Dopo il concerto di Paolo Nutini, l’intervista a The Rainband: “con non pioggia, non arcobaleno!”

TheRainband-Milan-Nov2014

Marta Mangiucca

P+MMILANO Come promesso, rieccomi qui a parlarvi di Paolo Nutini. Chi mi conosce sa già che, con tanta buona volontà e un po’ di fortuna, stavolta nessuno mi ha buttata fuori dal backstage. Così, il tanto atteso 15 Novembre 2014, dopo il suo concerto, armata di pass e giacca nuova, mi sono presentata. “Ciao, mi chiamo Marta, ti ricordi di me?” – “Sì! Certo, sei la ragazza della lettera!”“Anche quella del reggiseno…” – ho aggiunto un po’ imbarazzata ma grazie al suo sorriso la mia insicurezza ha ceduto il posto ad entusiasmo e confidenza. Paolo ed io abbiamo parlato un po’, quasi come due amici di vecchia data, scherzavamo sotto lo sguardo attento della fidanzata Amber Anderson. Ho passato il resto della serata con i ragazzi di The Rainband  – la band di Manchester che ha seguito sinora il tour 2014 del cantautore scozzese, aprendo i suoi live – e da questo incontro, è uscita fuori un’intervista che parla di tante cose, dei loro viaggi e concerti, del rapporto artistico e dell’amicizia con Paolo, del loro legame con l’Italia ed in particolare con la Fondazione Marco Simoncelli. Alle mie domande ha risposto Martin Finnigam (cantante di The Rainband) ed ecco qui cosa ci siamo detti.

TheRainband-Milan-Nov2014

Vi abbiamo già ascoltato quest’estate, a Piazzola sul Brenta e a Roma, ed è un piacere ritrovarvi anche qui a Milano. La nostra guidezine parla di arte e musica ma soprattutto di viaggi. Il vostro lavoro vi porta a viaggiare molto durante i tour e ormai è dal 2009 che calcate i palchi di diverse città nel mondo. Cosa vi colpisce più di tutto?

Il pubblico. Che qui è simile a quello scozzese o di Manchester ma non al pubblico di Londra, ad esempio. A Londra, abbiamo molti che ci seguono adesso ma all’inizio è stato più difficile. I londinesi ti studiano finché non ti vedono per un po’ di volte, e poi diventano fedelissimi fans. Comunque, esibirsi in Europa è sempre una gran festa, specialmente in Italia. Qui, riusciamo sempre a stabilire una connessione speciale con le persone e ci sentiamo come a casa.

Sappiamo che siete legati molto all’Italia anche per la Fondazione Marco Simoncelli: avete composto una canzone per lui, dal titolo “Rise Again” e da allora lavorate a stretto contatto con la sua famiglia. Volete raccontarci meglio questo progetto? 

Il giorno in cui Marco Simoncelli se ne è andato (23 Ottobre 2011), è stato il giorno in cui il Manchester City ha giocato con il Manchester United e ha vinto la gara 6-1 al United’s Ground. Naturalmente, a Manchester, come in Italia, la rivalità tra le squadre di calcio è grande. Sono tornato a casa dalla partita aspettandomi che la mia famiglia stesse festeggiando per strada come tutti gli altri tifosi della città… Ma invece ho trovato i miei nipotini Jake, Rocco e Nathan, che stavano piangendo – inizialmente non capivo il motivo ma poco dopo mi hanno detto cosa era successo a Marco. I miei familiari sono tutti grandi tifosi di MotoGP e Marco era il nostro motociclista preferito. Ho scritto le parole della canzone “Rise Again” basandomi su questa esperienza. Noi, The Rainband eravamo già stati chiamati ad esibirci al moto GP inglese e quella sarebbe stata l’occasione per suonarla, ma quando abbiamo sentito che Paolo Simoncelli aveva creato una fondazione in nome di Marco, siamo venuti in Italia e gli abbiamo fatto ascoltare la nostra canzone. Ci disse che aveva “lo spirito di Marco” e così la usarono come loro colonna sonora. Abbiamo aderito a realizzarla e tutti i profitti sono andati alla fondazione (il guadagno è stato sinora di circa 30.000 euro). Dopo aver suonato alle gare di MotoGP del Mugello e di San Marino nel 2012, 2013 e 2014, Paolo Simoncelli mi ha chiesto di diventare ambasciatore della fondazione per il Regno Unito. Ho lavorato con la famiglia giorno per giorno, gestendo le richieste nel Regno Unito e in Europa, costruendo buone relazioni con i fans dei Monster Energy e altri rapporti utili attraverso la band. Paolo Nutini e suo padre Alfredo (una leggenda ed entrambi grandi tifosi del MotoGP) hanno aiutato moltissimo la fondazione dopo che li ho conosciuti al Mugello nel 2013. Paolo Simoncelli è una persona dalla quale ho imparato molto. Quando ho perso mio padre, sono evaso dalla realtà in molti modi; questo progetto mi ha aiutato ad accettare la mia perdita e a canalizzare le emozioni. Non so bene come funzioni la vita, ma sento che il rapporto instaurato con la fondazione della famiglia Simoncelli è qualcosa di molto vicino e speciale.

