Quelle poesie sui muri della città

Chiara Piotto

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PISA, Via L’Arancio. “La notte / sarà la cosa meno buia / che ti potrà capitare”, firmato A.10. Gli occhi si soffermano di sfuggita su queste tre righe affisse al muro, mentre il passo si affretta verso l’impegno dell’ultima ora. Risaltano, nere, nel loro modesto font da ufficio, su un classico foglio bianco A4 incollato al muro del vicolo. A fianco di quel foglio, in serie, altri identici fogli bianchi scritti in nero sono stati incollati alla parete, allineati come inglesi in fila per salire sul bus. Ogni foglio ospita una poesia diversa: parlano di paesi lontani, di Parigi, del tango, della morte, dell’autunno… Fogli tenuti assieme da una serie di marchi distintivi: ciascuno riporta come firma una cifra di una lettera + un numero, sopra alla scritta “Movimento per l’Emancipazione della Poesia“.

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Quest’ultima firma è corredata anche da un link: www.movimentoemancipazionepoesia.tk. Perché il Movimento esiste per davvero, e non si limita ad appiccicare poesie semi-anonime in giro per i vicoli del centro pisano. Sul sito rende pubblici i propri intenti, la propria storia, motiva le proprie scelte come un organismo collettivo e anti-personalistico. Precisano infatti che “Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, fondato a Firenze nel marzo 2010, è un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme”. E aggiungono: “Il MEP impone l’anonimato ai suoi autori, affinché sia la poesia in quanto tale a essere messa in primo piano piuttosto che i singoli poeti”.

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L’iniziativa è tutt’altro che insensata: quanti tra i passanti si fermano effettivamente a leggere le poesie attaccate, in bella mostra, nel centro? Quasi nessuno, neppure tra gli studenti di lettere. Quanti dei vostri conoscenti amano, leggono la poesia? Pochi, pochissimi in media. Quanti infine magari la apprezzano, perfino la compongono, ma non ne fanno parola ad anima viva? Per questo il messaggio del Movimento è giusto, motivato, sensato: perché la poesia non deve essere di un’élite, ma fluttuare nell’aria per chi sa ascoltarla. E se Maometto non va alla montagna, farci sbattere gli occhi contro ai passanti è solo un modo di “riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze”. Di poesia non si parla, come delle zie sgangherate di cui ci si vergogna un po’ e di cui ci si ricorda solo a Natale: eppure la poesia è lì, presente: solo che “Sebbene si continui a scriverla – scrivono i poeti sul loro sito – non si continua a leggerla”.

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Tra quelle intraviste, una firmata M.07 è dedicata al viaggio, che termina così:

“Voglio stare in compagnia
di chi non ha niente da temere
di chi sa dimenticare la ragione.
Voglio andare via lontano,
non importa dove.”

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Oggi è possibile incontrare versi firmati dai poeti del MeP sui muri di molte città italiane… Voi le avete mai lette? Dove? 


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