ANIME DI STRADA – “L’arte ufficiale della rivoluzione” a Civitanova Marche

Anime di Strada
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“L’arte deve prendere la realtà di sorpresa.”
Françoise Sagan

MACERATA Durante la mia vita da studentessa fuori sede, Civitanova Marche è stata una tappa estremamente frequente. Tra un treno e l’altro, approfittavo per girovagare, scoprendo per gradi questa città che mi ricordava tanto casa mia. Dalla stazione ferroviaria mi spingevo fino al Corso Umberto I, controllando il tempo che mi rimaneva riuscivo anche a correre in Piazza XX Settembre. Quando perdevo la coincidenza successiva (senza troppo dispiacere) riuscivo ad arrivare fino al litorale, con tanto di valigia al seguito, principalmente per sentire l’odore del mare che avevo appena lasciato e che mi sarebbe mancato per un paio di mesi almeno, a cui si aggiungeva il fascino degli stabilimenti balneari che in inverno pare siano in letargo in un tempo sospeso.

Questi timidi e ingombranti tentativi di scoperta si sono succeduti ad ogni rientro, ogni volta aggiungevo un tassello in più, ogni volta mi spingevo un po’ più in là, fino a quando non ho conosciuto Claudia. Parlando a raffica, complice l’empatia di entrambe, vengo a scoprire che è tra le fondatrici dell’Associazione ANIME DI STRADA. Il passo immediatamente successivo è stato rivederci per portarmi alla scoperta delle opere che da due anni a questa parte hanno cominciato ad abitare la città. Prima nella zona di San Marone, via Principe Napoleone per la precisione, dove l’opera dei Sick Crew – ovvero Sebastian Soap e Adam Setka, entrambi provenienti dalla città di Bydgoszcz in Polonia – ti sorprende all’improvviso. Mentre cammini per le vie di questo quartiere popolare, un volto femminile, realizzato interamente con la tecnica dell’aerografo, si affaccia sulla strada e non incrociare il suo sguardo è praticamente impossibile.

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Immediatamente dopo siamo passate in Via Verga, dove ad accogliermi c’erano altre storie materializzate sui muri di questi enormi, grigi palazzoni. All’improvviso, la meraviglia. 

Il primo, realizzato nel 2015 ad opera di un altro duo di artisti polacchi – Etam Cru – che realizza opere di dimensioni colossali, in cui gli elementi fiabeschi, il folklore e i ricordi d’infanzia si mescolano, dando vita ad un racconto a colori. L’opera ritrae un uomo in età avanzata che indossa una borsa a tracolla su cui campeggia il marchio Lody Bambino. Gli stessi artisti hanno raccontato che quella era negli anni ’50 una notissima (e costosa) marca di gelati polacca,  bramata da tutti i bambini, che utilizzava termini italiani per dare prestigio al marchio. Un omaggio confidenziale alla nostra terra che arriva dalla loro infanzia, interamente realizzato a mano libera.

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Proseguendo, incontro le altre due opere realizzate invece quest’anno (2016) durante la seconda edizione del Festival. La prima, quella di Telmo Miel, duo creativo olandese formato da Telmo Pieper e Miel Krutzmann, giovani artisti che nel 2007 incrociano le loro strade all’interno della Willem de Kooning Academy. I loro lavori, di grande impatto e dallo stile pop, tra il reale e il surreale, nascono nelle menti dei due artisti che poi fondono gli schizzi preparatori assistendo a tutte le possibili combinazioni che ne vengono fuori, con un’attenzione sfrenata per il dettaglio. Durante la realizzazione del muro hanno incantato gli abitanti del quartiere e i curiosi venuti ad assistere, realizzando una griglia preparatoria (incomprensibile) a mano, su cui poi hanno agito con il colore.

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La seconda invece, un paio di palazzine più in là, è di un’intimità sorprendente. Appena girato l’angolo, mi ritrovo davanti l’opera di Luis Gomez de Teran, autodidatta, nato a Caracas ma romano da sempre. La sua arte è profondamente simbolica e suggestiva, sensibile alla luce e di ispirazione classica, in preda a forti contrasti che sembrano un combattimento su muro. A Civitanova ha dipinto “Attraverso lo specchio” – un intenso doppio ritratto, una moderna declinazione del mito di Narciso. A colpire immediatamente è la mancata corrispondenza di sguardi tra la donna e il suo riflesso. Un non riconoscersi, una mancata contemplazione, l’immagine riflessa volta lo sguardo altrove, la figura reale ne cerca il ricongiungimento.

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Ogni edizione del Festival viene scandito da incontri di quartiere, eventi, concerti, installazioni artistiche. Il quartiere periferico accentra le energie di un’intera città, di una provincia, e molto di più. Perché l’arte di strada ha questo merito: aver attirato l’attenzione su contesti isolati e degradati, dove la bellezza riesce a spazzare via il grigio, a dare speranza. La periferia come fucina di talenti, luogo in cui pullulano ispirazioni e contaminazioni, in cui le contraddizioni diventano punto di forza e ricchezza culturale. Ed è anche per questo che, in pochissimo tempo, si è passati da azioni totalmente illegali ad opere commissionate: le facciate degli edifici periferici ora vengono messe a disposizione degli artisti per una riqualificazione urbana che crei un dialogo con i residenti dello stesso quartiere, trasformato in una sorta di museo a cielo aperto, in cui si moltiplicano le attività ed i percorsi correlati agli interventi.

L’arte in cui personalmente credo è partecipativa ed inclusiva; ancora di più quando genera un riscatto sociale e dà valore al territorio. Il mantra dell’associazione la dice lunga sulla mission e lo spirito con cui è nata: l’arte ufficiale della rivoluzione” è l’anima di tutte le loro iniziative. Il presidente Stefano Ferretti l’ha fondata insieme ad altri appassionati militanti della cultura, in una politica di riappropriazione degli spazi urbani, alla riscoperta delle relazioni umane.

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La bellezza però, non è fine a se stessa. In un quartiere popolare, il Festival Anime di Strada (in collaborazione con i Servizi Sociali e Cartacanta) ha attirato l’attenzione su altri bisogni fondamentali, quali la risistemazione del verde, lo spostamento di alcune linee dei bus, il rifacimento delle strade.

Il merito di questo meraviglioso progetto è quello di riportare l’arte tra la gente, e di parlarle in una lingua comprensibile e condivisa. C’è bisogno di invadere il quotidiano a colpi di colore, perché il bello è un diritto e non un privilegio.

Quindi, quando passerete per Civitanova Marche anche voi, oltre alle tappe obbligatorie e più conosciute, oltre alle bellezze già consacrate di questa città, prendetevi il tempo per organizzare  un tour periferico e rivoluzionario.

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Grazie ai ragazzi di Anime di Strada e ad Angelo Paoletti per le fotografie.


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Cristina Soldano