Martin, mi hai detto una frase molto bella che non dimenticherò mai “con non pioggia, non arcobaleno”. E il vostro primo singolo s’intitola “She’s a Rainbow“. Cosa rappresenta questa donna colorata? È solo una fantasia/utopia o è più il vostro modo di affrontare la vita?

“Con non pioggia, non arcobaleno” è una frase che nasce da quest’ultimo show a Milano. La pioggia che abbiamo a Manchester è forte ma quel sabato (15 Novembre 2014) c’è stata una tempesta biblica! Mi aspettavo quasi di vedere Noè costruire l’arca. Quando siamo arrivati, ho visto tutti i ragazzi e le ragazze in coda sotto la pioggia e molti di loro li avevo conosciuti nelle precedenti date italiane con Paolo. Ho chiesto ai promoters di aprire le porte prima ed hanno acconsentito ad aprirle alle 6.30 anziché alle 7. Non è stato molto, ma anche io ho fatto delle code del genere e so che la gente vuole solo entrare per smaltire la frustrazione di fare la coda. Quando siamo arrivati sul palco ho detto alla band che avevo bisogno di parlare alla folla prima di cominciare a suonare. Volevo che il pubblico sapesse che noi sapevamo cosa stavano pensando e che era quello il momento per noi di lasciarci la pioggia alle spalle e di cominciare a vedere i colori. La reazione di tutti è stata incredibile. Sinceramente ho amato il pubblico italiano per questo. La frase “con non pioggia, non arcobaleno” non è mai stata così vera, sia per il pubblico che per noi. She’s a Rainbow è una metafora per la vita. Per me, naturalmente ha un significato personale ma alla fine molte persone mi hanno detto cosa significa per loro e penso che ci sia della bellezza in questo. Quando un tuo testo assume altri significati per le persone che lo leggono o ascoltano, ti senti appagato.

MartinFinnigam+PaoloNutiniNon molto tempo fa, aprivate i concerti dei grandi Simple MindsAdesso il tour con Paolo Nutini. Com’è lavorare insieme a questi artisti?

I Simple Minds ci hanno insegnato molto. Quando assisti e li guardi notte dopo notte, vedi 30 anni di esperienza, abilità di stare sul palco, di scrivere canzoni e una sintonia unica tra Jim Kerr e Charlie Birchill che è incredibile da vedere. Ci sentiamo molto fortunati per aver potuto lavorare con loro così presto nella nostra carriera. Il legame a lungo termine che hanno creato con il loro pubblico è una dimostrazione di quanto la band sia stata grande, e lo sia tutt’oggi.  L’energia che generano attraverso la loro musica è incedibile. Con Paolo e la sua band The Vipers, siamo stati altrettanto fortunati per averli visti suonare di fronte a 200 persone a King Tut’s, a Glasgow, all’inizio del tour, ma anche davanti a 16.000 persone a Manchester. A livello personale sono così genuini come appaiono. Una band di buone menti musicali assolutamente al top delle loro capacità. Dave, Donnie, Michael e tutti i The Vipers ci hanno fatto sentire parte del tour sin dai primi minuti che ci siamo conosciuti. Per quanto riguarda Paolo, credo di essere fortunato abbastanza per poterlo chiamare amico. Lui ha quello che io chiamo “il Dono”. Non è solo uno dei migliori cantautori dei suoi tempi per il suo genere, è chiaro a tutti che lui è nato proprio per fare questo. Durante il tour italiano, una sera abbiamo bevuto qualche drink dopo lo show, lui ha preso la sua chitarra e ha cantato una canzone che non avevo mai sentito suonare prima di allora. Quando senti la sua voce, uscire naturale, senza filtri, senza oggetti di scena o luci, realizzi che quello che lui ha è “il Dono”. Nella musica moderna, molte persone si nascondono dietro la produzione e gli oggetti di scena; Paolo usa questi semplicemente come base da cui poi progettare. Il suo passaggio dai clubs alle arene è stato naturale, e penso che questo sia solo l’inizio per lui e per i The Vipers.

Nonostante i vostri siano generi musicali molto diversi, il vostro stile si è legato perfettamente con quello di Paolo & The Vipers.

Molte persone hanno naturalmente commentato così, ma come tu dici c’è qualcosa che ci lega e credo sia soprattutto il desiderio di connettersi con il pubblico e di celebrare la performance. Non dimenticherò mai questi shows e siamo grati a Paolo e ai The Vipers per averci voluto con loro durante il tour, specialmente nelle date italiane.

Grazie di cuore e a presto, in Italia o altrove! 

Ci rivediamo a Maggio 2015, quando avremo finito il nuovo album e ricorda: “con non pioggia, non arcobaleno”!

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Come dice Martin, Paolo ha un dono. La sua voce e la sua energia sul palco sono sempre sorprendenti. E The Rainband, per me, è stata una bellissima scoperta sia musicale che umana. Sono felice di avervi coinvolto in questa mia piccola avventura, in cui credo di aver finalmente capito cosa voleva dirci Walt Disney con la frase “if you keep on believing, the dreams that you wish will come true”…

Marta Mangiucca