Marocco: Marrakech

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Michele Moricci

MARRAKECH Arriviamo in città di mattina presto, il sole inizia a riscaldarsi così come il centro della Medina (dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1985). Alloggiamo in un tipico Riad situato nella città vecchia, dove non mancano tappeti, tendaggi e tutto ciò che rimanda – agli occhi di un Occidentale – al fascino Africano. Appena arrivati ci servono del delizioso tè alla menta sul terrazzo e mentre lo degustiamo osserviamo la tinta rosata degli edifici bassi che si spande a macchia d’olio.

La piazza Jemaa El Fna, il punto di snodo per le principali attrazioni di Marrakech, ogni giorno si sveglia con un ridente mercato di oggetti artigianali, chincaglierie e un continuo fermento di turisti, incantatori di serpenti, venditori ambulanti e gente del luogo in cerca di pochi Dirham. Tra di loro spiccano i Gerrab, venditori d’aqua con indosso vestiti variopinti, nappe colorate e campane di rame. Ogni sera la stessa piazza si trasforma radicalmente. Il caldo tramonto fa spazio ad un cielo violaceo e le luci artificiali illuminano gli edifici che circondano Jemaa El Fna. Lo spazio lasciato libero dai viandanti viene occupato da una sterminata sequenza di bancarelle dove è servito cibo tipico a buon mercato.

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Consci dell’invalidante pericolo di dissetarsi con acqua corrente o con il consumo di street food locale, saltiamo le bancarelle senza esitazione e sfruttiamo una lista di ristoranti che servono cucina tipica. Così durante i vari giorni proviamo (più volte) Nomad, Le Jardin, Terrase des Epices dove ordiniamo cous cous, tagine, salads e rivisitazioni chic di ricette tipiche marocchine – squisite e rigorosamente vegetariane. Ma quando scatta il desiderio della buona vecchia pasta, non esitiamo a sederci nell’elegante corte del ristorante italiano “I Limoni” per ordinare Tagliatelle agli agrumi e al rosmarino.

Il cielo è sempre terso al mattino ma noi ci gustiamo la colazione inclusa nel modico prezzo del Riad L’heure d’été. Pancakes, marmellate, tortini alla carota, caffè, latte, succo d’arancia e yogurt in compagnia di un gattino giovanissimo. In pratica saremmo sazi per l’intera giornata, se non fosse per la calda temperatura che, seppur secca, richiede un costante rifornimento energetico.

A pochi passi da Jemaa El Fna sorge la bellissima Moschea di Koutoubia, un’elegante torre che domina l’intera Medina ed è contornata da un bellissimo minareto e da rigogliose palme. Costruita nel XII secolo, rappresenta uno degli edifici più antichi di Marrakech. Nelle sue vicinanze vi sono situati il bellissimo giardino omonimo, l’affascinante tomba bianca di Koubba Lalla Zohra e le rovine della Moschea Almohade. Proprio nei giardini di Kaoutubia capiamo che da molti locali Giovanni sarà ufficialmente soprannominato Ali Babà.

A pochi passi da qui sorge il blindatissimo e sontuoso albergo delle star, La Mamounia. Nonostante il suo lustro e la travolgente eleganza è aperto al pubblico e così visitiamo i suoi splendidi giardini. Vorremmo fermarci per il pranzo ma non vorremmo lasciarci il portafogli quindi, dopo un po’ di scatti e un sogno ad occhi aperti, torniamo nel caos là fuori.

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Nel via-vai di gente che affolla ogni singolo angolo di Marrakech è impossibile non perdersi. Le viuzzole si intersecano in maniera irregolare e benché tutte, o quasi, portino nella piazza centrale non è difficile rimanere impreparati di notte come di giorno. Così impariamo a memoria il nostro tragitto, cercando di tracciare un percorso con l’aiuto dei negozi e delle poche insegne come avrebbe fatto il prode ma sfortunato Pollicino.

I Suq sono un vero e proprio labirinto. Divisi per categoria di merce in vendita, si espandono in un dedalo che copre la parte settentrionale della città vecchia. Difficile non rimanere ammaliati da tanti colori, lanterne, argenterie, spezie, babouches e un mucchio di altri aggeggi scintillanti. Più volte ho pensato seriamente di fare una follia ed acquistare qualche prodotto falsamente firmato. Infondo, erano così credibili!

Marrakech sembra davvero un giardino a cielo aperto ma, tra tutti, i più belli sono i Jardin Majorelle. Orto botanico del pittore francese Jacques Mjorelle prima, casa dello stilista Yves Saint Laurent e Pierre Bergé dopo, oggi è una meta obbligatoria per i turisti che passano in città. Un po’ distante dal centro e più costoso di tutte le altre attrazioni, il giardino presenta un’elegante selezione di piante e fiori che costeggiano un percorso circolare tramite il quale si approda alla casa di Yves Saint Laurent. Altissime palme, cactus dalle forme più svariante e canne di Bambù incorniciano il meraviglioso blu indaco dell’edificio principale.


Dedichiamo qualche ora anche alla città nuova, troviamo persino modo di gustare un Frappuccino da Starbucks ma l’aspetto un po’ fatiscente e incompleto ci fa rimpiangere prontamente il caos, lo smog e le spericolate vie della Medina.

L’intera città antica è contornata da ben 10km di mura alte circa 9 metri, che dispongono di 20 porte d’accesso alla Medina e sono rigorosamente color mattone rosato. Oltre alle numerose Moschee, non visitabili dai non musulmani, Marrakech è ricca di luoghi d’interesse visitabili con un solo Euro. Tra questi spiccano sicuramente le Tombe Sadiane – un’elegante distesa di tombe ricoperte di maioliche colorate e la Sala delle Dodici Colonne, la Moschea della Kasba, la Medersa Ben Youssef che sfoggia tutta la ricchezza dell’età d’oro dell’architettura marocchina con le sue piastrelle, gli stucchi geometrici, le stanze degli studenti che si affacciano sul cortile dove sorge l’elegante vasca in marmo a motivi floreali, ed infine lo splendido Palazzo El Badi di cui rimangono solo le rovine di mattoni ma che richiese venticinque anni di lavoro per essere costruito.

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La vacanza sta per terminare ma non prima di aver beneficiato del relax a Les Bain De Marrakech: una spa dal fascino marocchino con hammam, bagni ai fiori d’arancio e massaggio all’olio d’Argan, il tutto intervallato da acqua fresca e tè alla menta. Usciamo rigenerati e pronti per raggiungere, in taxi, il piccolo museo di Macaal – Arte Contemporanea Al Madeen che ospita un’interessante mostra di artisti Africani dagli anni ’70 in poi.

La sera prima della partenza ci sediamo alla terrazza del Nomad per gustare un’ottima cena e apprezzare l’inebriante odore delle spezie, per abbandonarci al fascino della luna, alla leggera brezza fresca e lasciarsi ammaliare dal malinconico canto della preghiera che echeggia in lungo e in largo. Sorseggiamo ancora tè alla menta e ci godiamo l’irrefrenabile entusiasmo per aver scoperto, ancora una volta, un luogo magnifico che ci ha incantati.


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Michele Moricci