Cagliari Senza Confini

Lifestills

CAGLIARI Affacciandosi sul mare, al sud di un’isola che sta al centro del Mediterraneo, con il suo porto si è fatta crocevia di infinite rotte, fin dal Neolitico. Un punto di scambio di merci e usanze, luogo di sosta per una vastità di popoli e civiltà che tutt’ora si cerca di classificare. Subendo invasioni e conquiste che si riflettono tutt’oggi nella varietà linguistica e tradizionale, Cagliari non si è mai fermata e ancora continua ad essere una cornucopia di culture.

Cagliari Cathedral

È questo l’aspetto della nostra città natale che abbiamo deciso di raccontare quando, nel Maggio 2015, la municipalità di Cagliari ha indetto il concorso CiviCa – campagna di educazione alla convivenza civile, rivolgendosi ai cittadini del capoluogo sardo e del suo hinterland. Il comune ha chiamato a partecipare chiunque avesse una valida idea per la creazione di un cortometraggio che ispirasse al rispetto e alla tolleranza nell’ambito cittadino, e noi abbiamo risposto con Cagliari Senza Confini. In un momento storico in cui le vite che sopraggiungono dal mare sono considerate in numeri, in cui la voce dell’intolleranza torna ad alzarsi e l’immigrazione sembra accrescere negli individui la paura di una contaminazione, noi del collettivo Lifestills abbiamo messo in gioco il nostro punto di vista.

“Il vento che proviene dal mare sussurra che siamo tutti esseri umani e che siamo tutti uguali.”

In un tipico dialetto sardo, una voce femminile mormora come fa il maestrale che spesso soffia su Cagliari. Vuole raccontarci delle storie, milioni di storie, un agglomerato di vite che si concentrano tutte in un’unica terra. Ci mette tutti su uno stesso piano, quello umano, e sfata l’ideale delle barriere, quell’utensile politico che non è altro che un vano limite mentale. Ma le parole volano, non bastano. È l’obiettivo quindi a darci le prove di questa realtà antropologica: si fionda tra gli stretti vicoli di Cagliari costringendoci a seguirlo in una corsa frenetica alla scoperta dei suoi tesori. Ogni tanto rallenta per darci il tempo di raggiungerlo, di non perdere di vista i piccoli dettagli, perché sono quelli che contano davvero, sono i nostri piccoli totem a dire chi siamo.

Come l’immagine della “barduffola”, la tipica trottola sarda fatta a mano e usata dai nostri nonni durante la loro infanzia. Sembrava dimenticata dalle nuove generazioni ma oggi la rivediamo volteggiare in mano a dei sorridenti ragazzi di nazionalità del Bangladesh. Questo piccolo giocattolo in legno si fa per noi simbolo della bellezza del processo di integrazione.

Barduffola

Ispirandoci a Watchtower of Turkey di Leonardo Dalessandri come anche ai lavori di Matty Brown, abbiamo ideato un cortometraggio che ritrae un crogiolo di etnicità in cui le tradizioni locali si mescolano a quelle che arrivano dal mare e l’immigrazione diventa una risorsa in termini di crescita culturale. Una dinamicità, quella dell’obbiettivo, che rispecchia il fervore della città stessa, seguendone i ritmi per ritrarla nella sua colorata essenza di colonia marittima. L’intenzione era quella di raccontare l’uguaglianza nella diversità, la coesistenza pacifica di più civiltà e l’arricchimento che ne deriva, soprattutto a livello umanistico-culturale.

Welcome to Cagliari

La città incontra il mare e la nostra cultura ne incontra di nuove. Perché in fondo proveniamo tutti dalle stesse distese d’acqua salata; siamo fatti d’acqua, il nostro corpo è fatto soprattutto di acqua, indistintamente dal colore della nostra pelle o dai rituali che ogni giorno compiamo per vivere. Troppo spesso ci copriamo gli occhi e le orecchie, rifiutiamo di conoscere e approfondire altre realtà per paura di sacrificare la propria identità. Restiamo nella nostra zona di comfort, nell’ignoranza, ci chiudiamo nel nostro bozzolo. Eppure c’è qualcosa di magico nell’idea che tante menti diverse, abitudini dissimili, animi a sé stanti possano e riescano ad incontrarsi in un unico luogo, un melting-pot in cui condividere un piccola parte della propria storia con gli altri. Dovremmo ascoltare le storie che il mare ci racconta, orribili o meravigliose che esse siano, e farle nostre, imparare da essere, a vivere e convivere, insieme agli altri.

Il video è stato scelto tra altri 18 lavori, creati da professionisti e amatori, aggiudicandosi il primo premio. Speriamo quindi che il nostro messaggio abbia raggiunto molti, ma per noi questa piccola conquista è solo il primo passo.

Lifestills Collective