Holi Festival, il festival dei colori in India

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Francesco Pestarino

JAIPUR 8 Marzo 2012, ore 8:30 – Le brande di questa notte non erano molto comode ma sempre meglio dei treni delle due notti precedenti. Appena svegli ci prepariamo indossando i vestiti più mal ridotti che abbiamo negli zaini e andiamo in cerca di qualcosa da mangiare per colazione: il gestore dell’ostello ci aveva avvisati che oggi sarebbe stato difficile trovare qualche negozio aperto. Dopo aver recuperato qualche succo di frutta dalla cucina e impacchettato la macchina fotografica meglio che potevo, per evitare troppi danni, usciamo. La strada è vuota; solo un gruppo di musicisti coi volti colorati rompe lo strano silenzio che invade la via.

In lontananza spuntano quattro ragazzi che ci urlano qualcosa di incomprensibile, vedo che hanno in pugno qualcosa. Corrono verso di noi mentre il loro sguardo è sempre più intenso e il loro sorriso più grande.

Quando ormai sono a pochi passi, uno di loro mette la mano in un sacchetto e mi colpisce. Ed io resto avvolto da una nuvola rosa…

Anche per noi inizia così l’Holi Festival, il festival dei colori! Uno dei festival più importanti e antichi dell’India, celebrato con entusiasmo e allegria il giorno di luna piena del mese di Phalgun (nel calendario hindu, che corrisponde al gregoriano Marzo). Questo giorno particolare, che segna la fine dell’inverno e annuncia quindi la primavera, viene chiamato Dhuleti e festeggiato con canti, balli e soprattutto col gioco dei colori. Si dice che Holi venga celebrata da diversi secoli prima di Cristo (in origine “Holika” dal nome di una leggenda: Holika, secondo le scritture indù, era la sorella del re Hiranyakashipu e soprattutto era un demone buono che fu martire; la sua storia significa il trionfo del bene sul male e dunque la sua morte si celebra con una festa). I rituali e il significato sono naturalmente cambiati col tempo. Oggi si crede soprattutto che lo spirito di Holi favorisca il sentimento di fratellanza nella società persino tra nemici. Questa secolare tradizione unisce l’intera nazione ma si festeggia anche in Nepal, Shrilanka e nei paesi con un’incidente emigrazione indiana.

Noi in questo giorno speciale ci troviamo nel Nord dell’India, nella capitale del Rajasthan e cosiddetta “città rossa” per il colore predominante delle sue abitazioni. Usciti fuori, ci basta camminare un po’ per le strade per capire di cosa si tratta, di un vero tripudio di colori e sorrisi. A piedi ci avviamo verso il centro di Jaipur, le strade sono più colorate che mai e pian piano che ci avviciniamo al centro della città anche più affollate. Ogni persona che incontriamo, dopo averci riempito dalla testa ai piedi di svariati colori, ci passa un dito sulla fronte come segno di buon auspicio. La festa è grande, musiche e voci risuonano in tutte le strade. Non una persona riesce a far cinque passi senza essere ricoperta da queste polveri colorate: arancione, viola, rosa, gialli sgargianti, azzurri e verdi dalle tonalità più accese.

Rimanere a bocca aperta davanti a questo spettacolo è inevitabile per chi come noi è un novello, così assaggiamo pure quei colori che ormai abbiamo ovunque sul corpo. Ogni cinque minuti il colore della nostra pelle cambia mentre ogni incontro è un’esplosione di risate. Rincasati a tarda sera, proviamo a toglierci un po’ di quelle tinte di dosso, colorando anche il bagno dell’ostello, e poi cadiamo sulle brande col sorriso stampato in volto.

Ormai è passato del tempo da quel viaggio ma insieme alle foto (segno che il sacchetto di plastica attorno alla macchina fotografica ha fatto bene il suo dovere) conservo ancora la gioia di quell’assurda giornata trascorsa nel cuore dell’India, le cui tracce vivono nei nostri ricordi così come sugli abiti che indossavamo. Mai più tornati del loro colore originale.


Francesco Pestarino