La Città Ventosa: Chicago

Chicago-Moricci-14
Michele Moricci

CHICAGO L’idea di tornare negli States appena fosse stato possibile era la nostra fissa. Abbiamo provato ad ipotizzare una meta vicina ma niente sarebbe stato come attraversare l’oceano per rivedere l’America. I prezzi vertiginosi ci danno del filo da torcere ma con caparbietà troviamo una soluzione che rientri nel nostro budget. Così il primo maggio partiamo per Chicago su un volo American Airlines. Proprio dove comincia la famigerata Route 66, inizia anche il nostro viaggio.

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Dopo le consuete ed estenuanti ore di volo si è fatta sera e approdiamo a Chicago, precisamente a Boystown: il quartiere Gay dov’è situato il nostro piccolo appartamento alternative-chic.

La mattina ci svegliamo con il sole e il buongiorno obbligatorio ce lo da Starbucks con Tall Cappuccino insieme ad un conto salatissimo. Muniti di mappa e guida, pianifichiamo la prima meta. Infatti dopo un breve giro ricognitivo nel nostro quartiere per osservare da vicino Altavista Terrace – un gruppo di tipiche casette a schiera risalenti ai primi del ‘900 – scegliamo di iniziare con la Magnificent Mile: la via dei grandi grattacieli e dei grandi magazzini. Da H&M a Neiman Marcus, tutti si affacciano sulla via principale, ma poiché non siamo qui per fare shopping concentriamo la nostra attenzione sui monumenti: la Water Tower sopravvissuta al grande incendio del 1871, l’altissima Willis Tower e gli altri edifici ombrosi tipici di Chicago.

Attraversata la città ci troviamo davanti il lago Michigan, così inaspettatamente grande da scomparire all’orizzonte. Proprio qui sorgono una piccola spiaggia e il Navy Pier, un molo ricco di ristoranti e giostre dedicate a grandi e piccini. Pranziamo con hot-dog & fries al Landshark Beer Garden con vista lago e poi torniamo nel “Loop” per proseguire verso il Millennium Park: un vero e proprio inno creativo votato al verde, al relax e all’architettura post-moderna. Ma ad attirare subito la nostra attenzione è la Cloud Gate, disegnata dall’architetto Anish Kapoorun enorme fagiolo peso 110 tonellate che riflette la città. Poco più lontano, nell’assolato pomeriggio del parco, i bimbi giocano attorno alle Faces Fountains che li annaffia da 25 metri di altezza. E quando il cielo inizia ad imbrunire saliamo fino al 94esimo piano del John Hancock Center per osservare la città dall’alto durante il tramonto, mentre i grattacieli proiettano le loro ombre sul lago Michigan. Infine, prima di rincasare, facciamo un po’ di spesa da Whole Foods Market per risparmiare un po’!

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Il giorno successivo saliamo a bordo del “L-train” e ci dirigiamo a Wicker Park, il quartiere Ucraino. Rinato dalle proprie ceneri, si è trasformato in breve tempo in un centro indie di boutique, restò e gallerie d’arte contemporanea. Subito notiamo un innato amore per le ciambelle glassate, le casette basse dai colori industrial e le strade spaziose lungo le quali parcheggiare le auto. Affamati mangiamo in un localino sulla strada, poi girelliamo tra i negozi e prima di ripartire all’avanscoperta afferriamo un dolcissimo Donuts nel lezioso Stan’s Donuts & Coffee. Nel pomeriggio andiamo al Museo di Arte Contemporanea e ci perdiamo tra i lavori struggenti di Doris Salcedo.

Instancabili, facciamo un salto a Chinatown ma troviamo un sobborgo trasandato e niente di più di una via di negozi fatiscenti e una piazza semi-deserta. Intanto il sole tramonta tra i grattacieli che sembrano non aver perso quel fascino inquieto dei ruggenti anni ’20 del proibizionismo in cui Al Capone comandava indisturbato. Le ombre si proiettano sulle strade ricche di insegne luminose e i riflessi del tramonto si specchiano tra un grattacielo e l’altro mentre il musicale cigolio della sopraelevata riecheggia in città. A Chicago non si può dire di no alla tipica Deep Dish Pizza, una torta salata alta e profonda, ricca di pomodoro e straboccante di mozzarella. Scegliamo Gino’s East, uno dei preferiti in città e tra i primi ad aver inventato questa specialità locale. Servita su un tagliere d’acciaio fumante è così buona e così tanta che come fanno gli altri chiediamo di portar via quel che resta.

Il terzo giorno ci svegliamo presto a causa del Jet-lag che si fa ancora sentire. La prima tappa della giornata è Old Town, una piccola zona dove le casette a schiera sono ben conservate e intorno alle quali si trovano negozietti, ristoranti e giardini pubblici. Visitiamo la chiesa di St. Michael e poi trascorriamo qualche minuto da Greer, una deliziosa boutique che vende carte, poster, biglietti da visita e chicaglierie deliziose. Proseguiamo in direzione Lincoln Park: il vero polmone verde della città dove sorgono un’oasi, una piccola fattoria e anche uno zoo. Passeggiamo e ci riposiamo prima di pranzare a Old Town con noodles & maki vegetariani. Nel pomeriggio torniamo nuovamente downtown per visitare l’Art Institute di Chicago. È così grande che non basterebbe una giornata: spaziamo dall’arte asiatica e nativa al cubismo e la pop-art ed infine ci concentriamo sui pezzi più noti come “Domenica alla Grande Jatte” di Seurat, “American Gothic” di Grant Wood e “La Camera di Vincent ad Arles” di Van Gogh.

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Giovanni è curioso di visitare l’Università di Chicago. I treni della linea Metra arrivano fino al campus in circa 15 minuti e non appena arrivati ci troviamo davanti una serie di antichi edifici dall’aspetto elegante, immersi in un’atmosfera surreale degna di Harry Potter. Quindi facciamo ritorno a Boystown per iniziare a preparare i bagagli.

L’ultimo giorno il cielo è nuvoloso e il sole ha fatto posto ad una fitta nebbia che a malapena consente di vedere i grattacieli che si dissolvono sfumati in una coltre di nuvole. Abbiamo visto le principali attrazioni della Windy City, così la chiamano gli Americani, ma vorremmo avere il tempo per fare molto altro. Ci dirigiamo verso il quartiere finanziario, girelliamo senza meta e tornati al Loop pranziamo da Ramen-san, il noodle bar più buono secondo un giornalista locale.

Con i bagagli alla mano, andiamo verso l’O’Hare International Aeroport. Dovremo pazientare a lungo però prima di salire sul prossimo aereo American Airlines con destinazione profondo sud: New OrleansLouisiana.


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Michele Moricci