Top Model a chi? Ophelia, Personal Fashion Chef

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Margaux Morganti

MILANO “TOP MODEL A CHI? Mi presento: sono Ophelia e sarò la vostra PERSONAL FASHION CHEF”. Sulla traccia delle interviste inaugurate da Lavinia a giovani creativi del food world, settore che, in barba alla crisi, sta registrando successi di crescita e tassi di impiego stellari, soprattutto per gli under 30, oggi mi prendo una pausa da codici civili e clausole di contratti per farvi conoscere un’ospite internazionale, un connubio tra due mondi apparentemente antagonisti tra loro, ma che in realtà hanno molto, moltissimo in comune, a partire dal concetto di armonia.

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Intervistiamo Ophelia Kumbe, top model, chef pregiatissima e dulcis in fundo, ragazza di un’innata e sbalorditiva eleganza, che della sua passione per l’arte culinaria ha fatto un hobby di alto livello, esordendo con una pagina facebook la cui visione è sconsigliata ai golosi. Ophelia preferisce presentarsi non come top model, bensì come personal chef, ossia il ristorante che arriva direttamente a casa tua.

Ophelia, la prima domanda è d’obbligo anche se banale: come nasce in una top model come te la passione per la food art e come hai sviluppato le tue doti culinarie? Dirò la verità Marg, per quanto possa sembrare un’eresia: io adoro mangiare e se non mangio mi sento proprio male. E continuo con le confessioni scomode: adoro cucinare e cucinare per gli altri. Forse, grazie anche al fatto di essere cresciuta in una famiglia numerosa, mi ha sempre emozionato, fin da piccola, l’idea di vedere un giorno gli altri sulla mia tavola e con loro un’espressione di gioia mentre gustano quello che ho cucinato. Viaggiando, ho sempre avuto la curiosità di sapere cosa stessi mangiando e se necessario, chiedevo anche la ricetta, con tanto di indicazione di ingredienti particolari usati. Viaggiando molto ho anche avuto la fortuna di conoscere molte persone che poi, con il tempo, sono diventate amicizie strette, soprattutto in Italia: e cosa ci poteva essere di più istruttivo se non raccogliere in un diario le ricette delle mamme dei miei amici? Da questa vita itinerante nascono il desiderio e la curiosità di sperimentare e  di giocare con gli ingredienti in cucina.

La seconda domanda è altrettanto scontata ma sono davvero curiosa di sapere come sia possibile conciliare due mondi così apparentemente distanti come la moda e il cibo? Infatti, sono apparentemente distanti, ma in realtà non è così: la moda è arte quanto lo è il food e anche il food, come la moda, richiede molta attenzione. Ad esempio: prima di preparare un piatto pensi al risultato finale, a come lo presenterai, come preparare ogni minimo particolare, come lo accompagnarai, colori e forme. Niente va trascurato. I colori ad esempio, sono belli in passerella quanto sono meravigliosi in un bel piatto ben presentato.

Raccontaci della prima volta da personal chef. La prima volta che ho lavorato come personal chef era emozionatissima, nonostante fosse una cena di prova organizzata per dei cari amici: quando ho sentito suonare il campanello, e ho realizzato che aprendo quella porta sarebbero entrati i miei primi clienti, il cuore ha iniziato a bettermi forte dall’emozione. Ed ogni volta è così, di nuovo una prima emozione, perché ogni piatto è come un figlio. Mi prendo cura di tutto, dal momento della scelta dei prodotti alla disposizione delle posate; la fase che più mi fa tribolare è quella della cottura: basta un secondo per distruggere un’opera d’amore.

Come si svolge la tua serata tipo? Chi propone il menù? Raccontaci tutto, dal momento in cui sei contattata al momento finale degli applausi. Solitamente sono i miei clienti a proporre il menu ma, in mancanza di una loro scelta, non mi dispiace affatto dare sfogo alla mia creatività. Mi piace elaborare i menu in base ai prodotti di stagione. Ormai ho dei fornitori di fiducia nella mia zona, rispettando così la genuinità e la qualità degli alimenti. Per il vino è preferibile che sia il cliente ad esprimere una sua preferenza. Mi premuro sempre, quando i clienti mi lasciano carta bianca, di informarmi su eventuali intolleranze. La mia cucina vuole essere saporita ma sana.

Come esprimeresti un momento bello e importante con un piatto di tua elaborazione? Sicuramente mi affiderei alla natura, ai prodotti di stagione. Grazie alle mie origini (ndr Ophelia Kumbe è nata in Mozambico) sono molto in sintonia con l’ambiente. A mio parere, per uno chef è fondamentale saper ascoltare la natura, perché in quanto esseri umani, siamo parte di questa, anche se a volte ce ne dimentichiamo, ed è nostro compito prendersene cura, così lei si prenderà cura di noi, anche attraverso forme diverse, come quella del cibo.

