Ritornano le Tigri della Malesia: Paco Ignacio Taibo II incontra Sandokan

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Guglielmo Fava

Alcuni personaggi letterari vivono a prescindere dalla realtà materiale. E non solo perché fanno parte dell’immaginario collettivo ma perché respirano l’aria che respiriamo noi. Sandokan, nato dalla penna del veronese Emilio Salgari, fa parte di questo piccolo gruppo di imperituri eroi. I suoi sentimenti rivoluzionari, la coerenza tra parola e azione, la fraternità e l’odio per le ingiustizie lo hanno reso il personaggio preferito di Paco Ignacio fin dalla sua tenera età.

Paco Ignacio Taibo II nasce nel 1949 a Gijón in Spagna ma, ancora piccolo, la famiglia si trasferisce a Città del Messico, che non ha più lasciato. Paco Ignacio è scrittore di  romanzi, fumetti e reportage giornalistici, anche se le sue opere più importanti sono la biografia del Che Guevara Senza Perdere la Tenerezza e Morti Scomodi, scritto a quattro mani con il Subcomandante Marcos.

Nel 2011 pubblica in Italia Ritornano le Tigri della Malesia, sottotitolo, Più Antimperialiste che Mai, tradotto da Pino Cacucci.

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Sandokan e Yanez de Gomera, dopo anni di inattività, sono costretti a convocare le Tigri per sventare una minaccia che incombe sulla Malesia e sul mondo intero. “C’è un fantasma che si aggira nell’Oceano Indiano”, lo spettro evocato da Marx e Engels si incarna nei protagonisti che si fanno veicoli di ideali politici. C’è il bene dei pirati, c’è il male dell’Impero e c’è la Storia che si fonde con la narrazione in quello che è un appassionante gioco intra ed extra testuale.

Il libro è un pastiche di stili e di contenuti. L’avventura, la politica e il sesso si intersecano prendendo a modello i migliori feuilleton ottocenteschi. I personaggi salgariani sono accompagnati da personaggi presi in prestito da altri romanzi, come Moriarty da Conan Doyle, o personalità storiche come Engels o Rudyard Kipling.

Il Sandokan di Taibo II è profondamente politicizzato ma non per questo meno affascinante di quello salgariano. É una somma di significati e non una rivisitazione fine a se stessa. Non solo risveglia la fantasia del bambino che sogna duelli con la scimitarra e arrembaggi all’ultimo respiro ma soddisfa anche il lettore più consapevole con un sottotesto etico. Per dirla con Paco, il suo Sandokan è più vicino al Che che al pirata in cerca di avventura, sono eroi che devono essere stimoli per generazioni di rivoluzionari e sognatori.

“Non pensiate sia cambiato molto da quei tempi,”  afferma Paco – “ai tempi di Sandokan c’era la guerra dell’oppio in India, ora ci sono i McDonald’s in Afghanistan”.

Guglielmo Fava