BUM: Bielorussia, Ucraina, Moldova. #2

Kerch

Roberto Becattini

UCRAINA Lo so che non c’entra niente, ma sul volo Ryanair Pisa-Cracovia, città da cui poi prenderò il bus per L’viv, prima tappa del mio viaggio nell’ex-granaio della CCCP – sigla che, in caratteri cirillici, sta per Сою́з Сове́тских Социалисти́ческих Респу́блик e significa, in lingua russa, Sojuz Sovietskich Socialističeskich Respublik ovvero Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS.) -, ho udito l’hostess affermare che parte del ricavato dei Gratta e Vinci venduti sull’aereo viene devoluto al Meyer, addirittura pare che con i soldi sia stato possibile acquistare (parole testuali), un “incubatore”….

La centrale di Chernobyl, che fino al 2000 ha continuato a fornire energia al paese, non sarà meta del mio itinerario, ormai la prossima estate arriveranno i Bambini di Fukushima e trovo questo tipo di turismo comunque discutibile.

L’viv, la cugina di Kraków (Cracovia), è una città adorabile. Ricordo con piacere una cena al lussuoso caffè “Maestro”a base di zuppa di funghi, Shashlik (i popolari spiedini di carne) e Derun (una specie di tortilla di patate con panna acida). Proprio al piano superiore, ci spiega la giovane proprietaria Inna, c’è una sala da ballo che viene affittata alla modica cifra di 2000 € a sera per compleanni, gala, matrimoni e set cinematografici.

Un’altra tappa obbligata per comprendere la civiltà ucraina è il patriotissimo “Krivka”, in Ploshcha Rynok; ci andiamo con l’improponibile Vitali, 29enne dottorando in Storia nonché prefetto (!!!) di uno dei quartieri più importanti di Kiev. Il Krivka è una catena di locali all’insegna del nazionalismo militaresco più sfrenato, con tanto di poligono di tiro a disposizione della clientela. All’ingresso non sorprendetevi se ad aprirvi la porta sarà un tipo in tuta mimetica con kalashnikov (un fucile d’assalto) al collo; quando indirettamente vi chiederà la parola d’ordine urlando “Slava (Viva) Ucraina!”, limitatevi a rispondere “Geroim Slava (Viva i suoi Eroi)!” e potrete così scendere trovandovi tra pareti ricolme di fucili, foto e documenti che celebrano episodi della Seconda Guerra Mondiale. Ma soprattutto potrete assaggiare i famosi 50 cm di salsiccia annaffiata con vodka al cumino, al rafano, al ravanello o al miele, quelle sì sorprendenti.

Per la colazione impossibile prescindere dalla migliore pasticceria di L’viv, “Zukarj”, di fianco alla Cattedrale Romana, o dalla “Vebidsky Bakery”, in Doroshenko vul., di fianco a Ploshcha Rynok, dove ho assaggiato una delle migliori cioccolate calde della mia vita, servita purtroppo solo in tazzine da caffè.

Parzialmente deludente, visto il rapporto qualità/prezzo, è invece il ristorante “Veronika”, dove notevoli, più che i vareniki, i ravioli locali, sono i vini georgiani, davvero competitivi.

Il posto più magico da visitare è il cimitero di Lychakivskiy, che ospita i resti di tutti i personaggi più importanti nella storia della città, e non solo. Un vero e proprio Père-Lachaise ucraino forse addirittura superiore per bellezza, se non per la fama dei suoi occupanti.

Dopo 12 ore di treno da Minsk (vedi BUM #1) e un’ora di volo da Kiev, la mattina presto mi ritrovo a Simferopoli, centro di smistamento verso tutte le rotte della Crimea.

