Palermitani

Comò Mag.

Stories by the “Creative Curious Travellers 2018” about the city of Palermo. A project by CCT-SeeCity. Thanks to: CLAC | @Igers.Palermo | MINIMUM | PUSH. | SeeCily Tourism Services – InfoPoint Palermo | USE-IT Palermo | ALAB | SAM! | Pasticceria Cappello | Caffè Letterario Teatro Garibaldi | Good Company Sicily | AddiopizzoAddiopizzo TravelVisit Palermo | Wonderful Italy.


Caro diario,

è stata un’onda onirica quella che Nicolò ed io abbiamo attraversato a Palermo, una città visitata per la prima volta da entrambi. Abbiamo sfiorato il sole, il sapore pungente di una città autentica, abbiamo toccato le sue persone accoglienti come un abbraccio familiare, ancorate con il cuore ad una città che non potremo dimenticare.

Ti vorremmo raccontare chi abbiamo incontrato con CCT, che ci ha indirizzato verso qualcuno che ci ha aperto tutti i cassetti del suo personale comò. Sono stati i nostri confronti quotidiani con chi vive e conosce Palermo dall’interno a tirarci in un turbine di emozioni, che ci hanno fatto riflettere anche su noi stessi, sugli sguardi metaforici che volgi costantemente a te, a dove e con chi trascorri il tuo tempo, alle scelte consapevoli e non che ti cambiano la vita… in meglio.

Accumuna tutti questi visi, che ci hanno dedicato un momento della loro giornata, la grande fiducia nel futuro, nel concetto di rinascita. Siamo grati alla loro sincerità, hanno risposto con parole così attente e forti da far “tremare” il nostro registratore.

Siamo convinti che la cosa migliore sia trasportare le loro frasi sulla pagina di questo diario, saranno loro a scandire giornate di sudore, tanto nelle calde vie della città, e di una felicità rara e nello stesso tempo quotidiana, di quella che ti fa sentire così vivo da poter mettere in discussione tutta la tua vita.

Troverai chi ha davvero cambiato la sua scegliendo Palermo, chi ha fatto un sacrificio per un ideale che lo ripaga di qualsiasi sforzo e poi troverai i loro volti accompagnati da qualche parola, come una carta d’identità sentimentale, dove al posto di altezza e colore degli occhi leggerai in che cosa si crede e le fonti d’ispirazione più grandi.  

Questi dialoghi sono la testimonianza di una settimana pregna di scosse emotive, conservarli e farli leggere è il nostro omaggio a chi ci ha voluto donare un’idea, un punto di vista capace di riflessione e sogno insieme. Naturalmente riportare in questo breve diario sentimentale i nostri incontri è pronunciare un gigantesco grazie a CCT, che con un’attenzione gentile ci ha saputo prendere la mano e accompagnare nella polpa più tenera e calda di Palermo.

Palermo t’investe: senza ferirti, ti apre comunque qualcosa dentro. È come una chiave universale che non sapevi potesse scovare persino quel nascondiglio – o quel cassetto – che, magari, tu occultavi anche a te stesso.

Sempre tuoi,
Chiara e Nicolò | Comò Mag.


Vincenzo | Città Cotte

Vincenzo è di una simpatia e freschezza contagiosa. Realizza monumenti di Palermo in miniatura, lavorando su ogni pezzo come se fosse unico. Il suo lavoro è amatissimo, come dimostrano i numerosi apprezzamenti di amici e passanti che hanno piacevolmente interrotto la nostra chiacchierata: “Complimenti architetto per la vetrina!”. Già, perché Vincenzo ogni anno, in occasione di Santa Rosalia, patrona amatissima della città, inaugura una spettacolare scultura in creta che espone nella sua piccola vetrina su Corso Vittorio Emanuele. Noi non ci siamo persi l’inaugurazione, e tra una teglia di sfincione e chiacchiere con i vari ospiti, abbiamo conosciuto meglio il suo lavoro.

Come è nato Città Cotte?

