Sedersi sulle “spallette” e altre cose che i Pisani fanno al tramonto

Michele Ci

PISA Andiamo a Pisa! Foto alla torre, cerca bene la posa, ecco, vai, fatto, ciao! Quello che succede al 99% dei turisti. Ma non a un vero viaggiatore. Seguimi, caro lettore, e ti porterò dove Pisa potrà restarti nel cuore. Gli step sono pochi:

1. Andare a Pisa tra Maggio e Ottobre;
2. In questo intervallo, preferire Giugno;
3. Spingere il naso ben al di là della Torre.

Numero 1: perché nel resto dell’anno, Pisa è una città piuttosto piovosa. Numero 2: perché Giugno qui è il mese per eccellenza, chiamato appunto Giugno Pisano, pieno di eventi storico-culturali (in primis la Luminara di San Ranieri, il 16 Giugno). Numero 3: perché tu non sei un turista qualsiasi.

Pisa-Arno-tramonto

Quando vai all’estero, si sa, se dici di venire da Pisa ti rispondono “ah, dove c’è la Torre!”. É intuitivo, li perdoniamo e, dopotutto, la Torre è tra i monumenti italiani più conosciuti al mondo. Ma se dovessi chiedere a chiunque di loro cos’altro abbia visto di Pisa, la risposta sarebbe qualcosa tipo: “ci sono rimasto solo poche ore, per fare la foto di rito”.

Un vero “pisano”, chi ha vissuto davvero Pisa, non può sbagliarsi, invece, su quale sia la miglior attrazione di questa cittadina a cavallo dell’Arno: i suoi tramonti. Un’amica spagnola in Erasmus a Pisa mi ha detto un giorno “Hei Mich, sai cosa mi mancherà tanto dell’Italia? I suoi tramonti. Così belli non li ho mai visti da nessun’altra parte.” A Pisa, vi dico, sono ancora più belli.

Pisa-cielo-tramonto

Li puoi guardare da qualsiasi posto: seduto in Piazza dei Cavalieri, li vedi infuocare le spalle del Palazzo del Conte Ugolino ma ti possono anche sorprendere mentre cammini in un vicoletto qualsiasi del centro storico, con la luce colorata che ti irradia il viso; li puoi vedere mentre accendono gli archi che decorano le mura del Giardino Scotto o riflessi in qualche finestra sul Lungarno; oppure, ancora, nell’arancione che si fonde col blu tingendo le nuvole dietro ai merli delle mura in Piazza dei Miracoli, e infine – ma soprattutto – nella meraviglia che si può vivere solo dalle “spallette” sui Lungarni (muri in pietra e mattoni che costituiscono la parte più elevata degli argini del fiume), che Leopardi definiva “uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora”, come ricorda una targa.

Pisa-Miracoli-tramonto

Le “spallette” sono il luogo che più caratterizza la vita di un pisano d’estate: ci si siede a bere una birra, a mangiare un gelato, a fumare una sigaretta, a fare due chiacchiere o, semplicemente, ad ammirare il tramonto. Nel mio pc, in cinque anni di università, credo di avere raccolto più foto dei tramonti di Pisa che di tutti i viaggi che ho fatto. Perché se è vero che il modo migliore per assaporare uno spettacolo è la contemplazione diretta e non attraverso lo schermo di uno smartphone, altrettanto vero è che “compartir es vivir” e di fronte a tanta bellezza una persona non può che desiderare di condividerla.

E allora andiamo, caro lettore, ad assaporarci una birra sugli scalini della Chiesa di Santo Stefano, in Piazza dei Cavalieri, oppure ad appoggiarci alla ringhiera del Ponte alla Fortezza; ma possiamo anche andare in uno dei barettini aperti sulle spiaggette lungo l’Arno o sederci sul marciapiede in un angolo di Piazza dei Miracoli a rimirare il sole mentre va a coricarsi nel giardino delle Esperidi.

Pisa-Arno-lampioni-tramonto-estate

Seguimi fino all’altezza di quello che ne “Il fu Mattia Pascal” era l’Hotel Nettuno e sediamoci sulle “spallette” con un buon amaro in mano e magari Chet Baker in testa; aspettiamo insieme che il tramonto infuochi il cielo, accenda i colori dei palazzi, dipinga nel fiume un acquarello, il mondo che si affaccia dagli argini. Aspettiamo che il cielo si trasformi dall’azzurro, all’arancione, al rosso, e infine al blu profondo macchiato dai lampioni dorati.

Solo allora potrai dire d’aver vissuto il meglio di Pisa.

Michele Ci