passanti? Oppure quei bar dove un caffè – o un’acqua sporca – vale almeno 5 euro perché la piazza o via in cui è servito è su tutte le guide turistiche? Lo “spettacolo” dalla loro finestra o dai loro tavolini all’aperto assomiglia a quello già visto in altre cittàOh, guarda! Nel palazzo davanti c’è H&M e accanto Zara. – ma non importa. Il turismo è business.

Quando passo davanti a quei locali in fila, mi chiedo sempre perché quelle persone abbiano deciso di entrare. Sarà perché, per me, il cibo è sacro e mangiare è un piacere. E viaggiare in un altro Paese significa anche andare al mercato e conoscere la loro cucina (vera, non fotografata). Perché pagare 30 euro per due tapas rinsecchite su La Rambla? O 30 sterline per un piatto di pasta scotta nella meravigliosa piazzetta di Covent Garden? E, soprattutto, perché ordinare l’amatriciana a Londra?

Non resisto, dico quello che penso: per me, quelle persone sono semplicemente stupide. Sì, diciamo la verità: molti turisti sono stupidi. Però non tutti sono uguali. E tra i turisti ci sono anche delle persone che scelgono di non entrare in quei ristoranti almeno per evitare di rimetterci il portafogli. Ma poiché la loro cartina della città segna solo piazze e vie principali, credono che non esistano altri luoghi. Hanno fame e allora l’unica alternativa è il fedele McDonald’s. Evviva le catene di fast food, i centri commerciali e tutti gli altri “nonluoghi” che hanno rinchiuso la pigrizia dell’uomo contemporaneo in format copia-e-incolla, cancellando la curiosità e il senso del viaggio insieme a pezzi di identità territoriali.

Con questo non voglio certo dire che tutti i turisti siano persone passive, mosse solo da mappe e senza interessi personali, uguali fra loro per le esperienze vissute e i luoghi visitati. Esistono sempre i viaggiatori che tentano di immergersi nella vita locale, camminano anche senza meta, vogliono conoscere gli abitanti del luogo e si sentono ovunque un po’ a casa. Sono i cittadini del mondo. Ma voi, li chiamereste turisti? Mmmh… io non ci riesco. Io li chiamo viaggiatori.

Non mi viene in mente nessun attributo positivo per il “turista”. E, logicamente, anche la parola “turismo” mi piace poco. Ma non voglio far diventare questo post un papiro e concludo con un’osservazione sulla misera retorica del linguaggio (quasi pubblicitario) da guida (on e off line).

Tourist Shot User Manual

Artwork by mamoizelle

Esiste molta letteratura a riguardo e sappiamo che la guida turistica è un prodotto editoriale che ha lo scopo di confermare le aspettative del turista e quindi corrispondere all’immaginario collettivo su un luogo in qualche modo “idealizzato”. E va bene. Sta poi al turista o viaggiatore interpretare, approfondire, verificare, personalizzare la lettura ed esperienza del proprio viaggio oppure limitarsi al tour “pre-visto”. Insomma, conoscere una rappresentazione della realtà falsata da preconcetti e confezionata oppure l’identità più autentica di un luogo.

Possibile che non ci siano altri modi per raccontare (e vivere) una città straniera e che si debba sempre leggere o sentir dire – ad esempio – che Milano (o Berlino o New York o Shanghai o dite voi un altro nome) è una città ricca di forti contrasti? Esiste un’affermazione più banale e insignificante di questa? Ovvio e naturale che sia così! Dov’è un territorio senza realtà sociali, architetture, imprese e subculture diverse?

Per non parlare delle classifiche, tanto in voga nel web: “La Top 10 dei Café di Parigi” o “La Top 5 dei Pub di Londra” o “La Top 3 dei migliori posti in città dove…” fare qualcosa. Ma dico, chi sei tu per conoscere TUTTE le pizzerie di Napoli e decidere quali sono le pizze più buone?

Le guide turistiche raccontano stereotipi e il turista cammina tra luoghi comuni e nonluoghi. Ed è giusto così. Ma è anche giusto esserne consapevoli e ritenere tutto ciò tristemente superficiale e onestamente stupido. È anche giusto tentare di essere viaggiatori e ribellarsi all’amico che dice “ci fermiamo qui?” indicando la foto di un piatto di paella (che non è stata nemmeno decentemente photoshoppata). Che poi, ad essere pignoli, la paella è di Valencia. A Barcelona, si mangia la fideuà!

Tourists don’t know where they’ve been, travelers don’t know where they’re going.
I turisti non sanno dove sono stati, i viaggiatori non sanno dove stanno andando.
Paul Theroux

Elena Mazzoni Wagner