Ho deciso di aprire questa bottega 25 anni fa, dopo i miei studi di architettura. È stata una scommessa, perché questa, inizialmente, era la mia alternativa, il mio piano B. Una spinta importante ad iniziare è arrivata dal grande successo di una mostra fatta nel 1993. Dopo quell’evento ho aperto il mio primo laboratorio, era di soli 7 mq.

C’è un monumento, tra le tue creazioni, a cui sei più affezionato?

È come se fossero tutti figli miei, ma se devo proprio sceglierne uno è Porta Nuova perché mi piace questa sua forma turrita con copertura piramidale. È un monumento che parla da solo, non ha bisogno di un contorno perché è compiuto in se stesso.

Cosa c’è nel tuo cassetto?

C’è il desiderio di realizzare due belle vetrine su Corso Vittorio Emanuele (via centralissima di Palermo n.d.r.), per dare maggiore visibilità alla mia attività. Poi ci sono sogni inerenti alla mia città. Vorrei vedere nascere nuovi spazi, architetture contemporanee, colore! Palermo non deve rimanere imprigionata e cristallizzata nel passato: la storia deve continuare.

Riprendendo la tipica frase che i palermitani sono soliti rivolgere a Santa Rosalia ti chiediamo: da cosa vorresti liberarti e cosa, invece, vorresti proteggere?

Vorrei liberarmi dal malaffare, perché ferma le cose, ferma l’evoluzione sociale. Vorrei proteggere, invece, la gente onesta.

Scopri di più qui: Cittacotte di Vincenzo Vizzari [pagina facebook]


Bruna, Ramona e Annalisa | Insula

Ricercare la propria strada e fare tesoro dei propri studi senza paura di dare vita a qualcosa di nuovo, sono alcuni dei temi della nostra chiacchierata con le ragazze di Insula. Un laboratorio artigianale in un tranquillo cortile interno del centro di Palermo. Un progetto ideato da Bruna e Federica, che purtroppo non abbiamo incontrato poiché era fuori città, e che nel tempo ha coinvolto anche le maestranze di Ramona e Annalisa.

Da architettura all’artigianato. Come mai questa scelta, Bruna?

Bruna: L’idea è nata quando io e Federica ci siamo rese conto che stare davanti ad un computer tutto il giorno non faceva per noi, avevamo bisogno di fare qualcosa con le nostre mani. Così è nato Insula, luogo di produzione e spazio espositivo. Io mi occupo di stampa a mano su tessuto, Federica, invece, lavora con la resina. Inizialmente esponevamo solo le nostre creazioni, poi con il tempo abbiamo iniziato ad accogliere le produzioni di altri artigiani. Questa apertura ci ha fatto iniziare a lavorare anche con Annalisa e Ramona.

Ramona ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti ed è sempre stata appassionata di falegnameria. I suoi manufatti in legno, lavorati al tornio, sono l’unione di queste sue due anime.

Ramona: Sono arrivata a Palermo quasi per caso. L’anno scorso, cercando uno sbocco per vendere i miei prodotti, sono entrata da Insula e ho capito subito che era il posto giusto. Prima ho portato qui i miei prodotti, poi ho deciso, qualche mese fa, di trasferire anche il mio laboratorio a Palermo.

Annalisa, invece, realizza pezzi in ceramica d’istinto. Per lei creare è come scrivere, ma con l’argilla e non con carta e penna.

Annalisa: Tutto è nato a San Francisco, in un momento in cui ero là con la mia famiglia. Un giorno mi sono detta: “Che faccio?”. Avevo un’energia che sentivo di dover impiegare. In quel momento ho deciso che avrei fatto un corso di ceramica, proprio io che non avevo mai preso in mano dell’argilla, ma quel corso – in realtà – non l’ho mai iniziato. Alla fine ho fatto tutto da me, da sola, anche con grande difficoltà. Ho cominciato a lavorare e mi sono subito piaciuta, ho trovato il mio posto sulla terra.

Cosa c’è nel vostro cassetto?