Questo concetto è delicatissimo e bellissimo. Puoi spiegarci meglio? Ho imparato ad affidarmi alla natura proprio venendo in Italia, dove il legame forte con questa è tutt’altro che scontato. Da un punto di vista culinario, nei supermercati e nei mercati  del Bel paese è sempre possibile reperire ogni specie di alimento, indipendentemente dal ciclo biologico. Io, invece, cerco di rimanere fedele ai tempi della terra: ad esempio, evito di mangiare l’ananas a giugno, come invece fanno tutte le persone, ma a dicembre, (a seconda della stagione dei paesi tropicali) come invece è normale che sia.  Riconosco la qualità della frutta tropicale dall’odore e dal tatto, devo toccare e annusare quello che scelgo.

Ophelia2Nella tua carriera di personal chef, quale è stato il momento indimenticabile? La grande prova quando è stata? Quando ho conosciuto lo Chef Johann Desnoues: è un guru per me, una fonte di ispirazione e  un centro di ammirazione. Gli ho cucinato un pranzo di prova. Sono stata esattamente una settimana in ansia per quel momento, ma mai ci saranno parole in grado di esprimere la mia emozione al suo verdetto: “Cottura perfetta, presentazione perfetta”. Indescrivibile.

E per ammaliarlo immagino avrai utilizzato il tuo ingrediente preferito, ovvero? Lo scalogno, senza ombra di dubbio, e su questo alimento posso raccontarti un aneddoto curioso. Vuoi sapere Marg perché lo scalogno è diventato il mio cavallo di battaglia?

Sono curiosissima… fammi indovinare, lo hai usato per stordire un ammiratore troppo petulante? Ah ah, ma no, per allontanare i corteggiatori indesiderati basterebbe esagerare con le dosi di peperoncino! La mia preferenza per lo scalogno nasce invece dalla lettura di un’opera del Grande Maestro Cracco: “Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno”. Mi sono letteralmente divorata questo libro in poche ore ed è stato illuminante: lo scalogno è in grado di esprimere in sapore la dolcezza piccante del mio carattere. È saporito, ma rispetta il gusto delle pietanze che abbraccia; è soave e non aggressivo come la cipolla, ma resta un ottimo condimento; è purificante come l’aglio, ma diversamente da questo, il suo sapore non permane nel palato troppo a lungo.

Raccontaci qualcosa della cucina del tuo Paese d’origine, il Mozambico. Posso raccontarti tantissime cose del Mozambico, ma per rimanere in tema, direi che ti posso svelare un segreto prezioso: la ricetta del mio piatto preferito, il pollo al curry in latte di cocco. E’ un piatto tipico della cucina del Mozambico; non in tanti sanno, infatti, che questo Paese è un melting pot di influenze etniche: è stato colonia portoghese per secoli, ma prima ancora furono gli arabi ad occupare le terre e a diffondere la loro tradizione culinaria. Inoltre, i portoghesi, durante il periodo della loro colonizzazione, hanno portato gli indiani, che poi restarono. Adoro le spezie indiane, sono splendide come colori e hanno una magia inimitabile nel dare carattere a un piatto. Ecco: il pollo al curry in latte di cocco, accompagnato da riso rigorosamente basmati, racchiude i sapori della storia del mio Paese.

Immagino che quando torni a casa, ti rilasserai e farai coccolare dalla tua famiglia, che ti preparerà pranzi e cene a volontà! E invece ti sbagli Marg, tocca a me cucinare, e indovina per quante persone? Pensa che solo di fratelli siamo in otto, più tutti i cugini, più gli zii e mai scordarsi degli amici… insomma, ore ed ore alle prese con la creazione di piatti che soddisfino tutti in termini di quantità ma soprattutto di qualità e originalità.

Dove trovi l’ispirazione per soddisfare non solo i tuoi clienti, ma anche la tua sete di creatività e sperimentazione culinaria? Per essere ispirata ho una semplice ricetta, composta dai seguenti ingredienti: leggere tanto e ascoltare della buona musica. Il fatto di lavorare come modella e di essere circondata da forme di arte mi aiuta molto, devo essere sincera: nella scelta dei colori da abbinare ai piatti e delle sfumature cromatiche degli alimenti stessi sono facilitata. È importante tenere a mente che “anche l’occhio vuole la sua parte” e nel vedere un bel piatto l’appetito è aiutato.

Non oso immaginare lo stupore e il disorientamento dei tuoi clienti quando scoprono che il loro personal chef è una top model… E non ti puoi immaginare neanche che immensa soddisfazione provo nel sentirmi dire “Brava Ophelia, il piatto è buonissimo!” piuttosto che l’esclamazione “Come sei bella Ophelia”. Non nego che anche la seconda fa piacere, siamo donne e le donne hanno bisogno di sentire i complimenti. Il concetto di bravura però per me non ha eguali: essere riconosciuti come bravi in un mestiere vuol dire aver messo a frutto una dote. Belli si nasce, ma bravi si diventa.

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Hai perfettamente ragione Ophelia. A questo punto non ci resta che aspettare un invito ufficiale a cena dalla personal chef più fashion che c’è.