Bruxelles, prime impressioni di Dicembre

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Chiara Piotto

BRUXELLES Che impatto ha Bruxelles nel periodo delle feste natalizie su chi la visita per la prima volta?

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Quando ho capito che mi sarebbe capitato di passare un weekend tocca-e-fuga a Bruxelles non è che avessi troppe idee di quale città mi sarei trovata davanti: schiene ritte di palazzoni moderni e di statue ferrose a forma di atono, il tutto condito da gelo infernale come in una classica palla di neve. Quando tuttavia ho riferito della partenza alla mia coinquilina, al nome “Bruxelles” le si sono illuminati gli occhi: “Le cioccolaterie!” ha esclamato, colorendo così il mio fantasticare. Ho ripudiato Google Immagini e le guide online; viaggiando con chi conosceva bene la città non avevo nulla di cui preoccuparmi.


Posso dire che il clima sia stato più che clemente: il termometro non ha compiuto grandi sbalzi, quel weekend del 6 Dicembre. In compenso al mio arrivo la grande iniziativa dei Plaisirs d’Hiver – mercatini natalizi odoranti di crauti, ruota panoramica, giostre e pattinaggio sul ghiaccio – era già in piedi (questa è la dodicesima edizione). Sottolineo che il kitsch durante le feste è – per mia esperienza – una caratteristica francofona: basculando in varie città francesi a dicembre, da Dijon a Lyon, da Strasburgo alla stessa Parigi, avevo già rimarcato un certo cattivo gusto nella scelta degli addobbi. Tuttavia, devo dire che quel che ho trovato nella capitale belga mi ha lasciata un pochino sgomenta: nota aggiunta al repertorio classico locale è infatti un dinosauro gonfiabile di 45 metri da percorrere all’interno in un simil-tour dell’orrore, pubblicizzato al motto di “Who stole Santa Claus?”. L’idea è così bizzarra da rendere una visita all’interno (4 euro a persona) quasi obbligata; va poi aggiunto che nel box dei biglietti c’è un cane mummificato in un abitino da Babbo Natale.


Ma per creare la giusta atmosfera natalizia la città ha sposato anche un’iniziativa più classica: un concerto serale con giochi combinati di luci e musiche sulle facciate della Grande Place; un’ottima idea (magari ci avrei messo più di cinque canzoni), fino al 5 gennaio ogni mezz’ora, dalle 17.30 alle 23.00. Quello che però lascia stupiti è che dietro all’albero di 17 metri addobbato al centro della piazza, dentro una enorme capanna da presepe, ci sia pure un recinto con dentro… delle pecore vere! Tre pecore vere in pieno centro a Bruxelles, lasciate lì notte e giorno.

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E le innovazioni festose offerte dalla città non finiscono qui: vicino alla Bourse si trova Iceberg, un’installazione luminosa e musicale dall’aspetto di tunnel passando sotto il quale si fanno suonare gli archi come ci si trovasse dentro uno xilofono. Il suono riprodotto è quello del ghiaccio che si rompe, piuttosto realistico in effetti. Ad ogni modo, per non risparmiarsi, l’amministrazione cittadina ha anche installato in una via dietro la Bourse quattro lampade da scrivania alte 3 metri ai quattro angoli di un incrocio pedonale, di cui mi sfugge tuttora il senso artistico. Per non parlare delle palle da discoteca disseminate sui lampioni.

Ulteriore tappa necessaria è la Galerie du Roi: un posto meraviglioso, sotto i cui soffitti le vetrine delle cioccolaterie sfavillano come gioiellerie. Proprio al numero 1 della Galerie du Roi si trova il Museo delle Lettere e dei Manoscritti, dove ha aperto lo scorso 11 dicembre (e resterà aperto fino al 16 marzo 2014) una mostra sulle Corrispondenze d’amore intitolata “Je n’ai rien à te dire sinon que je t’aime” (Non ho altro da dirti se non che ti amo). La mostra riunisce lettere zuppe di dolcinerie prodotte dalle mani di personaggi ben noti, da Victor Hugo (uno come lui!) a Edith Piaf, Napoleone e Baudelaire… Una chicca ottima per le giornate di pioggia – inoltre vale la pena entrare anche solo per dare un’occhiatina all’albero di natale di libri.


Passeggiare in galleria è anche un vero piacere per gli occhi: alcune cioccolaterie si sono lanciate in sculture natalizie cioccolatose raggiungendo tocchi di minuziosa bravura – come nel caso dei pupazzi di neve dal cilindro in cioccolato di Pierre Marcolini. Se invece preferite passare all’azione, non disdegnate una visita gratuita al Museo del Cioccolato, dietro la Grande Place, con mini degustazione e dimostrazione immersi nell’aroma del cacao (permettetemi di sconsigliarvi di assaggiare il burro di cacao: è come mangiarsi del Labello).

Infine, per gustare a pieno la sensazione del Natale a Bruxelles, vale decisamente una visita a la Cattedrale, che ospita al suo interno un’esposizione di presepi da tutto il mondo. Premettendo che non sono un’amante dei presepi in generale, quella è qualcosa di veramente particolare, con interpretazioni della classica capanna arrivate dalla Cina, dalla Cambogia, dalla Romania, dall’Italia (uno a cura degli Amici Lucchesi!). Si fa notare l’Egitto, con la famiglia santa rilegata all’interno di una piramide. Cosa aspettarsi inoltre dall’Argentina, se non Papa Bergoglio in persona (formato statuetta) a lato capanna?


Insomma, in periodo natalizio non si può di certo dire che Bruxelles non regali sorprese; ma ho l’impressione che – benché il mio occhio sia quello di un’inesperta bruxelloise – questo mescolone di tradizione ed innovazione, vecchio e moderno, decadente, démodé, old style e palazzoni sia nient’altro che l’essenza di questa città 365 giorni l’anno. Una città altrimenti fatta di gaufres classici ma anche inondati di panna per i turisti, di patatine fritte dal gusto tutto diverso dalle nostre, di muscoli e di carbonnade – carne cotta nella birra -, di mercatini delle pulci e di negozi del vintage, di Delirium Tremens e di statue che fanno la pipì, di murales ad ogni angolo e di polverosi negozi di costumi di scena e carnevale, di ristoranti dove allo stesso tavolo si parlano tre lingue diverse: inglese, francese e fiammingo. Un centro di scalo per tutto il resto dell’Europa che ha il passato in una mano e nell’altra stringe il futuro, e che non sapendo quale scegliere, indossa semplicemente tutti e due.

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