Bruna: Mi piacerebbe trovare nel mio cassetto sempre più leggerezza nell’affrontare le cose.

Ramona: Una matita e un foglio.

Annalisa: Il mio passaporto e quello di mio figlio.

Perché a Palermo?

Bruna: Io ho fatto l’architetto in Australia ma ho deciso di tornare a Palermo perché è qui che voglio stare. A volte è difficile ma non sogno di tornare all’estero. Un punto di forza di questa città è la sostenibilità economica. In quale altra città potrei permettermi di avere uno spazio in centro? Poi è un buon posto per creare, dare vita a progetti creativi. Quello che è importante è non fossilizzarsi in un luogo ma tenere la mente aperta e viaggiare.

Da cosa vorreste liberarvi e cosa, invece, vorreste proteggere?

Bruna: Libererei Palermo dalla peste dell’inciviltà, la strafottenza, i clacson delle macchine. Credo, invece, che sia da proteggere l’autenticità di questo luogo.

Annalisa: Vorrei liberarmi da chi guardo soltanto l’apparenza, le cose materiali.

Scopri di più qui: Insula – laboratorio sperimentale [pagina facebook]


Mauro | Push

Salendo le scale di un palazzo storico in Piazza Sant’Anna, siamo entrati nella sede operativa di Push.

Qui, ad accoglierci c’era Mauro, uno dei fondatori del progetto. Prima di fermarci con lui a chiacchierare nella sala riunioni, abbiamo fatto un giretto tra i vari uffici del laboratorio. Tappa imperdibile del tour, la sosta davanti alla grande finestra che si affaccia direttamente sul terrazzo in maiolica del palazzo del Gattopardo. Un sogno!

Mauro, laureato in architettura, aveva deciso inizialmente di trasferirsi a Ottawa, per seguire un corso di perfezionamento. I piani, però, si fanno e si cambiano e, come abbiamo imparato nei nostri giorni a Palermo, a volte il richiamo per la Sicilia si fa sentire in maniera forte e inaspettata. Così, sei anni fa, ha deciso di tornare a casa, per gettare le basi, insieme ai suoi soci, di Push.

Come potremmo descrivere il vostro lavoro?

Push è un’associazione no profit, ma noi preferiamo definirci un laboratorio di design e servizi per l’innovazione sociale e urbana perché è questo che concretamente facciamo ogni giorno. Lavoriamo per il progresso tecnologico, anche se abbracciamo quotidianamente temi sociali e culturali. Siamo nati sei anni fa per sviluppare un’applicazione di mobilità sostenibile, ma era già chiaro per noi che quello sarebbe stato solo il primo progetto, avevamo voglia di fare anche tanto altro.

Qual è il progetto a cui sei più affezionato?

Personalmente vado molto fiero di “Borgo Vecchio Factory”, un progetto di promozione sociale per la realizzazione di laboratori artistici per i bambini del quartiere di Borgo Vecchio a Palermo.

Questo progetto ci ha regalato grandissime soddisfazioni, e continua a farlo ancora oggi. Abbiamo ottenuto la menzione d’onore al Compasso d’Oro di Milano e siamo stati invitati a parlarne anche all’estero. Sono felice, oltre che per l’impatto positivo che ha avuto sul nostro territorio, soprattutto perché è stato letto da molti come una best practice, un format esportabile e replicabile in altri luoghi che vivono una situazione simile.

Cosa c’è nel tuo cassetto?

Nel mio cassetto ci sono i progetti più importanti che abbiamo realizzato qui a Push, i miei scatti da fotografo d’architettura e molta Street Art con cui sono in fissa. Questo mio amore è nato dal fatto che mi sono reso conto che l’arte stava contaminando l’architettura: questo aspetto mi incuriosisce molto. Poi nel cassetto ho anche le bacchette per suonare la batteria e le palline da giocoliere.

Da cosa vorresti liberarti e cosa, invece, vorresti proteggere?

Vorrei liberare Palermo da quelle brutte mentalità che ancora esistono e persistono. Bisognerebbe proteggere, invece, la biodiversità sociale di questa città.

