Sulla felicità umana. La teoria di Pepe

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In questi anni di crisi economica, politica, sociale, culturale, etica ed estetica, chi ci crede più alla felicità? José Alberto “Pepe” Mujica Cordano, il 40° Presidente dell’Uruguay. E, ascoltando le sue parole, viene persino da credere che la felicità sia più facile a farsi che a dirsi.

“Pepe” è un Uomo e Politico insolito, molto più unico che raro. Lui basa la res publica, così come la sua vita privata, sulla ricerca della felicità che, a suo modo, è sinonimo di sobrietà. In questo post, tento di raccogliere il suo pensiero sulla felicità umana, riportando il discorso fatto all’ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite (Rio de Janeiro, 20 Giugno 2012) e una parte dell’intervista rilasciata a TVE – Televisión Española (Madrid, 31 Maggio 2013). A chi comprende lo spagnolo, suggerisco di vedere (e ascoltare) direttamente i due video. Nella mia traduzione in italiano, scritta, non troverete la credibilità-autenticità-convinzione-semplicità-emozione-umiltà che “Pepe” trasmette quando parla. É comunque un testo da cui trarre ispirazione. Per questo nuovo anno e per il futuro.

E se, dopo aver letto o ascoltato le parole di Pepe, crederete come me che il senso della felicità corrisponda al senso della misura – quella virtù che gli antichi Greci chiamavano μετριότης (metriotes) – comprenderete i miei auguri per un Sobrio Anno Nuovo!

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mujicaJosé Mujica alias “Pepe” è nato il 20 Maggio 1935 a Montevideo, capitale dell’Uruguay. Ex guerrigliero Tupamaro, ha passato 14 anni in carcere, durante la dittatura militare. Dal 2010 al 2015 è il Presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay. Ha rinunciato al 90% dello stipendio (invece di 9mila euro al mese, ne guadagna 800) e vive insieme a sua moglie, la senatrice Lucía Topolansky, in una casa di 50 metri quadri, una piccola “chacra” (fattoria) nel Rincón del Cerro, alla periferia ovest di Montevideo, dove da anni coltiva crisantemi che vende al mercato. A lui piace la sobrietà, anche perché preferisce passare il tempo a occuparsi della vita invece di pre-occuparsi della gestione dei propri beni materiali. Mujica è un Uomo e Politico che ogni Popolo e Paese al mondo vorrebbe avere come Presidente. I suoi atti e discorsi sono tanto rivoluzionari quanto semplici, sono verità tanto profonde quanto elementari, verità che qualsiasi intelligenza umana non può che condividere; eppure, sono anche estranei, se non opposti, alla politica e alla società a cui (almeno noi occidentali) siamo abituati. Mujica, Presidente di un piccolo Paese del Sud America, è diventato una grande fonte d’ispirazione per l’umanità. Infatti, molti Paesi del Mondo guardano e ammirano l’Uruguay con occhi sempre più sorpresi e curiosi. Tant’è che il prestigioso settimanale britannico The Economist ha deciso per la priva volta di nominare il “paese dell’anno” e… “The Economist’s country of the year 2013” è proprio il “modesto ma coraggioso, liberale e amante del divertimento” Uruguay. Come spiega la rivista, la scelta è dovuta soprattutto ai meriti e virtù del suo Presidente. Qui, non intendo parlare di leggi: non sono in grado di farlo e CCT non è un luogo adatto. Voglio solo dedicare questo post alla visione e sogno di un “luchador social” – (lottatore sociale) come lui stesso si definisce – che, volente o nolente, ha creato un mito. E, come ci hanno insegnato i nostri padri, da ogni mito è possibile trarre almeno una lezione di vita.

Di seguito, i due video in lingua originale e il testo in italiano. Buon ascolto/lettura e buona ispirazione!


José Mujica Cordano, Presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, al Dibattito Generale sullo “Sviluppo Sostenibile” della 2° Assemblea Plenaria a Rio de Janeiro in Brasile (Rio+20 – United Nations Conference on Sustainable Development) – 20 Giugno 2012.

