Nippon Trip: Kyoto

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Michele Moricci

KYOTO Arriviamo nel primo pomeriggio. L’aria è fresca e la città appare subito elegante e più silenziosa delle altre. Gli alti palazzi sembrano avere un rigore individuale e si affacciano laconici lungo le grandi strade. Posiamo i bagagli e ci dirigiamo al Museo del MangaCostruito in una vecchia scuola, raccoglie 50.000 manga (dal 1970 ad oggi) nei 200 metri di Manga Wall e ospita mostre dedicate al tema. Guardarsi intorno è un sogno, l’odore della carta e le deliziose copertine a colori dei volumetti rilegati in varie edizioni è davvero eccitante. La cronistoria permette di capire il valore culturale del Manga in Giappone, inoltre è possibile sfogliare manga in altre lingue (tra cui Inglese, Francese, Italiano).

Trascorse un paio d’ore, usciamo e mentre il sole inizia a spegnersi ci dirigiamo verso il Parco Imperiale. Non è possibile entrare ma il giardino impeccabile e la distesa di ciottoli che guida verso il cancello principale comunicano comunque un’atmosfera di pace e serenità. Tra le mete obbligatorie c’è sicuramente Gion: il quartiere in cui ancora vivono le donne Geisha e in cui si trova il Santuario di Yasaka. Dopo aver oltrepassato numerosi negozi e gallerie, facciamo capolino nel Giappone più antico e visitiamo il Tempio Yasaka, illuminato dalle lanterne rosso fuoco e da piccoli lumini che risplendono nel buio della sera. Camminare per la città di Kyoto significa anche incappare in un indefinito numero di Templi, di ogni forma e colore. Se ne trovano davvero ovunque.

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La mattina seguente iniziamo con la visita al Palazzo Imperiale. Abituati all’estremo sfarzo Europeo, è difficile immaginare che questa essenziale eleganza potesse appartenere all’aristocrazia Giapponese. Le ampie stanze del Castello Nijo sono immacolate e arricchite da pitture coloratissime. Una delle caratteristiche particolare del castello sono i “pavimenti dell’usignolo”: le assi di legno sulle quali camminiamo, infatti, emettono un suono simile al canto dell’uccello, utile al tempo per avvisare l’arrivo di qualche intruso.

Procediamo verso il famigerato Kinkaku-ji, il bellissimo Padiglione Dorato: una pagoda interamente ricoperta di foglie d’oro puro che sorge al centro di uno stagno. Nel corso dei secoli, ha avuto molte funzioni: è stato distrutto e ricostruito in vari momenti del ‘900 ma la sua origine risale al 1397. Non lontano sorge Ryoanji: il Giardino Zen, dove una serie di pietre disposte in maniera accurata sulla ghiaia offre spunto di riflessione introspettiva e rappresenta un caposaldo creativo-religioso della cultura Giapponese.

A bordo di un bus “quasi” diretto verso l’immaginifico universo creativo di Hayao Miyazaki, arriviamo ad Arashiyamaun piccolo villaggio moderno accanto al quale sorge la splendida Foresta di Bamboo. L’aria è umida e inquieta come il cielo grigio che promette pioggia. Il percorso è disseminato di splendide e altissime piante di Bamboo, aree di relax e aitanti ragazzi Giapponesi che offrono passaggi a bordo di un tipico calesse. Desistiamo e facciamo una merenda al moderno Yojiya Cafè, prima di tornare in città.

La mattina seguente facciamo colazione in un’elegante Boulangerie francese, non lontano dal nostro Hotel. E poi la mia ostinata volontà di avvistare almeno una Geisha ci spinge nuovamente a Gion: percorriamo le strade vicine, ci addentriamo in una piccola viuzza stretta, piena di vecchi edifici, e troviamo riparo durante una scrosciata d’acqua. Finalmente ordiniamo buonissimi Okonomiyaki serviti al banco, in un piccolo ristò giapponese. A tu per tu con il nostro cuoco sorseggiamo Coca-Cola e affondiamo i denti in questa deliziosa rivisitata “pizza” tipica con uova, verdure e formaggio.

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Il cielo si schiarisce improvvisamente e così ci spingiamo verso Higashiyama, percorrendo le strade antiche di Kyoto e così approdiamo al Tempio di Kiyomizu-dera. Costruito nell’VIII secolo, è considerato da UNESCO patrimonio dell’umanità proprio per la sua bellezza e peculiarità. Infatti, poggia su palafitte adagiate sulla montagna dell’Est e consente una vista unica e magnifica a strapiombo su tutta la città.

Attraversiamo nuovamente Kyoto e ci concediamo un po’ di relax in riva al fiume Kamo, seguendo l’esempio dei Giapponesi che si godono il tramonto. La serenità, la calma apparente, l’estate che inizia a far posto all’autunno, i colori che cambiano dal nostro arrivo in Giappone. Kyoto è perfetta, forse la più bella delle città Giapponesi.

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Michele Moricci