Scopri di più qui: www.wepush.org


Giulia e Carmela | Edizioni Precarie

Abbiamo conosciuto Giulia e Carmela sulla porta azzurra del loro “Edizioni Precarie”, uno spazio accogliente e luminoso in una zona centralissima di Palermo, sede espositiva e laboratorio produttivo delle loro originali creazioni. Ci hanno accolto pacate e sorridenti al loro tavolo di lavoro e, tra carte colorate e ventilatori per smuovere l’aria calda, ci hanno raccontato come è nato il loro progetto.

Tutto è nato da una tua idea, vero Carmela?

Carmela: Edizioni Precarie è nata guardando la città. Io sono pugliese e quando mi sono trasferita a Palermo per me era tutto nuovo, sconosciuto e molto affascinante. Sono rimasta folgorata dai dettagli della cultura popolare palermitana e nello specifico dalle carte alimentari, che vengono utilizzate nei mercati. Nel tempo libero ho iniziato a lavorare con queste carte e ho dato vita ai primi quaderni, stampe e carte da lettere. Dalle prime sperimentazioni a oggi sono passati 5 anni e sono successe tante cose, come l’arrivo di Giulia che si è unita coraggiosamente al progetto.

Giulia: Lavoro con Carmela da due anni. Insieme abbiamo iniziato a strutturare il progetto e abbiamo aperto la nuova sede qui in centro. Quello che non è mutato è il cuore di Edizioni Precarie. I nostri manufatti non sono semplici quaderni, stampe o grafiche, ma piccoli contenitori di storie. Sono il racconto di un luogo attraverso i suoi materiali.

Perché le carte alimentari?

Carmela: Ho studiato architettura e pur avendo un po’ rinnegato gli studi, ho sempre avuto un’attrazione verso quello che i luoghi ti possono trasmettere, le tracce che puoi raccogliere. Il progetto è nato per caso, in una fase della vita in cui ero in ricerca. Credo sia tipico di molte persone creative ad un certo punto chiedersi: adesso che me ne faccio di questa attitudine nella realtà?

Unendo bisogno (pagare affitto) e potenzialità (formazione creativa) nascono cose inaspettate. A me è andata così. La scelta della carta alimentare, quindi, è stata un po’ casuale. Intenzionale, invece, era la necessità di trovare un mezzo di espressione.

Cosa c’è nel vostro cassetto?

Carmela: A breve non avrò più un comò, perché devo fare un trasloco! Il mio cassetto è quindi in fase di transizione.

Giulia: Nel mio ci sono tantissime cianfrusaglie, cose che non riesco a buttare. Gli oggetti del passato sono per me di protezione e conforto.

Da cosa vorreste liberarvi e cosa, invece, vorreste proteggere?

Carmela: Vorrei liberarmi dall’arte di lamentarsi, un’attitudine molto contagiosa. In realtà basterebbe concentrarsi su altro, perché alla fine si trova sempre una soluzione.

Giulia: Vorrei proteggere il contrasto, le differenze culturali, architettoniche e climatiche di Palermo.

Scopri di più qui: www.edizioniprecarie.it


Loredana | Lurù

Non ci sono molte botteghe artigiane nel quartiere de La Kalsa e tutti i principali laboratori dell’associazione Alab (associazione che supporta moltissimi liberi artigiani e artisti palermitani) sorgono lungo le vie principali del centro. Tutti tranne Lurù, laboratorio di pittura e scultura colmo di cartoline, quadretti e oggetti colorati capaci di rallegrarti la giornata. Al suo interno Loredana, una di quelle “persone belle” (come diciamo noi di Comò Mag.) che, quando la conosci, ti senti fortunato. Originaria di Palermo, ha vissuto per molti anni a Parigi dove di giorno lavorava come interprete e la sera frequentavo l’Accademia di pittura a Montparnasse. L’arte è sempre stata uno strumento di espressione e comunicazione fondamentale per lei e tutti i suoi amici hanno almeno una caricatura firmata Lurù!

