Salento lento: 5 Luoghi per camminare e meravigliarsi (tra cui un paese fantasma)

Torre Uluzzo, Salento
Torre Uluzzo, Nardò, Lecce

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Decathlon-Prato


SALENTO Abbiamo esplorato alcuni luoghi meno battuti ed ecco qui cinque suggerimenti per i più curiosi, tratti dal nostro reportage Salento lento: un ritorno alla terra e un nuovo vento. Buone passeggiate tra ulivi e scogli, terra e mare!


CCTip (un consiglio): Più si cammina, più si conoscono luoghi e persone. Non siate pigri e indossate comode scarpe da walking! 😉

Newfeel - trekking shoes from Decathlon (Prato) - Propulse Walk 300: bleu / bleu marine (homme) / rose / bleu (femme)
Newfeel – walking shoes from Decathlon (Prato) – Propulse Walk 300: bleu / bleu marine (homme) / rose / bleu (femme)

Un saluto da #TorreUluzzo (#Nardò, #Lecce, #Salento) per [ri]dirvi che… su [www.cct-seecity.com] vi raccontiamo il #SalentoLento! ~ “Me basta lu sule” ☀️ by @SudSoundSystemOfficial

Posted by CCT-SeeCity on Sunday, 3 July 2016


1) Parco Naturale di Porto Selvaggio, Nardò (Lecce):

“La chiamano spiaggia, ma qui di sabbioso non c’è quasi niente. – dice URKA! e dice vero. – L’unica cosa che richiama vagamente il concetto è una piccola striscia di pietre ammucchiate, indegne della meravigliosa scogliera e tutto ciò che le circonda. Dopo aver rischiato di rotolare giù per la discesa del parco naturale che vi separa dal mare, vi troverete davanti a uno dei posti più incontaminati della penisola. Nonostante la marea di gente e pasta al forno ammassata nella pineta, il bagno in quest’acqua cristallina è un piacere che rimane inattaccabile. Quando, poi, al ritorno dopo la lunga risalita raggiungerete stremati la vostra auto posta ai lati della strada nonostante il divieto di fermata, sappiate che imprecare non servirà ad annullare la multa. Occhio, quindi, perché poco più in là c’è sia un parcheggio libero che uno a pagamento.” Alla Baia di Porto Selvaggio – dove abbiamo raccolto tanta Erba di Mare (vedi reportage si può arrivare attraversando a piedi tutta la pineta (in dolce discesa) con ingresso tra Torre Uluzzo e Torre di Santa Caterina (per la risalita, niente di traumatico e poi ne sarà valsa la pena!). Pian piano gli alberi lasciano intravedere il blu marino e se siete attenti, ad un certo punto, sulla sinistra, troverete un piccolo santuario selvaggio dedicato alla Madonna, una mini cappella decorata con oggetti lasciati da devoti. Sia nel parco che nella baia, a inizio Giugno, abbiamo incontrato pochissime persone… Insomma, se volete evitare la massa, evitate giorni e orari di massa! 😉 E come suggerisce la nostra guida di fiducia, sempre URKA!: “Dopo aver risalito lo splendido quanto massacrante sentiero in mezzo al parco di pini di Porto Selvaggio (riserva del WWF) riprendetevi con un buon aperitivo al Fico d’India– un simpatico bar (aperto solo in calda stagione) che offre sfizioni taglieri e la sera anche house minimal party, proprio davanti a Torre Uluzzo, dall’altro lato della strada.


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2) Chiesetta di Santu Mauru, Sannicola (Lecce):

chiara, di pietra, su una collinetta rocciosa, con la facciata che guarda il mare, da Gallipoli (a sinistra) fino all’altro lato, oltre la Montagna Spaccata e Santa Caterina, questa chiesetta domina le omonime rupi dedicate a San Mauro. “I primi documenti risalgono al 1149 e riguardano le comunità monastiche basiliane che ebbero ospitalità all’interno di un monastero retrostante, oggi ridotto a cumuli di macerie. – racconta URKA! – Nei pressi della chiesetta ci sono anche delle grotte, dove la leggenda vuole sia stato ritrovato il corpo trafugato del Santo martire. Altre storie più recenti hanno poi alimentato l’immaginario di questo luogo, in particolare alcune legate a riti oscuri e messe nere negli anni in cui l’abbazia era abbandonata a se stessa. Oggi, grazie al restauro del Comune di Sannicola, è invece possibile ammirarne la bellezza…” Questo luogo conserva qualcosa di magico, dicono. Ultimo mistero che l’ha vista sulle pagine di cronaca locale è stato nel 2011, quando l’antica Abbazia di San Mauro si è svegliata col tetto tutto dipinto di rosa! Atto vandalico per alcuni e soprannaturale per altri… Vernice colata dal cielo: chi è lo street angel? “Consigliatissima una visita al tramonto, – raccomanda URKA! – quando la luce del sole arde sul campanile e bacia da lontano il borgo fortificato di Gallipoli.” E poi potreste cenare sugli scogli sotto le rupi, allo Scapricciatiello, ristorante di pesce (molto spartano) con una terrazza vista mare e montagna (Spaccata) niente male.


