Ferragosto a Nordkapp!

Album fotografico in fondo all’articolo.

71°10’21” N, 13/16 Agosto 2012

NORDKAPP Il Sertifikat dice: “Col presente atto si certifica che CCT-SeeCity in viaggio nel Paese del Sole di Mezzanotte, ha visitato oggi Capo Nord, il punto più settentrionale d’Europa”. Timbro: Nordkapp, 14 Agosto 2012. In realtà, non è proprio così. Noi sì, ci siamo davvero stati a Capo Nord ma la Geografia dice altro…

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LA GEOGRAFIA: una pignoleria?

Nordkapp è una falesia sulla punta nord dell’isola di Magerøya (Norvegia Settentrionale, già Circolo Polare Artico), nella regione di Nord-Norge / contea di Finnmark / comune di Nordkapp. La falesia – a 71° 10′ 21″ di latitudine nord e 25° 47′ 40″ di longitudine est – è alta 307 metri con una rupe a picco sul Mar Glaciale Artico e si trova a solo 2000 km dal Polo Nord. Qui il famoso Globo fissa l’orizzonte.

Capo Nord è comunemente considerato il punto più a nord d’Europa ma è inesatto: più a nord, il promontorio di Knivskjellodden – evidente su qualsiasi mappa! – si trova ad una latitudine nord di 71° 11′ 08″, ovvero circa 1400 metri più a nord! Per raggiungere il “vero tetto” dell’Europa non esistono strade asfaltate: è necessario lasciare la propria vettura sulla E69 – l’unica che porta a Capo Nord – ed incamminarsi per il sentiero, lungo 9 chilometri, in direzione nord-ovest. Una volta giunti, si può firmare il registro (custodito in una cassetta rossa) per testimoniare il proprio arrivo. Andata e ritorno: circa 5 ore e mezzo. Una cosa a difesa di Nordkapp, però, va detta: qui manca la fantastica rupe a picco sull’oceano!


IL VIAGGIO (IN AUTO): che poesia!

Il certificato dovrebbe quindi testimoniare che abbiamo raggiunto il punto più settentrionale d’Europa “raggiungibile in auto”. Questa precisazione, però, guasterebbe la poesia. Il viaggiatore, si sa, preferisce sacrificare un pezzettino di realtà all’immaginazione. E qui, nella terra dell’aurora boreale in inverno e del sole di mezzanotte in estate, ogni volta che si alza lo sguardo è come stare davanti al sogno di un poeta.

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Noi, a Capo Nord, ci siamo arrivati in auto percorrendo la strada europea E06 fino a Olderfjord e continuando per gli ultimi 128 km sulla E69. Strada che per circa 7 km è un tunnel sottomarino: il Tunnel di Capo Nord (Nordkapptunnelen), profondo 212 metri sotto il livello del mare, che collega la terraferma all’isola di Magerøya.

Fuori dall’auto, i fiordi si tuffano nell’Oceano (o Mar) Glaciale Artico e colorano a seconda del cielo. Nuvole passeggere giocano col sole e cambiano di continuo l’umore del paesaggio: luce, ombra, luce. Uno spettacolo quasi surreale. E in mezzo a tutta questa natura selvaggia, compare ogni tanto qualche casetta di legno, rossa, bordeaux, verde, gialla o blu. Chissà se i proprietari ci vivono o vengono qui solo in vacanza estiva. Chissà come sarebbe passarci l’inverno. E mentre penso alla neve e al gelo… vedo un uomo, in costume da bagno, che sta per entrare in mare. Pazzo! Sì, siamo in Agosto e c’è il sole, ma io indosso un maglione di lana e sono dentro l’auto. Ma la cosa che più ci sorprende sono le renne, marroni o bianche, che con molta tranquillità pascolano per la strada. Motivo per cui i cartelli, soprattutto prima delle curve, ripetono di guidare con attenzione! Più ci avviciniamo alla meta, più la vegetazione si abbassa: in pratica, gli alberi spariscono e la flora si riduce a ciuffi d’erba, ovvero al pasto di questi splendidi animali.

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L’ARRIVO: velkommen!

Il nostro Camping si trova a pochi minuti da Honningsvåg. Questo borgo – il cui nome significa “la baia situata sotto la montagna” – è abitato da poche migliaia di abitanti; quindi, si tratta del centro urbano più “vitale” di tutta l’isola, con un piccolo supermercato e persino un pub. Nel resto di Magerøya, pochi e piccoli villaggi di pescatori.

