Un amore en passant – prima parte

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Ezechiele Lupo | Il giudice sul mulo

Usciva solitaria. Dalla porta dell’aula 110 un vociare di gente e gentaglia. Voleva andarsene: e non è che non lo fece. Voltò a destra proprio mentre nel corridoio giungeva un docente. Un ragazzo che conosceva stava bevendo ad una fontanella. Lo salutò con un gesto della mano ed un sorriso, quello la vide, alzò gli occhi: lei era già oltre. C’era una piccola bacheca a metà del corridoio dell’ala Nord dell’edificio: era di sughero con una cornice di vetro. Senza fermarsi diede un’occhiata ai foglietti appesi: uno azzurro, un manifesto che ricordava ai maschi il rinvio agli obblighi di leva, uno rosa della solita che si offriva di dare ripetizioni di matematica. Nient’altro di importante. Sulle scale c’erano due ragazze, fumavano una sigaretta e parlavano a bassa voce, sedute sull’ultimo gradino. Le salutò con un sorriso facendosi largo tra le loro gambe accavallate. Una delle due soffiò fumo dalle labbra socchiuse. Lei si voltò tenendosi al corrimano e sorrise di nuovo. Tornarono a parlare tra di loro e a gettare cumuli di cenere in un bicchiere di carta. Al piano terra un capannello di studenti scrutava un libro aperto ai piedi di una grande statua di marmo. Lei passò oltre. Vicino all’aula 90 c’era la macchinetta del caffè. Vi si avvicinò fermandosi davanti: si fissarono, lei e i tasti per la selezione della bevanda, poi andò via senza prendere niente. In guardiola il custode osservava il monitor che proponeva le immagini del lato Sud del chiostro. Sentì dei passi avvicinarsi e si volse verso il vetro. Lei passò e salutò con la mano. Il portiere ricambiò dicendo: “Salve signorina.” Stava sempre a fissare quel monitor anche durante la contestazione di qualche mese prima, quella in cui uno studente di un certo collettivo aveva spaccato l’asse di un’impalcatura. Il custode aveva solo sussurrato allo schermo: “Falliti…”

Uscì dalla porticina aperta sul lato del portone. Era fuori con l’aria immobile e gelida. Dopo pochi passi le guance le diventarono rosee e fredde. Cominciò a camminare lungo la via costeggiando l’edificio. Era bella. Si stringeva nella sua giacca di velluto bordeaux con i polsini di pelliccia, aveva una sciarpona marrone scuro che la imbacuccava ben bene fin quasi alla piccola bocca rosata; calzava degli stivaletti con poco tacco, indossava collant nere molto pesanti e una gonnellina che le lasciava scoperte la metà delle magre cosce; i capelli erano biondi e raccolti un cappello rossastro, in perfetto coordinato con dei guanti sottili di velluto. Sulle spalle uno zaino di pelle marrone con pochi libri e un quaderno. I lineamenti del viso delicati e resi ancor più fragili dal pallore nel quale si distinguevano le guance rese rosee dal freddo, un nasino e degli occhi color nocciola. Il marciapiede era coperto di neve e le orme dei molti passanti affondavano nella coltre per molti centimetri. In fondo alla strada una coda di auto col tetto innevato era immobile al semaforo. C’era molto traffico a quell’ora. Un’anziana coppia stava ferma sul ciglio della strada: lui con un cappello nero e un cappotto lungo fino ai piedi, lei, sottobraccio, era immobile nella sua pelliccia di visone.

Ora che le nubi si erano diradate la luna piena si rifletteva in una vetrina di un negozio di scarpe. Lei si fermò a guardare, mentre all’interno una ragazza faceva provare dei mocassini ad un signore vestito bene: la moglie in piedi lo guardava. Lei sentiva i clacson delle auto e si voltava senza fermarsi mai. Ad un semaforo un uomo le chiese l’ora; lei alzò il polsino della manica e gli mostrò il quadrante; lui la ringrazio e lei ricambiò con un sorriso. Attraversata la strada entrò in un caffè d’angolo con tre vetrine e molti tavoli con delle panche. Si diresse ad un tavolo vuoto e si sedette nel posto addossato alla vetrina. Negli altri tavoli: tre ragazzi bevevano caffè e parlavano, uno di loro fumava una sigaretta, un anziano signore leggeva un giornale e fumava una pipa, una coppia matura beveva un te e nel tavolo di fianco al suo, un ragazzo leggeva un libro di filosofia con tanto di tazzina da caffè vuota. Lei guardava fuori dalla vetrina poggiando il mento sul palmo della mano sinistra: i tetti delle case erano innevati, come i marciapiedi, le ringhiere dei balconi e i tetti delle macchine. Tutta quella neve con il gelo della notte sarebbe ghiacciata. Poi sentì giungere il cameriere e si voltò. “Cosa le porto?”, diede un’occhiata alla lista che aveva sotto il gomito e disse: “Un cappuccino per favore.” – “Con cacao o cannella?” – “Cannella.” (continua…)

Foto: “Le Loir Dans la Théière”. Paris 2008 © Ezechiele Lupo