Il mio viaggio inizia dalla punta orientale estrema, la città più vicina alla Russia, separata da questa dal Mare d’Azov: Kerch. Qui vive una comunità di 300 persone di origine italiana, quasi tutti con cognomi a noi familiari. Una volta erano almeno 3000, ma furono deportati e rimpatriati da Stalin con l’accusa di essere fascisti (vedi link). I miei ospiti, Natalia e il compagno Alexei, e l’amica di Natalia, Tatiana, ex campionessa di nuoto della Crimea, vivono sulla sommità della collina che separa il centro storico dalle spiagge. Io sono alloggiato nella seconda casa di Natalia, che purtroppo sta letteralmente scivolando a valle per difetti strutturali. Natalia ha una cultura e un gusto sopra la media (conosce Barnaba Fornasetti!), una collezione pazzesca di musicassette e mi fa ascoltare Dalida, molto popolare in Russia, sostenendo che la versione originale di “I just called to say I love you” del buon Stevie Wonder sia una canzone francese da lei portata al successo qualche anno prima. Sorrido, sentendomi come Ibra nell’area del Lanciano, e subito scommetto sull’esatto contrario una cena, che eviterò comunque di farmi pagare. I frutti del Mar Nero da queste parti sono succulenti: da provare i molluschi, i rapan, i midia, cugini delle nostre cozze, e i grassi pesci, il kefal e il piliengas. 

Koktebel, la mia tappa successiva, è sede di due jazz festival consecutivi, molto noti in Ucraina, all’inizio di settembre. Arrivo in tempo per la serata inaugurale del Bluebay, il secondo e meno “ricco” dei due. La conferma me la danno sia i nomi che le performance dei due gruppi visti sul palco, Los Dislocados (salseri ucraini!) e i tamarrissimi Spaghetti Swing. Di jazz nemmeno l’ombra, ci manca solo una band che si chiami Elvis and the Beatles e poi siamo a posto. Niente che non potrei vedere e apprezzare una serata qualsiasi alla Citè a Firenze. La mattina dopo, per riprendermi vado alla spiaggia più fricchettona di tutta la Crimea, la Lysia Buktha, nota anche come Fox Bay. Ci si arriva a piedi in un’ora scarsa con una passeggiata costiera dalla riserva naturale di Kara-dag. Anche se il paesaggio umano può ricordare Benirras a Ibiza, il mare e soprattutto la spiaggia sono solo un Monte di Sudicio insopportabili alla vista e ad altri sensi. Me ne vado disgustato, alla fine la cosa migliore di Koktebel sono sicuramente i due matti che vi ho conosciuto: il primo è Marten, il mio quasi 50enne host tedesco, sposato con ragazza ucraina dopo aver costruito anche con le sue mani le due case che affitta ai turisti durante l’estate. La sua idea di ricettività alberghiera non è niente male. Poiché ama i cani ha voluto creare uno spazio per accogliere famiglie e gruppi di persone che vogliono portarsi l’adorato amico in vacanza. Il complesso è dotato quindi anche di cucce e i cani hanno spazio sufficiente per giocare tra di loro o con i ricci, che in questa zona abbondano. Marten gira con un vecchio land rover e ha sempre una minicamera in funzione attaccata al parabrezza; mi dice che fa sempre le riprese dei suoi spostamenti, in questo modo in caso di incidenti stradali non ha bisogno di testimoni: tipiche paranoie teutoniche. Il suo prossimo progetto è di costruire un faro! Proprio vero, lo spread siamo Noi! Il secondo mattocchio è un giornalista olandese 27enne, Tiem, che lo scorso giugno ha iniziato da Zwolle, il suo paese, un viaggio in bici che tra un anno dovrebbe portarlo in Indonesia. La sera che ci siamo conosciuti aveva appena percorso 120 km, col suo bel carico di 30kg. Sebbene adeguatamente sponsorizzato, Tiem si è allenato strada facendo. Conta di passare l’inverno in Iran, ma è più preoccupato dal suo ingresso in Turkmenistan, dove non si può entrare per “giornalismo”; chi bluffa rischia l’arresto e la detenzione. Per seguire le sue vicende vi rimando al sito-blog nella sezione link, certo se sapete l’olandese è meglio.

Roberto Becattini