3) Monteruga, un paese fantasma (Lecce):

sulla strada da San Pancrazio Salentino a Torre Lapillo, c’è un intero paese completamente disabitato dagli anni ’80 e circondato da sconfinati ettari di macchia mediterranea e fertili terreni che lo nascondono agli occhi dei passanti. Per accedere, basta ignorare i cartelli arrugginiti che indicano “Proprietà privata”. Monteruga è un borgo nato in epoca fascista dallo sviluppo dell’omonima masseria (con i motti del regime ancora visibili all’interno dello stabilimento vitivinicolo) e dominato dalla Chiesa di Sant’Antonio Abate che si affaccia su una piazza d’erba, delimitata da alte palme. Adesso l’altare e le panche della Chiesa sono ricoperte da calcinacci ma almeno qui si può ancora entrare. Sui muri di molti altri edifici, invece, come quelli del porticato, dove un tempo vi erano le dimore dei contadini, si legge ovunque “Pericolo di crollo”.


L’incuria sta tristemente facendo crollare il paese. Sì, questa gigante masseria non era solo un’azienda agricola con frantoio e cantina ma un vero paese dove c’era tutto: oltre la Chiesa e la piazza, c’erano le poste, la scuola rurale e la caserma; c’era la fabbrica del tabacco e persino una pompa di benzina. Qui arrivarono famiglie intere dal basso Salento e altre regioni, creando una comunità autonoma che viveva dei prodotti della terra. E, come in ogni altro paese, qui sbocciavano amori, si facevano matrimoni e figli. Poi la privatizzazione e spartizione dei terreni mentre i centri urbani attiravano a sé sempre più agricoltori. Monteruga, ormai abbandonata, è passata da mani pubbliche a private, fino a (si dice) Maurizio Zamparini, il presidente del Palermo calcio, con progetti sfumati nel nulla. Il risultato attuale è ciò che si vede: un paese fantasma che ogni tanto risuscita sulle pagine di cronaca locale per brutti affari, come giri di prostituzione o episodi di messe nere. Però nel 2013, qualcosa è cambiato. L’attuale proprietario “Innominato” ha dato casa ad una simpatica coppia, Mimmo e Margherita, che si sta occupando – con tutte le risorse che non ha – di custodire ciò che resta di Monteruga. Così, da qualche anno, questo paese ha almeno due abitanti, qualche lavoratore, alcuni animali da fattoria, molti cani e gatti. I due non dicono nulla sul destino di questo luogo, inutile insistere con le domande. Ma sono felici di raccontarne la storia e lasciar visitare ciò che è ancora “fuori pericolo”.


Oltre a noi, il giorno in cui abbiamo visitato Monteruga, c’era una giovane famiglia venuta a passeggiare. E sempre più persone, ci dicono Mimmo e Margherita, si interessano a questo luogo. Cosa sarebbe se venisse riqualificato nel rispetto della sua storia… Caro Proprietario, avrai di certo notato come l’incuria stia distruggendo Monteruga. Noi sai ancora cosa farci? Ti prego, non dire un agriturismo di lusso che nessuno ne ha bisogno. Prendi ad esempio modelli come Favara, non aver paura di chiedere aiuto, coinvolgi cittadini e associazioni locali. Questa Bellezza, anche se tecnicamente non è più un Bene comune, merita di essere salvata con la sua identità, vale a dire, senza escludere il territorio e la sua comunità.

