La tradizione rinnovata degli Antichi Mestieri eugubini

Ilenia Vecchio
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Gubbio | vista mozzafiato dal giardino pensile del Palazzo Ducale! 🙂

PERUGIA Di recente siamo stati a Gubbio, cittadina medievale dell’Umbria, per scoprire l’artigianato locale grazie ad un #instameet dal titolo “Nuovi Occhi per Antichi Mestieri” – organizzato da Lions Club Gubbio con il patrocinio del Comune e promosso da Ig_Gubbio, Tuqui.it e Informagiovani Gubbio. Obiettivo dell’evento aprire il mondo delle botteghe ad un pubblico giovane e social, anche attraverso la partecipazione di bloggers e instagramers, utilizzando così i nuovi media e la comunicazione digitale per raccontare le più antiche tradizioni… Tra queste, ben radicate nel territorio, le Antiche Corporazioni Medievali di Arti e Mestieri, da cui sono nate persino vere e proprie Università!

Per l’occasione, hanno aperto le botteghe e sedi delle Corporazioni, per far conoscere da vicino preziosi saperi e autentiche passioni: Patrizia Ramazzi artigiana del gesso, Manuela Marchi sarta, Alvaro Bei falegname, Luigi Francesco Barbi fabbro, Giuseppe Allegrucci scalpellino, Leo Grilli e Marzia Fumanti ceramisti.


La prima ad averci accolto è stata Patrizia Ramazzi con Gypsea: qui è possibile diventare artigiani temporanei con tanto di diploma e patente di matto dopo tre giri di rito alla Fontana dei matti di Gubbio! Invece del classico e anonimo souvenir, il visitatore-artigiano per un giorno può portare via con sé, oltre a diploma e patente, un pacchettino con il manufatto realizzato insieme al grezzo per poterlo replicare a casa. Inoltre, qui si possono acquistare stucchi d’arte e cartoline. Per la produzione viene usata una stampante 3D con l’antica colatura del gesso. La produzione dei modelli per le stampe si trova invece lontana dalla città (per evitare i problemi legati alla polvere di gesso). Il motto della bottega è: “Innamoratevi”, come via italiana al presidio della bellezza.


La seconda tappa di questo tour per artigiani è stata presso l’Università dei Sarti, votata al Santo protettore Sant’Omobono da Cremona. Qui si svolgono veri e propri corsi e si premiano i sarti migliori. Per creare una giacca, un cappotto o una camicia, si lavora con il cartamodello su tessuto in doppio. Le scollature si possono modificare invece direttamente sul tessuto, anche per la realizzazione delle gonne. Vedere le sarte al lavoro trasmette proprio il sapore di altri tempi dove, non solo gli abiti da sposa, ma anche quelli quotidiani venivano realizzati da queste mani sapienti. Sembra anche semplice: basta lasciare i fili lenti sulle pence e fare le righe per l’imbastito. Per realizzare le georgette si taglia invece direttamente la stoffa e si passa all’applicazione.


Terzo incontro è stato poi con il falegname Alvaro Bei. La sua officina è magica anche perché all’interno si trova una grotta risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Due cunicoli che passano sotto la città di Gubbio: quello di destra è chiuso, l’altro è aperto ma non si sa fin dove porti! La bottega è caratterizzata da corrente e velocità. Diventare falegname oggi è diverso. Un tempo si andava a bottega per seguire il lavoro di un maestro, e poi si passava a fare domanda con un’iniziazione. Ora invece dopo cinque anni, se residenti nel comune di Gubbio, si diventa artigiano. Il numero attuale dei falegnami esistenti è basso: 32 di cui solo due donne. Il lavoro del falegname va di pari passo con quello del fabbro. E la tappa successiva è stata infatti nella fucina di Luigi Francesco Barbi. La realizzazione è creativa e personale partendo proprio dall’ideazione del progetto su disegno.