Siamo arrivati nel tardo pomeriggio, con un po’ di vento e circa 8 gradi. Una ragazza ci accoglie nel casottino della reception/punto informazioni/negozio di souvenir/mini alimentari, con la caricatura di un sorriso appiccicato in faccia. Fatto il check-in, ci suggerisce di cenare in un ristorante in “città” e assaggiare i piatti tipici del luogo: carne di renna e lingua di merluzzo fritta. Ci addormentiamo con la luce di un timido sole e svegliamo con un solo obiettivo: raggiungere la (seconda) punta più a nord dell’Europa. Prendiamo l’auto e proseguiamo per la strada E69, l’unica strada che porta a Nordkapp. Davanti a noi, la nebbia. Poi un cartello: Nordkapp! Scendo subito dall’auto per attaccare un paio di CCT-Stickers (su entrambi i lati del palo). E non sono l’unica vandala: già quattro adesivi di alcuni club per motociclisti rivendicano il territorio.

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Accedere all’area di Capo Nord costa 235 NOK (corone norvegesi – circa 30 euro) a testa. Il biglietto però vale anche per il giorno dopo (e meno male). Parcheggiamo e via dentro a riscaldarci per un po’. Oggi si gela anche con piumino, sciarpa, cappello e guanti.

Questa moderna architettura ospita tra le altre cose: due Bar con grandi vetrate, dove servono il “tradizionale” champagne, un Café e un Ristorante panoramico; l’immancabile negozio di souvenir – dove acquistare il (bugiardo) certificato del viaggio a Capo Nord (in tutte le lingue del mondo) e altre cianfrusaglie; il Royal North Cape Club, del quale è possibile divenire membri (versando non so quale cifra) e quindi entrare a North Cape gratuitamente per il resto della vita (!?!); la Cappella ecumenica di S.Giovanni; una sala cinematografica dove viene continuamente proiettato un documentario sulle quattro stagioni (il DVD si trova tra i souvenir); un ufficio postale dove imbucare le cartoline (che però avranno il timbro di Honningsvåg!); e infine – ciliegina sulla torta – un Museo Thailandese. Sì sì, thailandese. Un monumento in memoria del Re thai che visitò Nordkapp nel 1907 ma inaugurato nel 1989. Cosa c’è di strano? Il viaggio diventa turismo. C’est la vie.

Forza e coraggio. Incappucciati, usciamo dal “centro tuttologo” per arrivare finalmente alla punta dove sta glorioso il Globo, vero simbolo di Capo Nord. Per vederlo, occorre avvicinarsi. La nebbia purtroppo nasconde l’orizzonte (ovviamente, non è così nelle giornate più fortunate!), però la sensazione di essere al “limite” estremo dell’europa ed affacciarsi sul Mar Glaciale Artico verso il Polo Nord è comunque un’emozione. Un senso di vuoto, d’infinito che fa quasi paura.

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Il giorno dopo, col cielo decisamente più sereno, decidiamo di tornare. Anche perché, diciamo la verità, cos’altro c’è da fare a Magerøya? Se non si ha l’animo sportivo, poco. E poi volevamo vedere l’orizzonte, l’oceano perdersi nel cielo e il cielo confondersi con l’oceano. Missione compiuta il 15 Agosto 2012. Buon Ferragosto da Nordkapp!

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* CCT-Stickers: quello sul Globo, il giorno seguente non c’era già più. Mentre, sul cartello Nordkapp, pare siano sempre lì a salutare chi viene e chi va.


ICE BAR: l’esperienza più ridicola e imbarazzante!

Dopo la prima visita a Nordkapp, scendiamo in “città” per fare un po’ di spesa. Qualche giorno prima, avevamo fatto compere all’Östermalms Saluhall, il grande mercato al coperto di Stockholm (la bellissima Stoccolma – città dove ci ho lasciato un pezzetto di cuore), ma ci mancavano un po’ di cosette perché la mamma potesse cucinare per cena spaghetti al pomodoro e basilico, da gustare nel salottino della nostra piccola e calda dimora in legno. Prima di arrivare da Joker (il supermercato) notiamo l’insegna ARTICO – ICE BAR (e SHOP). L’entrata è quella di un negozio d’abbigliamento invernale e accessori-decorazioni-oggetti vari per Natale. Il proprietario José Mijares, un uomo spagnolo trasferitosi qui dopo aver sposato una norvegese – (quando si dice “perdere la testa per amore”: deve essere una donna incredibilmente stupenda, per aver preso una decisione così “loca!”) – ci invita a varcare la porta e racconta orgoglioso la storia della sua idea diventata l’attrazione turistica più in voga dell’isola (dopo il Globo s’intende). Intanto, disteso sul parquet, un morbidissimo husky che si lascia coccolare.

