
Borgo Museo | Sculture 1976 – 2004
La vita
Figlio di contadini, Quinto Martini nasce a Seano il 31 Ottobre 1908. Da bambino gioca con la terra ed è così che nasce la sua passione, iniziando come lui stesso racconta “a impastar mota” cercando di ritrarre i corpi degli uomini che dormivano sdraiati sull’erba e alternando al lavoro nei campi quello di sporcare con carbone e colori i muri della casa, senza sapere che mai ci fossero stati degli artisti e cosa fosse l’arte. All’età di diciotto anni conosce Ardengo Soffici che lo introduce nell’ambiente artistico fiorentino; frequenta poi il gruppo della “Scuola Leonardo” di Prato e il gabinetto di Vieusseux. Ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze dopo aver insegnato diversi anni in varie città tra cui Torino, Perugia e Bologna. Quinto è un uomo solido e testardo che disprezza qualsiasi forma d’arte che sappia di intellettualismo e moda ma che ama osservare la vita quotidiana delle persone che si muovono intorno a lui. Nel corso degli anni ’80 viene realizzato in suo onore, dal Comune di Carmignano il Parco-Museo, dove sono collocate 36 statue bronzee che coprono l’intero arco della sua vita artistica. Continua a scolpire e dipingere fino alla morte avvenuta a Firenze il 9 novembre del 1990.
La poetica
Autodidatta, scopre il mondo dell’arte quando si presenta ad Ardengo Soffici per mostrargli quattro suoi lavori: un incontro importante che gli cambia la vita e lo apre alla conoscenza dell’arte contemporanea, italiana ed europea. Nel 1927, alla prima esposizione del “Il Selvaggio”, accanto alle opere di Mino Maccari, Carlo Carrà, Ottone Rosai, Giorgio Morandi, Achille Lega e del loro Maestro, ci sono anche i dipinti di Quinto Martini. A Torino frequenta Felice Casorati, Cesare Pavese e il gruppo del “Sei” che guardavano alla grande lezione della pittura francese da Mane a Cézanne. Durante la XIX Biennale di Venezia, debutta con “La Seanese”, in cui emerge la sua predisposizione verso l’essenzialità delle cose che lo condurrà ad una forma espressiva antiaccademica e, contemporaneamente, alla scelta di materiali poveri come la pietra di fiume e la terracotta, ricercando nel bronzo la stessa semplicità di risultati. Così Quinto, iniziato all’arte da Ardengo Soffici, intraprende il proprio iter verso certi arcaismi della scultura etrusca, mentre l’evoluzione stilistica dell’autore si costruisce più tardi attraverso la sperimentazione dei linguaggi artistici tipici del Novecento, legati da un senso comune di “ritorno all’ordine” e tornando quindi ad avere come supremo riferimento l’antichità classica, la purezza delle forme e l’armonia nella composizione.
L’opera a Castagno
La ragazza della fonte è la scultura che si trova non a caso nella piazza principale del paese, con la fontana datata 1826 ancora in funzione. Per molte delle sue opere si è parlato di richiami agli arcaismi della scultura etrusca e romana, ma analizzando le opere esposte nel Parco a lui dedicato, si può leggere una componente del tutto umana nel suo modo di scolpire, in cui è evidenziato il suo attaccamento alla vita quotidiana e al suo paese d’origine; lo dimostrano alcune sculture bronzee tra cui la ragazza che prende l’oca, l’oste seduto in attesa del cliente, la madre col bambino. Il soggetto scelto qui da Quinto è il volto di una ragazza, che ricorda appunto i caratteri aulici etrusco-romani sulla linea comune alla scultura toscana di quegli anni; i lineamenti sono poco marcati e l’opera è stata danneggiata dagli agenti atmosferici, tuttavia è ancora possibile vedere l’espressione autoritaria tipica di una matrona romana, ovvero una donna dell’antica Roma sposata con un cittadino romano libero; queste donne sono riconoscibili in scultura perché vengono rappresentate con caratteri comuni quali la bellezza, l’armonia nelle forme, la compostezza e la rigidità dell’espressione.
Website (Comune di Carmignano): Parco Museo Quinto Martini | Casa Studio Quinto Martini | Facebook (Parco Museo)