Parco di Galceti: trekking o jogging nei sentieri e Falun Dafa sui prati

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PRATO Come tutte le zone verdi che circondano la città, il Parco di Galceti, situato a nord-ovest, rappresenta una preziosa risorsa naturale per il territorio. Questo spazio si estende di fianco all’area protetta del Monteferrato ed offre un modo per allontanarsi dalla solita routine urbana e rifugiarsi nel verde.


La sua vegetazione autoctona, ovvero gli arbusti della cosiddetta erica scoparia, è arricchita dalla presenza di qualche leccio, cipressi, vari tipi di querce tipiche del paesaggio toscano (come cerro, farnia, rovere) e da molti pini, sia marittimi che domestici. Oltre alla presenza di prati congeniali ad iniziative sportive o di ritrovo a cui dedicare il proprio tempo libero, alberi e piante rendono il luogo fresco e ottimale per lo svolgimento di attività fisica all’aria aperta.

Dal parco si può accedere a diversi percorsi di trekking, vie segnalate da esplorare che portano a salire lungo il Monteferrato. Un sentiero ideale per passeggiare segue il corso d’acqua del torrente Bardena conducendo verso la zona di Figline; questo percorso è molto piacevole e non è particolarmente in salita; inoltre, la presenza del ruscello rende il clima ancora più gradevole e incamminandosi è possibile ammirare flora e fauna del territorio. Gli animali che abitano l’ambiente sono lepri, caprioli, cinghiali ungheresi e upupe.


Tra le vie percorse da bambini, amanti del ciclismo, trekking o jogging, in uno dei prati del parco, scopriamo un nuovo modo di vivere l’ambiente, certamente meno convenzionale rispetto alle iniziative a cui siamo abituati in occidente. Incontriamo infatti alcuni praticanti della Falun Dafa e così, un viaggio nel tempo e nello spazio ci conduce nella città di Changchun, in Cina, paese dove questa antica disciplina orientale – resa nota nel 1992 da Li Hongzhi – trova le sue origini ma anche dove dai primi anni del 2000 è severamente osteggiata e censurata dal governo. Tanto da parlare di prigionieri.

La Falun Dafa (cinese tradizionale: 法輪大法; cinese semplificato: 法轮大法, letteralmente Pratica della Ruota della Legge) viene comunemente chiamata anche Falun Gong (cinese tradizionale: 法輪功; cinese semplificato: 法 轮功, letteralmente, Il Qigong della Ruota della Legge).

Questa disciplina, svolta solitamente nei parchi, coinvolge mente e corpo; è legata alla più antica tradizione buddista e all’insegnamento ispirato ai valori di verità, benevolenza e tolleranza (zhen, shan, ren). Oggi i praticanti del Falun Dafa, vivono in città e paesi di tutto il mondo, ma condividono esperienze e racconti attraverso siti tradotti in varie lingue – come questo: it.clearharmony.net – e il 13 Maggio celebrano il World Falun Dafa Day.

Cinque esercizi lenti ed armoniosi svolti all’aria aperta, meditazione, musica in sottofondo, pensieri positivi, ci portano a contatto con una nuova cultura e la sua storia. A Prato, la Falun Dafa è insegnato il sabato mattina presso i Giardini di Via Colombo, ma alcuni praticanti si ritrovano autonomamente per svolgere insieme gli esercizi anche nel Parco di Galceti.

A fine lezione, il volontario italiano che insegna la Falun Dafa nella zona di Prato e tra i referenti del movimento in Toscana, ci racconta di aver conosciuto questa disciplina grazie alla sua passione per la cultura orientale, e tratto beneficio, ovvero maggiore positività davanti ai conflitti da affrontare nella vita quotidiana; inoltre, sottolinea l’impegno portato avanti per informare e sensibilizzare le persone riguardo alla repressione della Falun Dafa in Cina. Pare essere diventata un vero tabù, proprio là dov’è nata. Un movimento troppo spirituale per uno stato (regime) laico? Una disciplina pericolosa? Perché e per chi?