Crash – Contatto fisico: viaggio nel melting pot americano

Matt Dillon nei panni dell'ufficiale Ryan.
Crash
Matt Dillon nei panni dell'ufficiale Ryan.

LOS ANGELES Nell’arco di 36 ore, le vite di alcune persone si intrecciano scontrandosi ma senza mai la reale intenzione di toccarsi.

Tempi duri per gli Stati Uniti d’America (come apprendiamo dai media negli ultimi mesi): lo scontro razziale ha toccato livelli molto alti e sembra che non ci siano ancora le condizioni politico-sociali per risolvere questo problema.

La questione, fra alti e bassi, è purtroppo rimasta una costante negli anni e da tempo affrontata più volte anche dal cinema: lo ha fatto Spike Lee con “Fa’ la cosa giusta”, Tony Kaye con “American history -x” e Oren Moverman con “Rampart” ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Anche il regista Paul Haggis, con questo bellissimo film che gli è valso l’Oscar nel 2006, dice la sua sull’argomento e lo fa utilizzando diversi elementi che rendono il film unico nel suo genere, seppur basato su un tema già alquanto dibattuto.

Anzitutto si avvale di un cast di tutto rispetto composto da Don Cheadle, Sandra Bullock, Brendan Fraser, Matt Dillon e Terrence Howard.

Matt Dillon nei panni dell'ufficiale Ryan.
Matt Dillon nei panni dell’ufficiale Ryan.

E poi utilizza una sceneggiatura classica e intelligente: flashforward iniziale e a seguire gli eventi che hanno preceduto l’accadimento finale. In principio, sono storie distinte di persone molto diverse fra loro ma, col passare dei minuti, le loro vite entrano in collisione fino a chiudere un cerchio tragicamente perfetto.

La copertina del film, molto esplicativa: ogni attore ha il suo spazio materiale ben definito ma sarà costretto a scontrarsi con gli altri.
La copertina del film, molto esplicativa: ogni attore ha il suo spazio materiale ben definito ma sarà costretto a scontrarsi con gli altri.

L’ultimo elemento che rende il film diverso dagli altri è l’idea che il regista sostiene sulle cause che inducono agli atteggiamenti razzisti, cause che Paul Haggis ci espone per sottrazione ossia attribuendo le ragioni di questi comportamenti prima ad un fattore e poi ad un altro fino ad arrivare ad una conclusione discutibile ma assolutamente originale.

Enrico Lido