* NOTA di RINGRAZIAMENTO: Grazie Erika! Non potevamo sperare di avere una “guida” locale più esperta, una vera viaggiatrice, curiosa e appassionata. Grazie di cuore e alla prossima avventura! * MESSAGGIO per i CCTzens: Mimmo ha promesso, organizzeremo un ritrovo a Monteruga! 😉 

Torre Lapillo, Porto Cesareo, Lecce

4) La Spiaggia di Torre Colimena (Taranto):

qui si trova l’ultima testimonianza delle saline che erano presenti sulle coste del Salento. Una palude tra campagna e dune che finiscono in mare, a pochi minuti di auto da Torre Lapillo (Porto Cesareo, Lecce) e, dall’altro lato, a due chilometri dalla spiaggia di Punta Prosciutto. La Salina Vecchia o dei Monaci ha prodotto sale fino al 1812 ed oggi si estende ancora per circa 30 ettari. Presente già in epoca preistorica, insieme ad altri luoghi simili e vicini, si pensa abbia ispirato i Romani a chiamare questa terra “Salento” (luogo provvisto di sale). Ah, si narra anche che sia abitata da fenicotteri… ed è vero! Se venite li potete vedere. E se andate via dal mare tardi, dopo il tramonto – (che meraviglia il riflesso del cielo su queste acque salate!) – e avete fame fame fame, fermatevi a cena da Lu Puzzu (Torre Lapillo) e ordinate una puccia, farcita a vostro piacere.


* NOTA di RINGRAZIAMENTO: Grazie Elisa! Se CCT ha una “lettrice fedele” allora quella sei tu che da anni ormai lo tieni stretto sul tuo pc, tra le pagine web preferite, e sul tuo frigo di casa (come sticker)! Grazie per averci scritto, dopo aver capito da Instagram che saremmo stati in Salento nel tuo stesso periodo… Grazie per averci raggiunto a Monteruga, insieme ai tuoi amici, e grazie di cuore per averci portato a vedere un tramonto così. Al prossimo incontro! 🙂 

5) La Grecìa Salentina:

questo nome identifica un gruppo di paesi dell’entroterra dove i nonni, tra loro, parlano ancora il Griko! In passato, l’area grecofona si estendeva su un territorio più vasto, tra Otranto e Gallipoli. Oggi si tratta di 11 comuni a sud di Lecce: Calimera, Carpignano, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Soleto, Sternatia, Zollino, Carpignano Salentino, Cutrofiano. Qui le tracce della preistoria si intrecciano con i monumenti bizantini, quelli medievali e il barocco leccese. E, in misura diversa, sopravvivono tradizioni popolari che risalgono ad una comune radice greca. Sino al 1945, il griko era parlato da quasi tutti gli abitanti; dopo la Seconda Guerra Mondiale, per ragioni socioeconomiche (emigrazione, scuola, giornali, radio, televisione, etc.), il numero dei grecofoni si è ridotto alla popolazione sempre più adulta… Negli ultimi anni, però, anche nei più giovani, è cresciuto l’interesse di rivalutare il proprio patrimonio, volontà manifestata in varie associazioni e centri che promuovono i beni comuni e culturali.

A Calimera (Kalimera in griko significa buongiorno) potete visitare la Casa-Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika ma anche il Museo di Storia Naturale del Salento (con oltre 2000 mq, è il museo naturale più grande del sud Italia). Prima di tutto, però, curiosate il sito web di In-Cul.Tu.Re.: un bel progetto d’innovazione sociale nel restauro e turismo che offre uno sguardo nuovo su questo antico territorio. Suggerimento importante: evitate di visitare questi borghi di domenica, giorno in cui quasi tutti scappano (giustamente) al mare e quindi, ad eccezione di qualche bar, è tutto chiuso. Anche perché, se visitate la Grecìa Salentina, dovete sentir parlare il griko! Che buffo, una lingua capita dai greci ma incomprensibile già ai salentini dei paesi limitrofi. Pantaleo è un nonno di Calimera, dove vive con sua moglie, nata a pochi chilometri di distanza ma dove già non si parlava questa lingua; con lei, infatti, comunica in salentino, con gli amici in griko, con me in italiano. “Pantaleo” – il suo nome, mi spiega – significa “sempre dico” e il suono mi ricorda la formula filosofica “πάντα ῥεῖ” (tutto scorre, in greco antico) mentre penso che certe cose, invece, non dovrebbero mai scorrere ma rimanere così, per sempre: dovremmo poter incontrare un Pantaleo seduto al bar in Piazza del Sole, a Calimera, anche tra cent’anni e che ti saluta così: Stàsu calò!” (Statte buéne! o bùne! in salentino, Stammi bene! in italiano).

La Chiesa Madre (dedicata a San Brizio) in Piazza del Sole, Calimera, Grecìa Salentina, Lecce

* Curioso? Qui il reportage completo:

Salento lento: un ritorno alla terra e un nuovo vento


* Qui invece vi raccontiamo un po’ la città di Lecce:

LECCE, quannu mpunna… mpunna buenu!

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