TESTO in ITALIANO:

“Autorità presenti, di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie mille al popolo del Brasile e alla sua Signora Presidente. E grazie mille alla buona fede che, sicuramente, hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Esprimiamo la intima volontà come governanti di sostenere tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere. Permetteteci però di fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalla povertà. Ma che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che é l’attuale delle società ricche? Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe a questo pianeta se gli Indú avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: oggi il Mondo possiede gli elementi materiali per rendere possibile che 7 mila, 8 mila milioni di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile? O dovremmo sostenere un altro tipo di discussione? Perché abbiamo creato una civilizzazione, questa nella quale viviamo, che è figlia del mercato e della competizione, che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Però l’economia di mercato ha creato una società di mercato e ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta.

Stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che ci governa? È possibile parlare di solidarietà e di stare tutti insieme in un’economia basata sulla competizione spietata? Fin dove arriva la nostra fraternità? Non dico queste cose per negare l’importanza di questo evento. No, è per il contrario! La sfida che abbiamo davanti è di una magnitudine di carattere colossale e la grande crisi non è economica o ecologica, è politica! E l’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo e la vita. Perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali. Veniamo alla vita tentando di essere felici. Perché la vita è corta e se ne va. E nessun bene vale come la vita, e questo è elementare. La vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare di più e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo si ferma l’economia e se si ferma l’economia appare il fantasma del ristagno per tutti noi. Questo iper-consumo è ciò che sta aggredendo il pianeta e deve generare cose che durano poco, perché si deve vendere tanto. E una lampadina elettrica non può durare più di 1.000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila, 200mila ore accese! Ma queste non si possono fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione di uso e consumo, e così siamo in un circolo vizioso. Questi sono problemi di carattere politico e ci stanno indicando la necessità di iniziare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di regredire all’uomo della caverna, né di innalzare un monumento all’arretratezza. É che non possiamo continuare ad essere indefinitamente governati dal mercato, ma dobbiamo governare il mercato. Per questo dico che il problema è di carattere politico, nella mia umile maniera di pensare.

I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca, gli indios Aymaras – dicevano: “Povero non è colui che possiede poco, bensì colui che necessita infinitamente tanto e desidera e desidera e desidera sempre di più”. Questa è una chiave di carattere culturale. Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante. So che alcune cose che sto dicendo stridono. Ma dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che le crisi dell’aggressione all’ambiente, non sono una causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo rivedere è la nostra forma di vivere! Appartengo a un piccolo Paese, molto ben dotato di risorse naturali. Ci sono poco più di 3 milioni di abitanti ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E circa 8 o 10 milioni di pecore stupende. Il mio Paese è esportatore di cibo, latticini, carne. É una pianura e quasi il 90% del suo territorio è sfruttabile. I miei compagni lavoratori lottarono molto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo 6 ore. Però chi lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. E perché? Perché deve pagare una quantità di rate: il motorino che ha comprato, l’auto che ha comprato, e paga una rata e pagane un’altra… e quando finisce di pagare è un vecchio reumatico come me, e la vita gli è andata via!

E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana? Queste sono cose molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità. Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore per la Terra, delle relazioni umane, di prendersi cura dei figli, di avere amici, di avere ciò è che necessariamente fondamentale. Perché la vita è il tesoro più importante che si ha. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama felicità umana!

Grazie.”


Intervista realizzata durante la visita di Mujica in Spagna, presso l’Ambasciata dell’Uruguay a Madrid, dalla televisione pubblica spagnola rtve.es e pubblicata il 31 Maggio 2013.

TESTO in ITALIANO:

“(…) L’Europa – questa è la mia impressione e posso sbagliarmi – ha una crisi economica ma anche una crisi politica. (…) Sono gli eventi che governano gli uomini e non gli uomini che governano gli eventi. (…) La politica ha a che fare con la vita di relazione della polis e, per il mio modo di vedere, la politica è la lotta affinché la maggioranza della gente viva meglio. E vorrei aggiungere questo: vivere meglio non è solo avere di più, ma anche essere più felici. E questo a volte ha a che vedere con le cose materiali ma anche con ben altro. (…) Se l’economia non cresce è una tragedia. Però l’uomo necessita questo e altre cose.

