We don’t fry with water! #BrokenEnglish by LeCù

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BROKENEWS! Nuovo sito e online shop dove trovare “saggezza e genio popolare per fronteggiare in modo creativo la realtà”. BE curious e clicca qui >>> brokenenglish.it * (Aggiornamento del 6 Dicembre 2017).


CCTeam presents Broken English by LeCù
Photo credits: Pasquale Paradiso

PRATO “We don’t fry with water!” è la traduzione letterale dell’espressione toscana “Un si frigge mica coll’acqua!” e proprio dallo studio dei modi di dire toscani tradotti in #BrokenEnglish nasce il nuovo progetto firmato by LeCù e presentato con una prima collezione di t-shirts Made in Tuscany. L’idea è di proporre una serie per ogni regione italiana – e poi chissà, questo studio di comunicazione e design potrebbe essere applicato a qualsiasi altro paese! (dove non si parla inglese) – ma giustamente parte da dove nasce. E nella città in cui l’idea ha preso vita, abbiamo incontrato Alice Lou Tanzarella [Creative Director & Fashion designer] che ci ha raccontato in assoluta anteprima (!) il progetto creato insieme a Claudia Mannelli Ortiz [Assistant Designer], Martina Alessi [Visual Designer], Fabiana Aricò [Creative Pattern Cutting]. E che noi seguiremo certamente regione dopo regione…

BrokenEnglish-byLeCùLeCù in #BrokenEnglish: Fabiana, Claudia, Alice Lou, Martina


Cos’è Broken English by LeCù?

BE è un progetto di comunicazione e design sulle culture regionali italiane. Tutto ciò che è tradotto in un inglese scorretto è chiamato da inglesi e americani broken englishLeCù partono dal dialetto toscano e dalla ‘toscanità’ per creare un gioco di comunicazione, e di stile, decisamente autoironico e irriverente: proverbi toscani ed espressioni dialettali tradotti in ‘perfetto’ broken English, e messi in scena da una collezione di t-shirt dal design ricercato – #01 We don’t fry with water _ Made in Tuscany o (Un si frigge mica con l’acqua) – per tutti coloro che vogliono custodire, indossare e interpretare frammenti di cultura italiana.

Ma cosa significa esattamente “broken English”?

Secondo il vocabolario Treccani, questo neologismo indica “l’inglese corrotto, sgrammaticato, impoverito, usato nella comunicazione internazionale.” Quindi l’inglese storpiato, mal parlato, difettato, “rotto”.

LeCù sono partite dalla lingua più ‘pop’ che esiste, per farsi suggestionare da uno dei dialetti italiani più affascinanti e irriverenti, il toscano, costituito da proverbi, modi di dire, detti locali, “slang”, per creare con la “traduzione alla lettera”, un gioco di comunicazione, un linguaggio nuovo, creativo, non corretto ma legittimato dall’uso e dalle pratiche contestuali e, come il toscano, tanto comico quanto provocatorio.

Esistono diversi modi per “rompere l’inglese”: parlare un “inglese rotto” può significare arricchire l’inglese con l’accento del parlato locale, o applicare le strutture grammaticali della lingua nativa al lessico inglese, o parlare il famoso inglese “maccheronico”. Ricordate Benigni in uno dei capolavori di Jim Jarmusch, Daunbailò? Qui il famoso attore toscano parla un inglese con un accento italiano colorito dal dialetto toscano (le “c” e le “t” strascicate), e nella maniera più assoluta dà un tono comico alle situazioni inscenate nel film.

E come avete intuito la potenzialità di questo “gioco”?

Girovagando nel web, in particolare nei social networks, ci siamo accorte che la pratica di tradurre i proverbi locali del dialetto regionale con un inglese “broken” esiste da nord a sud: la pagina facebook “Venetish – Dizionario dialetto veneto/inglese” si autoproclama “la migliore risorsa web per tradurre tipiche frasi dal dialetto veneto all’inglese”; nel sito web “Dizionario Inglese-Romanesco” è divertente scorrere le tipiche espressioni romanesche tradotte in un inglese decisamente “maccheronico”, per esempio “All makes soup” (Tutto fa brodo) e il “You are so ugly that ufos overtake you on the highway screaming” (Sei tarmente brutto che sull’autostrada te sorpasseno i dischi volanti strillano) oppure “Hi brò!” (Ciao fratè!); e nella pagina facebook “Traduttore napoletano – inglese”, l’autore scrive “L’inglese che uso è volutamente maccheronico. Bando alle futili questioni grammaticali”. Insomma, è una pratica diffusa, che ci parla delle nostre culture regionali italiane e diverte.

Così LeCù si fanno pioniere del Broken English – Made in Tuscany.

