“Heima” significa “a casa”. Per i Sigur Rós, Islanda

Heima

“Heima” significa “a casa”. E l’Islanda è la casa dei Sigur Rós: ambient/post-rock band, attualmente formata da Jón Þór (Jónsi) Birgisson (voce, chitarre) – sì, quello che canta in falsetto e suona la chitarra elettrica con l’archetto di violoncello! -, Kjartan (Kjarri) Sveinsson (tastiere), Orri Páll Dýrason (batterie) e Georg (Goggi) Holm (basso) – più altri strumentisti vari. Il nome “Sigur Rós” lo presero dalla sorellina di Jónsi (scritto però Sigurrós), nata quando la band si formò nel 1994, e si traduce in “rosa della vittoria”. Sapete come si pronuncia correttamente? Sul loro sito ufficiale è possibile ascoltare Georg Holm che dice “Sigur Rós” e altre parole islandesi così da accontentare i fans più curiosi e affezionati (inoltre, c’è una breve guida alla pronuncia con tutto l’alfabeto: hanno quasi più vocali che consonanti!).

Nell’estate (luglio) 2006, dopo un tour a giro per il mondo, la band islandese tornò a casa per viaggiare nella loro terra. Da quel viaggio di due settimane è nato un documentario – diretto da Dean DeBlois (il regista canadese di ‘Lilo & Stitch’ – candidato agli Oscar nel 2003 come miglior film d’animazione) – intitolato appunto Heima, che ha per colonna sonora (naturalmente) le loro canzoni – tra cui la nota “Hoppípolla” (parola, coniata unendone due, che significa “saltando nelle pozzanghere”) – e che è un documento geografico-sociale-storico. La band attraversò l’Islanda in 13 giorni fermandosi in 15 luoghi davvero speciali per la storia e/o il paesaggio locale: angoli remoti, città fantasma, santuari d’arte dimenticati, parchi nazionali, il deserto dell’altopiano, piccole sale oppure grandi palchi in mezzo alle piazze o al verde di prati immensi di fronte a fiordi giganti.

In questi luoghi la band realizzò dei concerti gratuiti e senza preavviso altrettanto particolari e suggestivi, talvolta live acustici; molti avvennero all’aperto davanti a un vasto pubblico ma alcuni furono invece intimi eventi tra amici e familiari. Il film – che ha una fotografia mozzafiato – ci porta in luoghi dominati dalla natura selvaggia, in abitazioni o navi o fabbriche abbandonate, in piccoli villaggi. Sotto il vento dell’Oceano Atlantico oppure sotto il tetto in legno di un piccolo caffè, il Gamla Borg fondato nel 1929 nella cittadina di Borg. E per lo spettacolo finale, arriviamo nella loro città, la capitale Reykjavík.

“Heima” raccoglie 13/16 brani (dipende dal DVD, di cui esistono due versioni, una di 97 e l’altra di 217 minuti con alcuni extras; inoltre, esiste un libro fotografico e ovviamente il CD, la doppia raccolta intitolata “hvarf-heim”: “hvarf” contiene 5 tracce registrate in studio e significa sia “scomparso” che “porto, rifugio” mentre “heim” ne contiene 6 acustiche e significa, come già sappiamo, “casa”); oltre ai brani tratti dai primi 4 album della band e rielaborati, ce ne sono due esclusivi: “Gítardjamm”, filmato all’interno di un serbatoio d’olio d’aringa abbandonato tra i fiordi occidentali, e il tradizionale canto rimato “A ferd til breidarfjardar 1922”, performance realizzata insieme al poeta islandese di Rímur (Rime cantate) Steindor Andersen.

Insomma, questo viaggio-tour-documentario tiene incantati. Qui la musica è lo specchio di una terra di cui si tocca l’anima e il riflesso sono immagini di note che compongono un’opera sublime, un atto d’amore dei Sigur Rós alla loro “casa” e “patria”. Una promozione intelligente e raffinata di un territorio che, anche se conosciamo poco – (siete mai stati in Islanda? Noi di CCT speriamo di raccontarvela presto!) -, ameremo per sempre per averci regalato uno dei gruppi musicali più eccezionali al mondo.

Qui il trailer che nel 2007 annunciò l’uscita del primo film dei Sigur Rós, “Heima”.

Questo invece è un estratto del documentario in cui viene suonato “Ágætis Byrjun”, brano di una delicatezza estrema e coinvolgente.

Infine, trovati nel mare di YouTube, ecco qui altri due favolosi estratti ovvero altri due brani da brividi. Di seguito “Starálfur” e poi “Samskeyti” che conclude il film.

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La foto in questo poster è un’immagine fatta con una polaroid “pinhole” (a foro stenopeico), così come le due copertine dell’album “hvarf-heim“.

Elena Mazzoni Wagner