
Borgo Museo | Sculture 1976 – 2004
La vita
Giuseppe Gavazzi nasce a Marcoussis, in Francia, nel 1936 da genitori toscani emigrati. Nel 1940 torna a Pistoia, e dieci anni più tardi entra all’Istituto d’Arte “Policarpo Petrocchi” dove studia fino al 1954. Da buon toscano fonda la sua arte nella pratica del disegno, dimostrando una spiccata capacità nel dare espressività e naturalezza alle figurazioni. La sua attività artistica ottiene presto favorevoli riscontri, tanto in Italia quanto all’estero, dove partecipa a importanti mostre d’arte come quelle a Basilea, Zurigo e l’esposizione al Grand Palais di Parigi. Col tempo si specializza nella pittura murale e sviluppando con passione questa tecnica inizia l’attività di restauratore nella bottega di Leonetto Tintori, intraprendendo un’impegnativa carriera che lo porta ad essere considerato uno dei più stimati specialisti del settore. Fra i suoi più importanti interventi ricordiamo quelli sul ciclo del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, sulla Maestà di Simone Martini e sugli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. In parallelo al complesso lavoro di restauro, non smette mai comunque di produrre le sue opere d’arte.
La poetica
Contemporaneamente alla sua crescita professionale come restauratore, Gavazzi continua ad esercitare l’arte della pittura e non solo: dalla metà degli anni ‘50 si cimenta anche nella scultura, utilizzando in particolare la pietra per eseguire figurazioni a bassorilievo e statue a tutto tondo. Passa poi all’intaglio di figure in legno, sempre presentate con accurate patinature, e verso la metà degli anni ‘60 giunge a plasmare anche l’argilla, per ottenere opere in terracotta, le prime delle quali terminava soltanto con coloriture monocrome mentre in seguito cura maggiormente la finitura con colori naturalistici, trovando in questa tecnica il mezzo espressivo più congeniale. Ottiene risultati di pari intensità anche con la modellazione dello stucco forte e con l’intaglio del legno, al quale torna con frequenza dalla fine degli anni ‘80. Sperimenta infine anche la tecnica del marmo e del bronzo, oltre a coltivare anche l’incisione. Il suo ricco e prolifico percorso dimostra quanto la sua intera e intensa vita sia stata dedicata completamente all’arte.
L’opera a Castagno
Maternità e il gattino è una composizione scultorea che occupa due finte finestre dalle quali alcune figure si affacciano sulla piazzetta cuore del borgo, con la fontana del 1826. L’edificio è stato in passato e per molto tempo un noto ristorante, attualmente e ormai da diversi anni è chiuso. Nella finta finestra più alta vediamo un bambino mentre gioca col suo micino nero, in quella sottostante la madre che con un braccio tiene stretta la figlia mentre entrambe si sporgono dal davanzale. Osservando i loro lineamenti si riconosce immediatamente lo stile dell’artista che, sia in ambito scultoreo che pittorico, è solito ritrarre i soggetti con linee semplici e morbide. I volti sembrano quasi sferici. Gli occhi, i nasi e le bocche sono elementi ben disegnati ma anch’essi definiti da tratti essenziali. Nonostante queste evidenze, alle volte, capita che qualche nuovo passante scambi, ad una prima vista, le sculture per persone vere accennando loro un saluto. Il fascino dei tanti personaggi di Gavazzi è dovuto proprio al fatto di essere inseriti in ordinarie situazioni di vita quotidiana ma contemporaneamente sospesi in un arcano stupore che continua a suscitare nello spettatore. Curiosità: sì, anche il gatto nero (o la gatta nera?) più grande che si trova collocato sopra la porta dell’abitazione accanto all’ex-ristorante porta la firma di Gavazzi. A noi sembra una gatta, la mamma del gattino.


Di Gavazzi a Castagno sono presenti ben altre due opere: l’affresco Febbraio in paese e La Meridiana dipinta sulla facciata di Casa Paloscia. Scopri di più leggendo le relative schede.