(…) Sulla mia maniera sobria di vivere… non voglio utilizzare la parola “austerità” perché è stata prostituita in Europa. Sostengo un modo personale di vivere con sobrietà, perché per vivere devi avere libertà e per avere libertà devi avere tempo. (…) Se mi preoccupo molto dei beni, della casa grande, del servizio, di questo e di quello… non ho tempo perché devo occuparmi di queste cose. E se possiedo molti soldi per avere tutto ciò, devo preoccuparmi che non mi rubino. (…) Dunque, preferisco avere il maggior margine di tempo disponibile per fare ciò che a me piace e questo è la libertà. (…) Sono libero quando faccio col mio tempo ciò che mi piace e mi motiva. Dunque sono sobrio per avere tempo. Perché quando tu compri coi soldi, non stai comprando coi soldi, stai comprando col tempo della tua vita che hai speso per avere quei soldi. E l’unica cosa che non si compra sulla terra è la vita, allora devi essere avaro nel modo di spenderla. Oggi la gente non ha mai tempo. Quando si è giovani non si ha tempo per la fidanzata, poi non si ha tempo per i figli… e quando te ne accorgi sei un vecchio reumatico che ha passato la vita a pagare il conto. (…) Quando muori non ti porti dietro i soldi che hai accumulato in qualche modo, né altre cose. Mi pare che questa sia una maniera stupida di vivere.  E nel mondo c’è molta stupidità. Troppa.

(…) La globalizzazione include tutti, siamo tutti sulla stessa nave. Ciò che accade è che l’Europa ha funzionato come una specie di centro della civilizzazione, ci sono più centri adesso ma l’Europa non smetterà di essere uno dei più importanti. Però il mondo è multiplo e si sta globalizzando. Dobbiamo apprendere e accettare la diversità che esiste in questo mondo, anche se è difficile. E credo sia difficile perché siamo schiavi del nostro Stato nazionale, della nostra visione, e ci costa enormemente essere “liberali” (tra virgolette) nel senso civile, che significa accettare l’esistenza di altre chiavi civilizzatrici, distinte dalla nostra.

(…) E sai una cosa. Nessuno ti può ridare ciò che hai perduto. (…) Nella vita devi imparare a tenere uno zaino di dolore sulle spalle. Però non devi vivere guardando lo zaino, devi guardare avanti. É tanto bella la vita che dobbiamo difenderla e amarla. Puoi cadere mille volte, l’importante è avere il coraggio di alzarsi e ricominciare. Ricominciare. (…) Gli unici sconfitti nel mondo sono coloro che smettono di lottare, sognare e amare. É la differenza che ha la vita umana: le si può dare un contenuto.

E alla fine torniamo al principio, al concetto di trascorrere la vita con un senso di felicità. (…) Sono un lottatore sociale. Lo sono stato tutta la vita (…) e continuo a sognare perché credo che valga la pena lottare affinché la gente possa vivere un po’ meglio e con un maggior senso di uguaglianza. E credo che l’uomo abbia le risorse per creare un mondo migliore, però deve essere un mondo ricco in fattori materiali ma molto più ricco in cultura e conoscenza.

Grazie.”

NOTA: Interessante il punto di vista di Mujica, sempre profondo quanto pragmatico, anche su questioni complesse come l’aborto e la legalizzazione della marijuana. Qui non ho riportato tutte le parti dell’intervista per non uscire dal tema di questo post – e dalla linea editoriale di CCT (che non si occupa di politica) – ma, se avete tempo e curiosità, potete sempre approfondire sul web… (e, chi comprende lo spagnolo, può ascoltare l’intera intervista nel video qui sopra).


Infine, chi volesse conoscere meglio lo stile di vita e la politica di Mujica, può vedere il video-reportage di repubblica.it: “Pepe Mujica, lo chiamavano sobrietà” (pubblicato l’8 Novembre 2013). Qui, intervistato nella sua casa, “Pepe” ribadisce la sua idea di felicità:

“La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro coi soldi, ma col tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.– Pepe.


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www.pepemujica.uy

Elena Mazzoni Wagner