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Un po’ per curiosità un po’ per gentilezza, decidiamo di provare quest’esperienza da brividi. Pagato l’ingresso, una giovane assistente fa indossare a tutti – lei compresa – un enorme e pesante cappotto imbottito: colore rosso da babbo natale e cappuccio a punta da setta satanica. All’interno del bar, fatto di enormi cubi di ghiaccio, la stessa ragazza ci serve un drink analcolico alla frutta (ovviamente in un bicchierino di ghiaccio). Dico solo che io, mio fratello e mia sorella, stavamo morendo dalla vergogna mentre babbo e mamma se la ridevano come due bischeri. Scattata la foto di gruppo, da inviare esclusivamente ai parenti più stretti per augurare un felice Ferragosto (per voi, mi spiace, ne è severamente vietata la visione!), scappiamo dimenticandoci di gettare il bicchierino di ghiaccio in mare (il bar è proprio davanti al porto) come vuole la “tradizione”. Dal negozio, però, ce ne andiamo solo dopo aver fatto un po’ di shopping in tema con la stagione: decorazioni natalizie in legno da appendere al prossimo albero di Natale. Domanda: ma in che mese siamo?

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PRANZO di NATALE. Pardon, FERRAGOSTO!

Il pranzo di Ferragosto a Nordkapp è stato il più bel pranzo di Ferragosto dei miei 26 anni. Perciò prendete carta e penna o tablet e dita, per appuntarvi questo luogo: Nordkapp Jul og Vinterhus. Il pittoresco ristorantino (e negozio di souvenir – immancabile: ci sono persino tende-souvenir lungo la deserta E69) si trova a Skarsvåg, il villaggio di pescatori più a Nord del mondo (così dicono). Dalla finestra accanto al nostro tavolo, vediamo barchette di legno e merluzzi o stoccafissi appesi ad essiccare dal sole e dal vento. La signora Heidi, padrona di casa, ci racconta che suo marito è un pescatore e che ogni mattina di questa stagione torna a casa con chili e chili di granchi reali: “che qui non costano niente mentre a Oslo o in altre città, si trovano solo nei ristoranti più cari”. E visto (in seguito) che a Oslo è caro persino Mc Donald’s… – (Disperatamente affamati, alla ricerca di una cucina ancora aperta alle 10 di sera, cinque minuti prima che chiuda, faremo appena in tempo a spendere oltre 16 euro a testa per hamburger+patatine+drink!!!) – …abbiamo fatto benissimo a gustare qui questa prelibatezza: Granchio reale rossoRed king crab in Inglese – Kongekrabbe in Norvegese.

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Ci vengono servite solo le chele – e che chele! chele giganti – perché, a quanto pare, il corpo del granchio reale è un guscio completamente vuoto. Mentre la polpa delle chele è troppo buona! Pane, burro e un paio di salse per accompagnare il pasto. Ma la polpa delle chele è gustosissima anche da sola. E per dessert, waffle caldo su cui spalmare una crema bianca e acida chiamata Römme e marmellata di fragole. Cibo ottimo, servizio casalingo e simpatico, prezzi onesti; altra cosa gradita, i vicini di tavolo, tutti abitanti del luogo, quindi pescatori e mogli di pescatori. E per ultimo ma non ultima, l’atmosfera, decisamente bizzarra: l’albero di natale accanto al finto camino acceso, i pupazzetti di babbo natale in tutte le dimensioni, la casa piena ovunque di stelline, pan di zenzero e altre decorazioni… beh, ci sembrava di festeggiare più Natale che Ferragosto. Ma così è stato semplicemente perfetto.

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Alcune CURIOSITÀ…

  • La Norvegia Settentrionale rappresenta un terzo del territorio del paese ma è abitato solo dal 10% della popolazione.
  • Nordkapp (Capo Nord) deve il suo nome all’esploratore inglese Richard Chancellor che vi approdò nel 1533.
  • Il primo viaggiatore a visitare Capo Nord nel 1664 fu Francesco Negri (Ravenna, 1623 – 1698): sacerdote, esploratore e naturalista italiano, autore del “Viaggio settentrionale fatto e descritto da Francesco Negri da Ravenna” – resoconto di viaggio attraverso le attuali Svezia, Norvegia e Finlandia, pubblicato postumo nel 1700. Partì nel 1663 col preciso intento di raggiungere il punto più settentrionale del Continente Europeo e affrontò in solitaria tre anni nella Penisola Scandinava.
  • Sono in molti ad intraprendere questo viaggio da soli e non è raro, in estate, incontrare qualche ciclista sulla strada: bicicletta, zaino e tenda, sono tutto ciò di cui hanno bisogno. Sono i viaggiatori che più ammiro e invidio (per il coraggio e la sportività che non ho!).
  • Cosa significano tutte quelle montagnette di sassi che si vedono ovunque? Niente. Pare sia il gioco prediletto dai turisti e non è assolutamente ben visto dai locali. Vero che quelle piccole piramidi danno un tocco in più di mistero e fascino al paesaggio ma il regolamento per la tutela e sicurezza dell’ambiente parla chiaro: sassi e rocce non si devono spostare!
  • Due facili parole norvegesi da sapere: HEI (ciao) e TAKK (grazie).


L’ALBUM fotografico:

Elena Mazzoni Wagner