Il Colosseo oltre le pagine di un libro

Laura Ruggiero | L’Arte di essere Donna

ROMA Se ne narra la storia, l’architettura, le sue leggende più strampalate e ogni sua più piccola pietra è stata già in qualche modo decantata. Qui vi sveleremo alcune curiosità che probabilmente non troverete in nessuna guida turistica. CCT vi invita ad osservare questa palpabile e sfuggente realtà dei ruderi romani. Attenti bene però, non è cosa per tutti. In punta di piedi oltrepasseremo insieme l’entrata del maestoso Anfiteatro Flavio. Chi non è sicuro di voler sapere cosa si cela dietro, termini pure questa lettura e passi ad altro. Libri di storia e turismo ce ne sono a bizzeffe.

Diteci, cosa vedete? No! Non vi abbiamo chiesto una descrizione della sua architettura, bensì cosa realmente vedete. Entrare qui, senza tener conto di storia e passioni, dolori e virtù, non è possibile per chi vuole veramente conoscere il Colosseo. Al primo passo è già magia. Ed eccoli qui i famosi “buchi” del Colosseo. Sono stati prodotti dalla polvere da sparo di barbari che tentarono di demolire il monumento, ma questa è solo leggenda. In realtà sono “tracce” delle grappe che venivano usate nelle costruzioni e rimosse solo a lavoro ultimato. Questi famosi buchi una volta non erano visibili, il Colosseo era interamente rivestito di travertino. Vi starete chiedendo oggi che fine ha fatto, è stato semplicemente utilizzato nella costruzione di altri edifici. A Roma si suol dire a chi lascia una porta aperta: “Non siamo al Colosseo qui!” e mentre riecheggia la voce di una donna romana che lo urla altisonante al figliolo poco attento, noi continuiamo a camminare insieme.

Non solo gladiatori e belve feroci attraversarono queste mura, una volta, dove oggi calpestiamo polvere, erano presenti ben 425 specie vegetali tra cui asparagi, parietaria, cicoria, agli e piante di rosmarino. Un tripudio di profumi che si intersecavano tra i cinque sensi. Nelle giornate più calde o di pioggia, il pubblico di tutto l’anfiteatro veniva protetto da un grande velarium (una copertura mobile in tessuto composta da più teli o veli), steso e posizionato da esperti marinai di una flotta di Capo Miseno. Tra storie e leggende ci sovviene quella dei famosi demoni che sembra si aggirino tra archi e pietre all’imbrunire. Eppure ancora oggi proprio qui il Papa tiene la via Crucis. Che strana coincidenza. Un connubio tra sacro e profano. Non tutti sanno è che non fu Papa Giovanni XXIII ad intraprendere per primo questa usanza, bensì San Leonardo nel 1750 al termine l’Anno Santo.

Terminiamo questo sguardo sul particolare con l’etimologia di questo colosso romano. Noto come Anfiteatro Flavio, sembra derivi dalla domanda che veniva fatta ai cristiani di fronte alla statua di Nerone, per testare la loro devozione all’imperatore, che risiedeva lì accanto: Colis eum? (= lo adori?). Con l’arrivo di Vespasiano la testa dell’imperatore canterino fu sostituita con quella del Re Sole. L’espressione rimase famosa e accostata a quel monumento. Molti la ritengono una leggenda e sostengono si parli di Colosseum solo dopo il Medioevo, proprio in riferimento alle sue “colossali” dimensioni.

Alla fine di questo viaggio ciò che ci manca è una foto ricordo. Il modo migliore per farsi immortalare di fronte all’Anfiteatro Flavio senza includere nell’obiettivo centinaia di passanti è da dietro, passando dall’ingresso dei Fori Imperiali. Una vista mozzafiato senza nessuno intorno, un posto poco conosciuto, dove poter ammirare la maestosità di una Roma che profuma ancora di antico. Non svelatelo così in fretta.

Secondo la profezia del Venerabile Beda: “Quandiu stabit Colyseus stabit et Roma, quandiu cadet Colyseus cadet et Roma, quandiu cadet Roma cadeti Mundus”. Non ci resta che augurare lunga vita al Colosseo.

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