Prato è (al)la fine del mondo

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Stefano Da Rui

Stories by the “Creative Curious Travellers 2016” about the city of Prato. Thanks to: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci | Camera di Commercio di Prato | USE-IT Prato | LeCù | Fonderia Cultart | Biscottificio Antonio Mattei | Cibino Take Away | Gelateria Fior di Sole | Apothéke Cocktail Bar | Dolci Amari | Caffè Vergnano | Camaloon | The GIRA.


Quando parto alla scoperta di un nuovo posto, tendo a chiedere agli amici qualche consiglio; allo stesso tempo, però, cerco di non ascoltarli troppo, di non farmi influenzare, sapendo che dietro ad ogni consiglio può nascondersi uno stereotipo o un pregiudizio. Per quanto riguarda questo viaggio, molti hanno reagito allo stesso modo: “Ma cosa caspita ci vai a fare a Prato? Non c’è niente ed è pieno di cinesi”. Così alla fine di Novembre dell’anno scorso sono partito col mio zainetto carico dei vestiti più disparati, dato il tempo perennemente incerto, e con in testa un imponente punto di domanda. Cosa mi aspettava a Prato? Sapevo solo che lì mi aspettavano Lorenzo, che mi sostiene e sopporta in ogni piccola grande avventura, ed Elena, che ci ha fatti sentire fin da subito a casa. E per il resto Prato è stata una vera scoperta.


PRATO è una città versatile dove le atmosfere tranquille e pacate del centro storico dialogano in armonia con la natura delle colline attorno, ma ancor prima e soprattutto con il fermento culturale che si respira qua e là, nei musei ma anche nei diversi spazi culturali indipendenti.

Il primo giorno in città è iniziato con una gita in uno dei luoghi preferiti da Lorenzo, poiché è il suo ambiente di lavoro: la biblioteca comunale. Vero e proprio cuore pulsante culturale, la Biblioteca Lazzerini ci ha subito colpiti per i suoi spazi ampi e moderni, ma soprattutto per la presenza di varie opere d’arte, tra cui un imponente murale di Barbara Kruger, che evoca poeticamente le trame storiche della città

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e un lavoro del meno conosciuto Hossein Golba – “Cultura Colonna Vertebrale della Vita”: una colonna fatta di libri murati, un vero e proprio monumento all’importanza della lettura nelle nostre vite.

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La nostra visita alla biblioteca si è conclusa con un esperimento di poesia dorsale, ovvero la composizione di una poesia attraverso l’accostamento di titoli di vari libri. Dopo quasi un’ora di ricerca e varie prove, le nostre menti, allo scopo di raccontare poeticamente Prato, hanno prodotto questa perla:

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Bene, è ora giunto il momento di spiegare il perché del titolo di questo mio racconto. “La Fine del Mondo” non è altro che il titolo della mostra che ha segnato la riapertura del Centro Pecci, seconda tappa del nostro viaggio, e trovo che rappresenti bene la sua posizione e condizione: città meravigliosa dal glorioso passato industriale, oggi relegata a centro di periferia. Spesso e volentieri si tende a dare al concetto di periferia una connotazione meramente negativa. Trovo che Prato sia invece un esempio straordinario di quanto una periferia possa affermarsi a livello culturale. La mostra che abbiamo avuto modo di visitare consisteva in un meraviglioso viaggio circolare all’interno del Centro Pecci e, più che figurarci la fine del mondo, in essa abbiamo visto tanta bellezza, opere che riuscivano a mostrare uno spiraglio di luce nella distruzione più totale.

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Sul far della sera siamo rientrati verso il centro della città e abbiamo deciso di esplorare l’anima cinese di Prato ed è stato un po’ come ritrovarsi catapultati in un universo parallelo semplicemente attraversando una strada. Il quartiere cinese di Prato discosta abbastanza dai classici quartieri cinesi di altre città, poiché più genuino. Se a Londra China Town rappresenta uno dei luoghi da vedere assolutamente per il suo carattere “esotico”, a Prato merita di essere visitato poiché vi si respira uno strano senso di normalità e almeno apparente integrazione. Tappa principale della serata è stata la cena da Ravioli Liu, ristorante consigliatoci da tutti gli amici che sono stati almeno una volta a Prato.

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Il secondo e ultimo giorno a Prato Lorenzo è dovuto tornare a Firenze per impegni lavorativi, per cui ho deciso di trascorrerlo vagando alla scoperta del centro, del circondario e delle piccole realtà culturali cittadine.

Prima di tutto, dopo la colazione, mi sono diretto a visitare il Duomo, dove sapevo esserci un evento collaterale all’apertura del Centro Pecci, ovvero l’esposizione di una delle dissacranti opere di Hermann Nitsch, artista controverso noto per le sue performance violente e catartiche. Gli spazi del Duomo di Prato si sono prestati egregiamente a quest’opera tra sacro e profano.

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Più che degno di nota anche il Museo dell’Opera del Duomo, dove tra reliquie e opere di arte sacra il silenzio e la tranquillità erano miei compagni. Solitudine e serenità che difficilmente si trovano altrove.

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Dopo aver trascorso un paio d’ore nella pace dei sensi del Duomo e dei suoi spazi, mi sono diretto alla volta della cinta muraria che delimita la zona centrale di Prato, per una passeggiata con vista lungo il fiume Bisenzio. Ho così scoperto, oltre a varie opere di street art, una zona meravigliosa dal punto di vista naturalistico. Ancora una volta mi sono immerso nella tranquillità dell’ambiente circostante.

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Dopo aver meditato sul da farsi, mi sono diretto alla ricerca di alcuni spazi culturali indipendenti di cui avevo letto su internet, trovandoli però tutti chiusi. Vorrei comunque segnalarne alcuni poiché, pur non avendoli visitati, mi sembrano davvero interessanti e sicuramente denotano una forte volontà di condivisione e di aggregazione. Tra questi vanno citati Chì-Na, situato nel cuore del quartiere cinese, dedito alla ricerca nelle arti visive; Lottozero, che ha saputo cogliere il potenziale dell’eredità industriale di Prato e si dedica alla sperimentazione nel settore del tessile, guardando da un lato alla storia e dall’altro all’innovazione; Officina Giovani, grande spazio di aggregazione messo dal Comune a disposizione dei giovani di Prato.

Si è concluso così il mio breve viaggio toscano, dove ho visto aree di archeologia industriale rimesse a nuovo e sfruttate al meglio insieme a tante altre ancora in attesa di qualcuno che investa nel futuro. Il potenziale di queste zone e della città stessa è davvero grande, vista anche la vicinanza a un grande centro turistico come Firenze. Prato, alla fine del “mondo” fiorentino, è la fine del mondo.

Stefano Da Rui