Loredana, come mai hai scelto La Kalsa?

Effettivamente, per il momento ci sono soltanto io dell’associazione Alab in questo quartiere! Sono sola perché non tutti sono pronti a prendersi un rischio e il rischio, qui, non è monetario, ma di tempo. Serve fiducia nel credere che questo posto avrà uno sviluppo e una crescita negli anni, molto di più di quanto ha avuto fino ad ora. Questa scelta significa per me darsi la possibilità di guardare avanti! Sono un po’ fuori dal centro, ma sono contentissima qui, perché ci sono tante realtà che si stanno sviluppando. Amo questo studio, ho tutto lo spazio che mi serve e amo questo quartiere, ricco di contrasti che sono fondamentali per l’ispirazione. Qui ci sono tutti i colori di Palermo, toni delicati e forti: tutto e il contrario di tutto.

Da Parigi a Palermo, ti viene voglia di tornare all’estero?

La vita mi ha riportata a Palermo nel 2014, in un momento interessante per la città. L’interprete qui non potevo farla, perché non ci sono società che richiedono questo servizio, quindi ho avuto più tempo per disegnare! Quando vivevo in Francia facevo l’interprete e l’insegnante: non mi era mai passato per la testa di fare l’artista. Sicuramente aprire un laboratorio a Parigi sarebbe sta una mossa vincente, perché lì si dà grande dignità agli artisti, ma è stata Palermo a farmi capire che potevo fare questo nella vita non solo come passatempo personale.

Cosa c’è nel tuo cassetto?

Nel mio cassetto ci sono progetti ancora da finire, li tendo un po’ dentro e un po’ fuori per ricordarmi di portarli a termine. Poi tantissimi sogni, colori, piccole e sane aspettative ma nessuna illusione.

Da cosa vorresti liberarti e cosa, invece, vorresti proteggere?

Vorrei proteggere la parte bambina di tutti i cittadini di Palermo. Ho notato che molti dei miei sostenitori sono professionisti con vite pesanti (medici, questori, avvocati…), persone che hanno bisogno di alleggerirsi l’esistenza, anche semplicemente acquistando una mia cartolina colorata. È come un’esigenza fisiologica.

Scopri di più qui: Lurù Maison d’Artiste [pagina facebook]


Mimmo Cuticchio | Teatro dei Pupi

Entrare nell’affascinante Teatro dei Pupi Santa Rosalia significa mettersi in contatto con un pezzo di storia della città. Un luogo che può sembrare fuori dal tempo, ma che in realtà ha molto da raccontare ancora oggi. Qui abbiamo conosciuto il mitico Mimmo Cuticchio, cantastorie, attore e registra teatrale, figlio d’arte nato e cresciuto in mezzo ai Pupi. L’Opera dei Pupi è un tradizionale teatro di marionette, uno dei più antichi in Sicilia, già diffuso nel Medioevo. La fortuna dei nostri incontri è stata anche questa, la possibilità di ascoltare generazioni diversi, di conoscere i nuovi linguaggi e le arti tradizionali.

Mimmo, quando hai aperto il tuo teatro?

Avevo 25 anni quando ho aperto questo teatro. Sono figlio d’arte, è vero, ma mio padre non mi ha lasciato un’eredità, questo perché il teatro dei Pupi era entrato in grande crisi. Tutti i teatrini chiudevano e i figli cambiavano mestiere. Per superare il momento di difficoltà, dovevo capire come questo teatro potesse continuare a sopravvivere quindi ho iniziato a studiare, libro dopo libro.

Alla fine degli anni 70, ho capito che il Teatro dei Pupi, così come era stato concepito fino ad allora, era morto definitivamente. Non bisognava, però, buttare tecniche e saperi, che anzi andavano preservati. Bisognava scrivere testi nuovi, costruire nuovi Pupi e fare scelte drammaturgiche diverse.

Come è cambiato nel tempo questo teatro?