Prendendo spunto dal Vohabolario Fiorentino (una raccolta di espressioni dialettali tipiche di Firenze), e da alcuni “modi di dire”, abbiamo selezionato e tradotto in “perfetto broken” (ossimoro dell’intera operazione artistica!) – una manciata di frasi per creare il nostro immaginario di stile assolutamente fuori dalle righe: I know my chickens (Conosco ì mi polli), What a horse (Che cavallo), Have more ass than soul (Avè più culo che anima), Two balls (Du’ palle), Pearls to pigs (Perle ai porci), In the body ther’s dark (Nì corpo c’è buio), We stay fresh (Si sta freschi), There isn’t trip for cats (Non c’è trippa per gatti), I’m out like a balcony (Son di fori come un balcone), I’m full like an egg (Sono pieno come un ‘ovo).

Dove e quando potremo iniziare a fare un po’ di broken shopping?

Prestissimo, attraverso il nostro sito web brokenenglish.it e poi in giro, sicuramente per la Toscana, in qualche evento mostra-mercato come questo a Firenze, Domenica 21 Dicembre 2014: Tasso Hostel GRAN BAZAR/ FIERA DI NATALE – Domenica 21 Dicembre 12.00/22.00. Per restare aggiornati, seguite la nostra pagina facebook: Broken English by LeCù!


Ancora una domanda per i più curiosi:

Cosa significa vestirsi di Broken English e LeCù chi vorrebbero vestire?

Indossando #01 We don’t fry with water – Made in Tuscany ci si identifica, non tanto in una comunità di consumo, ma prima di tutto in un’umanità che si emoziona, che è legata a un passato storico, a un territorio, a un bagaglio di pratiche e di saperi fotografati e racchiusi nei proverbi popolari dialettali.

I “modi di dire” sono mezzi che rafforzano da un lato un’identità di gruppo collettiva (ciò che dà un senso al concetto di Toscana), e dall’altro le identità soggettive (come i singoli traducono, vivono e mettono in pratica la “cultura toscana”, con cui essi hanno una relazione dinamica – cangiante, mutevole, in movimento – da un lato, ed esclusiva perché filtrata da un bagaglio di esperienze soggettive dall’altro.


Un’altra sfumatura importante da cogliere nell’operazione artistica, deriva dal concetto di “traduzione”. La traduzione linguistica è un meccanismo colto. Broken English by LeCù abbassa il livello della traduzione da “colto” a “popolare”: non serve più essere esatti, l’errore è concesso, il difetto della traduzione è contemplato, e acquista un valore aggiunto, sintomo assoluto di creatività. Lo sbaglio è insomma creativo e divertente.

In questo caso, la traduzione scelta per creare il gioco testuale è una traduzione formale che non rispetta il principio dell’equivalenza dinamica. É una traduzione volutamente sbagliata, scorretta, che non si preoccupa di tradurre il senso del proverbio, bensì di creare un meccanismo illusorio di internazionalizzazione: un “modo di dire” locale e popolare che si ha la percezione diventi patrimonio dell’immaginario collettivo inglese.


Broken English by LeCù, in particolare il primo studio We don’t fry with water – Made in Tuscany, è un linguaggio creativo nato dalla traduzione formale, che vuole parlare di un Noi illudendosi di internazionalizzarsi. “I know my chickens” non può diventare patrimonio degli stranieri se non come “un modo di dire toscano tradotto in Broken English”. Vestirsi di Broken English significa autocelebrare le culture popolari regionali, in particolare sottolineare l’unicità e la creatività di certe sfumature linguistiche prodotte quando l’italiano incontra le variazioni linguistiche regionali. Il tutto è condito da una vena autoironica e provocatoria: Il Broken English toscano è comico perché parte dal toscano che è una lingua comica e irriverente.

L’operazione artistica We don’t fry with water – Made in Tuscany, vista nel complesso, parla ai toscani ma vuole strizzare l’occhiolino a inglesi e americani che intendono far propri pezzetti della cultura regionale toscana (nonostante questi ignorino totalmente gli elementi socio-culturali alla base della produzione delle espressioni dialettali).


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ABOUT LeCù | LeCù sono Alice Lou Tanzarella ● Creative Director & Fashion designer / Claudia Mannelli Ortiz ● Assistant Designer / Martina Alessi ● Visual Designer / Fabiana Aricò ● Creative Pattern Cutting: quattro idealiste che provano a dare un significato alla parola “creatività”. Esclusivo e autentico, perché filtrato da quattro personalità, storie, formazioni, visioni, abilità e sfumature del pensiero. LeCù è un’identità in continua metamorfosi, che si definisce attraverso progetti soprattutto nel campo del design e della comunicazione. I singoli progetti sono curati in ogni loro aspetto, dalla ricerca alla progettazione, dalla realizzazione pratica alla comunicazione.

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