Nippon Trip: Nara

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Michele Moricci

NARA è la città dei cervi ed è perfetta per gli amanti della natura. La raggiungiamo in poco meno di un’ora da Ōsaka e poco dopo il nostro arrivo, avvistiamo i primi esemplari che passeggiano liberamente in città. I cervi sono considerati messaggeri degli Dei, per questo gli abitanti li rispettano premurosamente. Addentrandoci nel parco scopriamo che ce ne sono moltissimi, il National Geographic ne conta circa 1.000 e noi non stiamo nella pelle all’idea di poterli accarezzare e nutrire con le tipiche cialde di cui vanno ghiotti…

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Cerchiamo di sfamare i nostri teneri amici che – però – ingordi passano da un turista all’altro frugando negli zaini, nelle tasche e rincorrendo chiunque abbia qualcosa di commestibile. Anche i fogli vanno bene se proprio non c’è altro! Si avvicinano mansueti, sgranano i loro grandi occhi e si leccano i baffi nella speranza di mangiare. I più piccoli sono tenerissimi, ma non ci vorrà molto perché notiate uno dei grandi cartelli in cui i turisti sono invitati ad essere prudenti perché – per quanto simili a Bambi – i cervi adulti possono essere molto aggressivi.

La città conserva l’eleganza di un piccolo paesino di periferia. Negozietti lungo la via principale, qualche caffetteria e tanti abitanti che svolgono la loro vita tranquillamente in compagnia della natura e degli animali. Nessun rumore molesta il relax lungo il percorso verso il celebre tempio di Todai-ji, dove è conservato un’enorme e mastodontica statua di Buddha, alta circa 14 metri. Come al solito, davanti a tanta maestosità rimaniamo ammaliati dalla cultura giapponese così rigorosa e conservatrice nel suo passato ed estremamente moderna e consumistica oggi.

Ci fermiamo ad una panchina avvolta nel verde, le cicale continuano a cantare ininterrotte, qualche cervo nei dintorni riposa ai piedi di un albero e noi mangiamo Dorayaki al thè verde e alla vaniglia. Il gelato fresco si scioglie tra i due soffici pancakes e il loro sapore è delizioso.

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Tornando sui nostri passi, ci fermiamo ad un laghetto sul quale si affacciano alberelli e case. É gremito di persone, le mamme passeggiano mentre i bimbi osservano le grosse carpe che vi nuotano dentro. Non lontano dalla piazza, c’è un piccolo quartiere fatto di casette in legno. Sembra immacolato dall’epoca in cui fu costruito. Ne siamo rapiti e continuiamo a passeggiare mentre il sole gioca con le ombre tra le case.

Sono quasi le 17.00 e dobbiamo salire sul treno che ci riporta ad Ōsaka ma prima osserviamo verso l’alto e non possiamo fare a meno di notare – anche qui – la consueta coltre giapponese di fili elettrici che vanno da una casa all’altra e che si stagliano contro il cielo blu.

NEXT STOP > KOYASAN


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Michele Moricci