L’amore (davvero) a Heathrow Airport

heatrow-airport-flash-mob

LONDON Penso che Heathrow Airport sia l’aeroporto più bello al mondo. Anche se ne ho visti ancora pochi, ho questa convinzione. Sarà per il film “Love Actually”. Sarà per il libro “Una settimana all’aeroporto”. Sarà per quel flash mob agli Arrivi. Sarà per i miei ricordi legati a due emozioni forti e opposte, un dolore e un amore, un addio e un incontro. Nel 2010, ho vissuto alcuni mesi a Ealing Broadway, piccolo borgo residenziale all’estremità occidentale di Londra, precisamente all’ultima fermata a ovest della metropolitana, linea rossa. Quindi, per comodità, partivo e tornavo sempre da/a Heathrow Airport, ancora più a ovest ma verso sud, destinazione della linea blu, metro che porta direttamente ad ogni Terminal: 1,2,3,4,5.

heatrow-airport-flash-mob

Heathrow è l’aeroporto principale di Londra e Wikipedia dice: “È il più trafficato dell’Unione Europea per numero di passeggeri (e terzo al mondo dopo quelli di Atlanta e Pechino) ed il terzo, sempre nell’UE, per numero di movimenti aerei, preceduto da Parigi – Charles de Gaulle e Francoforte; inoltre, l’aeroporto con il più alto numero di movimenti di passeggeri di voli internazionali. É dotato di cinque Terminal, l’ultimo dei quali, il Terminal 5 (inaugurato il 15 marzo 2008), viene utilizzato in esclusiva dalla British Airways, la compagnia di bandiera del Regno Unito e può gestire, potenzialmente, 30 milioni di passeggeri l’anno. Il nuovo Terminal si distingue per gli elevati standard di qualità e vanta grandi spazi e nuovi servizi.”  E infatti, secondo il sito ufficiale, nel “World Duty Free” dell’aeroporto conviene fare molto shopping e un pasto chic: “Da raffinati ristoranti a negozi di alta moda, fino a kit da viaggio e veloci snack, a Heathrow troverete tutto ciò che vi occorre!”

Ecco, nonostante tutto il mio odio e ripudio psicofisico nei confronti di qualsiasi centro commerciale, e quindi anche nei confronti dei centri commerciali inseriti in stazioni o aeroporti, non posso fare a meno di amare Heathrow. E voglio finalmente dare sfogo a questo mio sentimento, proponendovi tre testi – un film, un libro, un flash-mob – che condividono un affetto per questo luogo, diventato forse un “luogo” persino nell’accezione intesa da Marc Augé, l’antropologo francese che ha inventato il concetto di nonluogo: un luogo senza identità-storia-relazioni, come, ad esempio, sono generalmente gli aeroporti.


Il Film

“Ogni volta che sono depresso per come vanno le cose al mondo, penso all’area degli arrivi dell’aeroporto di Heathrow. È opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità, ma io non sono d’accordo. Per me l’amore è dappertutto. Spesso non è particolarmente nobile o degno di note, ma comunque c’è: padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle, per quanto ne so nessuna delle persone che stavano per morire ha telefonato per parlare di odio o vendetta, erano tutti messaggi d’amore. Ho la strana sensazione che, se lo cerchi, l’amore davvero è dappertutto.”

Love Actually” – intro (2003)


 Il Libro

“(…) due innamorati si stavano separando. La ragazza doveva avere circa ventitré anni, lui qualcuno di più. Lei teneva in borsa una copia di Norwegian wood di Murakami Haruki. Portavano entrambi occhiali da sole troppo grandi ed erano probabilmente diventati maggiorenni nel periodo tra la SARS e l’influenza suina. Fu l’intensità del loro bacio ad attirare la mia attenzione, ma quella che da lontano mi era sembrata passione, a una distanza più ravvicinata si rivelò una disperazione elevata a una potenza incredibile. Lei tremava, dolente e incredula, mentre lui la stringeva tra le braccia e le accarezzava i capelli neri e ondulati, ornati da una forcina a forma di tulipano. Continuavano a guardarsi negli occhi e ogni volta, come se fossero nuovamente consapevoli della catastrofe che stava per colpirli, ricominciavano a piangere.

heathrow-book-kiss
(…) Il rituale sembrava infinito. La coppia si avvicinava al varco di sicurezza, poi scoppiava a piangere di nuovo e si ritirava per un’altra passeggiata in giro per il terminal. A un certo punto, i due scesero nell’atrio degli arrivi e per un attimo diedero l’impressione di voler uscire a mettersi in coda al parcheggio dei taxi; invece si limitarono a comprare un pacchetto di fettine di mango secco da Marks & Spencer, che assaggiarono imboccandosi a vicenda con innocenza pastorale. Poi, improvvisamente, nel bel mezzo di un abbraccio accanto al banco della Travelex, la bella guardò l’orologio e, con tutto l’autocontrollo di un Ulisse che respinge le sirene, fuggì dal suo torturatore lungo un corridoio che portava al varco di sicurezza.”

Una settimana all’aereoporto” (2009) – Alain De Botton / foto: Richard Baker

Nell’estate 2009, Alain De Botton è stato invitato dalla direzione di Heathrow a trascorrere una settimana nel loro hub più nuovo e innovativo: Terminal 5, situato tra le due piste del più grande aeroporto di Londra. E così è diventato il primo “scrittore residente” (writer-in-residence) di un aeroporto. Doveva condurre un sondaggio impressionistico osservando la vita in uno degli aeroporti più trafficati del mondo, luoghi (o nonluoghi) considerati centri della cultura e civiltà contemporanea. Aveva una scrivania appositamente posizionata nella sala partenze tra le zone D ed E, ma ha esplorato comunque tutti i comparti, uffici e zona arrivi compresi. Ha incontrato viaggiatori provenienti da tutto il mondo e ha parlato con tutti, dagli addetti ai bagagli ai piloti, dai dirigenti al cappellano dell’aeroporto. Sulla base di queste conversazioni e delle sue osservazioni, Alain de Botton ha scritto un breve libro (112 pagine ricche di foto a colori firmate dal fotografo documentarista Richard Baker – qui è possibile sfogliare l’album: archive.bakerpictures.com), che è una meditazione sulla natura del viaggio ma anche sulla vita quotidiana.

Forse, dopo aver letto “Una settimana all’aeroporto“, non sarà più tanto facile attribuire a Heathrow la definizione di “nonluogo” – coniata da Marc Augé e normalmente attribuita anche agli aeroporti. Forse, Heathrow è diverso.


Il Flash Mob

L’Aeroporto di Heathrow è stato anche il palcoscenico di un meraviglioso flash mob pubblicitario, parte della campagna di T-Mobile UK dal titolo “Life’s for Sharing” (di Saatchi and Saatchi). Il 27 Ottobre 2010, 300 cantanti sono improvvisamente saltati fuori con una performance a cappella (quindi senza strumenti, ad eccezione della loro voce!) al Terminal 5, accogliendo i passeggeri in arrivo in modo spettacolare. Ecco il video di questo grande esempio di Marketing Esperienziale e Virale. Vorrei essere atterrata ancora una volta ad Heathrow, quel giorno.

Elena Mazzoni Wagner