A livello creativo non ti puoi fermare a fare quello che oggi funziona. Noi amiamo la ricerca e la sperimentazione, il mio gruppo di lavoro non ama la tradizione fine a se stessa. Per esempio, mio figlio che ha fatto il conservatorio ed è compositore ha scritto musiche originali per spettacoli nuovi. Crediamo nella tradizione, come fonte di valori e di saperi, ma ci chiediamo sempre come utilizzarla per il presente. Il mondo cambia e se non ci adeguiamo rischiamo di diventare un museo vivente.

Perché ancora oggi sei a Palermo?

Io vado in giro per il mondo, sto fuori molti mesi all’anno per lavoro perché sarebbe difficile far esistere questo teatro solo qui, ci sono pochi aiuti e supporti. Giro per il mondo, è vero, ma torno sempre a Palermo. Il mio nido è qui, il mio teatrino, i miei laboratori, la mia casa: sono tutti qui. A Palermo ci sono il mio cuore e la mia vita. Quando vado in giro per l’Europa, la Cina o il Giappone, insieme all’Opera dei Pupi, porto con me un pezzo diverso della Sicilia e racconto una terra di cultura che è altro dalla sola mafia.

Come si rapportano oggi i giovani con l’Opera dei Pupi? Vedi un futuro per questo teatro?

Ci sono tanti giovani interessati, sia nel mio gruppo di lavoro che nel resto d’Italia. Ho tanti giovani che mi contattano e allievi sparsi in tutta la penisola.

Sì, è uno spettacolo classico ma un capolavoro dove turisti e palermitani escono ancora innamorati, perché è ironico, giocoso, spettacolare, allegro, siciliano e italiano. Non è uno spettacolo folcloristico, quindi può continuare ad esistere.

Scopri di più qui: www.figlidartecuticchio.com


Luca, Leda e Luca | Ciao Ciao Studio

Abbiamo conosciuto Luca, Leda e Luca (da ora P. e C. per distinguerli) davanti ad uno spritz di fine giornata, in un barettino di via Paternostro accanto alla sede che ospitava “One Of a Type”, la loro prima riuscitissima esposizione. Una mostra collettiva che riunisce trentadue designer internazionali con l’obiettivo di raccontare l’identità culturale di Palermo attraverso altrettante lettere tipografiche originali.

I percorsi dei tre co-founder del nuovissimo Ciao Ciao Studio si sono intrecciati pochi mesi fa, ma le passioni comuni e i vissuti simili hanno fatto da collante istantaneo. Tutti e tre, infatti, hanno prima lasciato la Sicilia, per fare importanti esperienze lavorative all’esterno tra Berlino, Londra e Barcellona, per poi tornare a casa con la voglia di lasciare il segno nella loro città.

Perché avete scelto di tornare a Palermo?

Leda: Ricordo che da bambina il centro storico era una zona off-limits. Era in mano al malaffare, alla mafia. Oggi vediamo una città totalmente rinnovata; abbiamo vissuto sulla nostra pelle il cambiamento e la rinascita di Palermo. Camminare per le strade del centro e vedere tutto questo fermento, questa vitalità, è per noi un segnale importante, non scontato: una gioia immensa!

Come è nato l’idea di lavorare insieme?

Luca C: Io sono stato il tramite. Conoscevo già Luca P. e Leda e durante una cena a casa mia ho fatto le presentazioni di rito.

Luca P: Per la prima volta abbiamo parlato di costruire un progetto insieme la sera di Natale 2017, in un barettino qui del centro. Io e Leda ci conoscevamo ancora pochissimo, ma ci siamo subito trovati in sintonia.

Leda: Ci siamo ritrovati a riflettere sul fatto che a Palermo ci fossero pochi eventi culturali e quasi nulla dedicato alla grafica. Quindi abbiamo deciso di sfruttare il momento. Palermo Capitale della Cultura e città di Manifesta: quando ricapita? Così è nata l’idea di costruire un progetto capace di rendere omaggio, nello stesso tempo, alla nostra città e alla nostra grande passione comune per la tipografia.

