La Città degli Angeli: Los Angeles

Michele Moricci
Ocean Walk

LOS ANGELES  Dopo 5 ore di volo – partiti da New Orleans – atterriamo al Santa Ana Airport. Ritiriamo i bagagli e la nostra auto a noleggio da Alamo, dove ci consegnano le chiavi di un lucente mini-suv Jeep che a noi sembra subito gigante. Un nuovo modo di guidare, sei corsie e circa 50 minuti ci dividono dalla nostra destinazione. Io impugno il navigatore e Giovanni guida nell’affollata coda di aiuto. Il nostro delizioso appartamento è in Sycamore Avenue, una delle stradine residenziali di West Hollywood, a circa 15/20 minuti di distanza dalle principali zone della città e dal cuore del quartiere Gay.

Ceniamo nel quartiere. Facciamo la spesa da Rhalp’s a tarda sera e torniamo all’appartamento sopraffatti dal sonno. Durante le prime ore impariamo subito due cose essenziali su Los Angeles. Primo: che il tempo è ballerino ma il sole ha sempre la meglio. Secondo: che i parcheggi sono spaziosi, sono praticamente ovunque e che per pagare basta strisciare la carta di credito.

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La mattina ci svegliamo e sembra quasi impossibile essere finalmente nella città degli angeli. Le strade sono enormi ed infinite. Le case dei quartieri residenziali sono come quelle dei film, a schiera con vialetto e giardino. Le palme incorniciano il sole che splende e l’intera città è un agglomerato di edifici dalle disparate forme geometriche.

Parcheggiamo lungo la Walk of Fame e scattiamo foto in quantità al Chinese Theatre, alle impronte delle star, ai vecchi edifici che contornano l’Hollywood Blvd mentre la magnifica insegna celebrativa grida Hollywood a caratteri cubitali. Più tardi andiamo dritti verso Melrose Avenue dove negozi e locali si affollano sulla celebre strada lunga chilometri. Passeggiamo e mangiamo deliziosi Onigiri da Kawaba Rice Ball nel cuore del Melrose District. Nel pomeriggio è la volta di Beverly Hills. Le palme costeggiano la strada. Ogni dettaglio architettonico del quartiere e il Civic Center sembrano aver su scritto “90210”. Passeggiamo su Rodeo Drive invidiando chi entra ed esce dalle boutique con le shopping-bag stracolme di acquisti. Rimaniamo estasiati dal piccolo centro raccolto e da un’atmosfera unica.

Il secondo giorno facciamo un salto dalle sorelle Halliwell per vedere la famigerata casa di “Streghe”. Nonostante i dubbi iniziali, non siamo gli unici nerd in zona a mettersi in posa invocando il potere del trio. Poi imbocchiamo la San Diego Freeway per raggiungere il Getty Center. Sapevamo che sarebbe stato sorprendente ma niente ci aveva preparato alla bellezza architettonica di questo centro artistico adagiato sulle montagne desertiche di Los Angeles. Il connubio tra il minimalismo di Richard Meier e l’atmosfera surreale ci convincono a rimanere per pranzo a gustare insalata, veggie wrap e una vista mozzafiato.


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Ci sono così tante cose da vedere che siamo indecisi sulla prossima tappa ma, dato che splende il sole ed è domenica, la spiaggia di Santa Monica sembra l’unica meta possibile. Attraversiamo il molo per avvistare l’ultima stop della “Route 66”. Le grida dei bimbi provengono dalla ruota panoramica e dalla spiaggia dove l’acqua gelida dell’oceano rinfresca la battigia e i loro piccoli piedi. Le stazioni dei guarda-spiaggia sono esattamente come quelle di Baywatch. Irresistibili. Poi finalmente stendiamo la nostra stuoia sulla sabbia calda e prendiamo il sole di L.A.

Prima di sera camminiamo lungo la Ocean Front Walk per raggiungere Venice Beach e le sue spiagge folk. Tra Fast Food, American Apparel e Graffiti ci imbattiamo nello Skate Park e nella Muscle Beach, tra i quali troneggia una rivisitazione contemporanea della Venere di Botticelli degna di Baz Luhrmann. Le case si affacciano sulla spiaggia e nell’aria c’è un inebriante odore di spinello. Il sole tramonta svogliato mentre una leggera nebbiolina fresca sfoca le palme e il centro della città in lontananza. Tornati in città per la cena, ci sediamo al tavolo del Robata Jinya e ordiniamo Ramen e Maki vegetariani. Gustiamo ogni singolo sfizioso boccone mentre le auto sfrecciano lungo le strade di West Hollywood.