Poi nuovamente una donna, la ceramista Marzia Fumanti che ci ha accolti nella sua bottega con la classicità ed eleganza della ceramica eugubina. Un tempo cantina del Duca da Montefeltro, dalle arcate sovrapposte ed il bagno del 1200. Milleduecento come i gradi del forno dove viene asciugato il lavoro dopo la forgiatura al tornio. Finché non è cotto è polveroso e basta una mano per togliere tutto, poi viene smaltato con base bianca. I colori usati sulla ceramica sono assorbenti e inodore. Il colore viene sovrapposto come olio, tutto a mano. Alla seconda mano di pittura può anche seguire una terza o l’aggiunta di oro zecchino. La base è un disegno. Lo spolvero è realizzato con puntini neri di carbone o matita morbida, perché la dura può lasciare segni al forno.


Nella zona di San Martino incontriamo invece lo scalpellino Giuseppe Allegrucci. Nella sua bottega viene realizzato qualsiasi soggetto a tutto tondo o bassorilievo stiacciato. La pietra utilizzata è il palombino. Tipica eugubina, è della famiglia delle arenarie. Più resistente della pietra serena, viene lavorata da vergine. Dopo l’estrazione, infatti, l’azione degli agenti atmosferici la fa diventare molto dura. Si tratta di un materiale ricercato e poco reperibile, per questo ogni pietra ha un suo valore. Tra gli strumenti del mestiere si passa dalle raspe e lime per lisciare tutto, alle carte finissime per la levigatura di rifinitura. Anche quella degli scalpellini è una Università che conta 230 soci. Nata dalla concia delle pietre sul posto, si è poi evoluta nel lato artistico. Partendo dal disegno a penna o a matita, si passa poi alla squadratura e limatura. Il lavoro è pronto in un paio di giorni. Qui presto saranno organizzati anche corsi per ragazzi da iniziare a questo mestiere. Il motto di Giuseppe è: “Più siamo meglio è, anche a livello commerciale!”.


Il giro tra le botteghe si è infine concluso dai ceramisti Claudia e Leo Grilli. Noti sono la contemporanea statua del patrono Sant’Ubaldo e il piatto sul lato di una Cinquecento nel programma televisivo “Scommettiamo che”. Claudia ci ha svelato i segreti del mestiere. Si parte dal disegno a matita o spolvero al carbone. Un ceramista alle prime armi impara a fare le righe. Se si sbaglia, con lo smalto si torna sopra e si può cancellare. Ci rivela poi come la vera e antica ceramica non sia lucida o bianco-maiolica, bensì opaca. Il lustro più lucido è dato dall’uso dell’oro o rubino. Per i metalli si usano delle mascherine. Per l’oro e rubino si usano  forni diversi e quattro cotture. La tradizione della ceramica risale al 1200. Si giocava con gli smalti, mentre i colori sono degli anni ’60/70. Ora invece sono tutti smalti chimici. La pittura non è però la parte più difficile. La fatica maggiore è la parte fisica della lavorazione al tornio, sopratutto per i vasi di grande formato.


È stato davvero interessante scoprire come Corporazioni nate nel XII secolo, con l’obiettivo di salvaguardare e tramandare alle nuove generazioni gli antichi saperi dell’artigianato eugubino, abbiano scelto di aprirsi al mondo contemporaneo anche attraverso i nuovi media. Un modo senza dubbio fondamentale, oggi, per continuare quanto iniziato dalle Associazioni Medievali, cogliendo le possibilità che la tecnologia offre per rinnovare i mestieri del passato e raccontare le tradizioni in modo attuale… Evviva le botteghe, gli artigiani e questo bellissimo “#instatour” da cui potete prendere appunti e spunti per la vostra prossima esplorazione in questa meraviglia di cittadina dell’#Umbria! 🙂


CCTip | Un consiglio su dove alloggiare a Gubbio? Al Relais Ducale: dimora del Duca Federico da Montefeltro, è un simbolo della città! È il prolungamento del Palazzo Ducale della città e si affaccia su Piazza della Signoria, considerata una delle più belle piazze pensili d’Italia. Questo hotel a conduzione familiare è un’oasi di relax grazie alle verande adatte ad ogni stagione, un giardino pensile e piccole aree salotto. Le 30 camere sono tutte arredate con mobili d’epoca. Il parcheggio è disponibile nelle vicinanze, gratuito oppure con uno sconto speciale per gli ospiti.


Nota dal CCTeam: GRAZIE di cuore a tutti per la magnifica accoglienza ed in particolare a Marta Ercoli di Tuqui.it (nostra CCTzen) per l’invito! ❤ 

Ilenia Vecchio