Un giorno a Bolzano

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Valentina Basili

BOLZANO La città più nordica d’Italia ha il dono speciale di fondere in se stessa la cultura latina e quella germanica, creando un perfetto equilibrio tra stili di vita e tradizioni molto diverse tra loro, custodite con ordine e precisione in una conca delle Alpi Orientali.

La provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige (Autonome Provinz Bozen – Südtirol in tedesco; provinzia Autonoma de Balsan/Bulsan – Südtirol in ladino) è la più settentrionale delle province della regione Trentino-Alto Adige e d’Italia e tutto ma proprio tutto, dall’architettura al dialetto, ce lo ricorda.

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Sono arrivata a Bolzano in una gelida mattinata di dicembre, non erano ancora le dieci e il delicato mormorio della città che si risveglia veniva scandito solo dal suono delle campane del Duomo e delle altre chiese del centro storico. Le vie erano fredde e ancora un po’ buie, in un magico effetto di penombra creato dalle montagne alle spalle. L’aria era frizzantina e i decori dorati di alcune case, i cui vetri riflettevano le infinite sfumature delle Alpi illuminate dal sole, sfavillavano.

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È in questa atmosfera fiabesca che si cammina e si esplora Bolzano. Non bastano di certo due occhi per coglierne tutti i suoi dettagli. Lungo via dei Portici (Laubengasse), ad esempio, da secoli la “via dei negozi”, si rimane affascinati dall’irripetibilità di ogni casa e dal particolare che la rende unica: può trattarsi del colore degli intonaci, del tono acceso delle persiane o di qualche preziosa rifinitura di reminiscenza barocca. Una piccola curiosità: i portici di un lato sono detti “portici italiani” mentre quelli del lato opposto “portici tedeschi”, a testimonianza di come Bolzano sia da sempre stata un punto di incontro per questi due popoli così diversi tra loro.

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Molte case qui hanno finestre sporgenti chiamate “Erker”, dette anche bay window (in inglese) cioè finestre a golfo che permettono alla luce di diffondersi meglio nelle abitazioni e allo stesso tempo, agli sguardi più curiosi, di vedere un po’ più in là.

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È risaputo che un periodo consigliato per visitare Bolzano sia il Natale: la tradizione dei suoi mercatini è la più antica d’Europa. Lasciandosi guidare dai profumi della cucina locale, si cammina tra i suoi vicoli lunghi e stretti per ritrovarsi all’improvviso in piazza Walther, il salotto di Bolzano, dedicata al trovatore medievale Walther von der Vogelweide (ca. 1168 – ca. 1228), dove si è accolti da uno spettacolo di luci natalizie.

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Verso l’ora di pranzo, la città viene avvolta da una nuova atmosfera, mentre alcune note di musica tirolese accompagnano le passeggiate dei turisti (tantissimi: numeri assai sopra la media italiana). Con il sole ormai alto che risplende nell’azzurro terso del cielo, le montagne laggiù diventano più blu, abbandonando le sfumature timide e intense del mattino. Sembra ti fissino; ogni volta che alzi lo sguardo, loro sono lì, pronte a farsi ammirare e a farci sentire piccoli ma anche protetti.

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Dopo aver visitato il Museo Archeologico dell’Alto Adige, in cui si trovano i resti di Otzi, l’uomo primitivo ritrovato tra i ghiacci, e aver camminato lungo via degli Argentieri (Silbergasse), giungo in piazza delle Erbe e poi in piazza del Grano, la più antica della città.

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Si fa sera e devo ripartire. Sul treno sono proprio le Alpi a darmi l’ultimo saluto, con nuove gradazioni, ora toccate dalla luce del crepuscolo che dipinge di rosso le chiome degli alberi appena nascoste da una sottile nebbiolina. Ciao Bolzano, piacere di averti conosciuta. 

Valentina Basili