Cosa c’è nel vostro cassetto?

Luca PCi sono la Vucciria (un quartiere di Palermo n.d.r.), il mio vodka lemon del venerdì e il sogno di vivere il lavoro come pura passione.

Leda: Un viaggio in Giappone ancora da fare.

Luca C: Decine di progetti personali che ho iniziato e che tra un lavoro e l’altro non riesco mai a finire.

Da cosa vorreste liberarvi e cosa, invece, vorreste proteggere?

Leda: Vorrei proteggere l’autenticità di Palermo, impedire che diventi una tipica città europea. Autenticità nella città ma anche nelle persone schiette e reali.

Luca P: Vorrei liberarmi dal tasciume (tascio singifica tamarro n.d.r.). Non è una questione estetica, ma un’attitudine del concepire la vita che non mi piace. Poi ovviamente vorrei liberarmi dalla brutta grafica!

Scopri di più qui: Ciao Ciao Studio [pagina facebook]


Steve | sommelier

Il primo aperitivo a Palermo l’abbiamo fatto al Caffè Letterario Garibaldi, nella sede centrale di Manifesta 19. La tappa era d’obbligo, perché Elena (esatto, l’Elena di CCT) ci aveva informato che a gestirlo era un nostro concittadino. Così abbiamo conosciuto Steve, reggiano come noi, che tra calici di ottimo vino naturale ci ha raccontato come, proprio qui in Sicilia, ha capito quello che voleva fare da grande. Mentre studiava a Palermo faceva il buttadentro nei ristoranti per turisti (che sconsiglia vivamente!) ma è stato dopo un corso per sommelier che le cose si sono fatte chiare: nella vita voleva stare in mezzo alle persone ad aprire bottiglie!

Come sei arrivato in Sicilia, Steve?

Ci sono finito, anche se non volevo. Avevo deciso di fare l’animatore turistico, con il sogno di andare a lavorare in un luogo esotico e di non andarmene più. Sognavo il Messico o l’Honduras e invece è arrivata la Sicilia. Un giorno al mini club del villaggio turistico dove lavoravo, un bambino mi ha detto: “a Palemmo a mezzanotte è come mezzogiorno”. Se un bambino così piccolo era tanto orgoglioso del luogo in cui viveva, ho pensato che dovesse trattarsi di una città davvero speciale. Alla fine di quella estate sono venuto per la prima volta a Palermo. Un anno dopo ho deciso di fare qui il test di ammissione per l’Università. Così è iniziata la mia avventura a Palermo.

Cosa c’è nel tuo cassetto?

Sicuramente una bottiglia di Etna Bianco e il mio prossimo progetto, un sito dedicato ai vini naturali siciliani. Mi piacerebbe riuscire a raccontare questo mondo in modo nuovo perché penso che ci sia ancora molto da fare sulla comunicazione italiana dei vini biologici, oggi sospesa tra commenti sofisticati e astratti da una parte e feroci puristi, sempre pronti a criticare aspramente chi non sceglie vini tradizionali, dall’altra.

Come ti sei innamorato del vino naturale?

Una persona cerca nel vino la stessa cosa che ricerca in un’altra persona: una vibrazione. Per questo a volte ci piacciono persone magari non bellissime, ma che hanno una vita dentro. Quindi possiamo preferire una persona così, piuttosto che una persona sulla carta “figa” ma che ha poco dentro. La stessa cosa vale per i vini naturali, magari tecnicamente sono meno perfetti di altri, ma hanno sempre una personalità e una vita che ti investe e ti arriva.

Da Reggio Emilia a Palermo, perché hai deciso di restare?

La mia città ogni tanto mi manca, infatti torno tutti gli anni. Mi fa piacere tornare ma non riuscirei a stare a Reggio Emilia per più di due settimane perché dopo un po’ mi annoio. Qui a Palermo succedono molte più cose, la vita è più piena e intensa.

Scopri di più qui: @stevblow [pagina instagram]

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Comò Mag.