Dopo la sveglia, doccia e colazione, partiamo con entusiasmo in direzione dei Warner Studios. Girelliamo per i set mentre stanno girando un nuovo episodio di Pretty Little Liars. Visitiamo una mostra dedicata a Batman, un’altra ad Harry Potter e visitiamo gli esterni dove sono state girate numerose serie come Ghost WhispererBig Bang Theory e E.R.. Rimangono ancora alcuni set di Gilmore Girls davanti ai quali mi sciolgo dall’entusiasmo. Poi arriva il momento tanto atteso, ovvero la doverosa foto sul divano di F.R.I.E.N.D.S.!

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Più tardi andiamo verso Mulholland Drive per leggere ancora meglio la scritta Hollywood e poi facciamo un salto allo Chateau Marmont. Vorremmo entrare e magari pranzare lì ma, quando entra la seconda Ferrari, capiamo subito che non è un posto adatto a noi o ai nostri portafogli. Facciamo pit-stop al 4616 di Los Feliz per un autoscatto davanti ai celebri appartamenti della serie tv Melrose Place e poi procediamo verso il Griffith Park: uno dei parchi più grandi del Nord America che esiste dal 1882 e qui, oltre alla fulgida vegetazione, si trovano il Greek Theatre e il bellissimo Griffith Park Observatory. Da questo edificio, dalle influenze elleniche, la vista è unica: davanti a noi le ampie corsie delle freeway di Los Angeles e dietro di noi, lungo la Mount Hollywood Trail, si staglia – ancora una volta – l’enorme scritta Hollywood. Ci riposiamo gustandoci l’aria fresca, il silenzioso movimento delle creste degli alberi mosse dal vento e il sole che ci riscalda il volto.

Prima di fare un break pomeridiano da Starbucks con Lemon Cake e Coffee Frappuccino, attraversiamo la città per approdare a Downtown, non lontano da dove si trova la parte più storica della città: El Pueblo. Un antico blocco di edifici, ristoranti e mercatini dall’inconfondibile contaminazione Ispanica datato 1781. Festose bandiere, una piccola piazza con i colori caldi del mediterraneo e la chiesa Nuestra Señora De Los Angeles caratterizzano il quartiere dal quale si può vedere, in lontananza, i grattacieli del financial district. Prima di tornare al nostro appartamento guardiamo il sole tramontare su Sunset Strip.

La mattina seguente decidiamo di tornare a Santa Monica per vedere meglio il centro città e girare tra i suoi numerosi negozietti. Ci spingiamo fino a Abbot Kinney Blvd dove tutto è piccolo e raccolto, fatto di case moderne, negozi di arredamento, design e moda. Non lontano si trovano i Grand Canals di Venice, una rivisitazione Americana dei tipici canali di Venezia sui quali si affacciano villette da sogno. Senza sosta partiamo alla volta di Malibù.

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Gio guida spavaldo lungo la Pacific Coast Highway mentre da un lato l’oceano costeggia la strada e dall’altro le ville più belle ci osservano dalla cima delle colline desertiche. Davanti a noi uno spettacolo unico che permette di assaporare profondamente la cultura così essential di Los Angeles. Il molo di un bianco accecante contro l’oceano pacifico crea un gioco di geometrie perfette. Pranziamo da Malibu Farm con vista oceano. Ordiniamo Burrata Fruit per due e ci gustiamo il mix di sapori con rucola, pere, melograno e burrata imbevuta di aceto. I gabbiani volano in cielo mentre sulla costa i surfisti imperversano tra le onde. Dopo la pausa pranzo e dal caldo cocente, ci spingiamo fino alla spiaggia per distenderci e respirare a pieni polmoni l’aria dell’Oceano.

Vorremmo vedere ancora così tante altre cose ma il tempo corre e manca solo un giorno e mezzo alla partenza. Il penultimo giorno lo trascorriamo a Disneyland Resort. Come due bambini ci perdiamo in questa atmosfera da fiaba tra giochi infantili e spericolati tra i pericoli di Indiana Jones, le case infestate, lo spazio futuristico e la casa di Biancaneve. Torniamo piccoli per un giorno, realizzando l’ennesimo sogno di questo viaggio.

Preparati i bagagli, salutiamo la nostra piccola “temporary home”. Mangiamo un boccone prima di rimetterci in cammino e ordiniamo club-sandwich da LaBrea Bakery. Fuori il cielo diventa grigio e inizia a piovere. Saliti in macchina, la pioggia ci consola rendendo meno amara l’imminente partenza, mentre in lontananza vediamo il LAX. Seduti a bordo della British Airways, sospiriamo entusiasti, consapevoli di aver vissuto, ancora una volta, qualcosa di speciale e indimenticabile.

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Michele Moricci