Istanbul, fino al prossimo çay

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Francesco Pestarino | iofrappe.wordpress.com

ISTANBUL Questa è la storia di una città che ogni mattina apre gli occhi al canto lento e soave dei muezzin, che fin dalle prime ore dell’alba respira l’odore di çay (il tè turco) accompagnato dal börek (la tradizionale sfoglia di pasta fillo ripiena) per la prima colazione.

Il sole sorge dietro le colline asiatiche e illumina i traghetti che già da qualche ora hanno iniziato a trasportare le solite centinaia di migliaia di persone da una parte all’altra del Bosforo, da un continente all’altro come se fosse un gioco di strategia dove decine di barche e navi transitano continuamente quasi sfiorandosi l’una con l’altra.

Quando il mercato del pesce apre le sue prime bancarelle, le sponde e i ponti sono già pieni di pescatori con i secchielli colmi di pesci più o meno grandi.

Nel frattempo il profumo dei primi spiedi di kebab comincia ad abbracciare gli angoli delle strade. Non è un odore fastidioso, ma più un aroma di vita che, misto a profumo di spezie e narghilè, ti tiene la mano in ogni momento della giornata.

Nelle piazzette, il suono dei dadi lanciati sulle tavole dei backgammon rompe la miriade di voci dei passanti, interrotte solo dal canto del muezzin che dall’alto dei minareti (le torri presenti in quasi tutte le moschee), cinque volte al giorno, chiama alla preghiera islamica i devoti di Allāh e così, per qualche istante, quasi zittisce la città intera, che subito dopo ritorna al suo caos.

Arrivata l’ora di pranzo un fiume di persone inonda le strade di tutta la città. Persone di ogni paese, colore, cultura o religione si ritrovano per strada; c’è chi mangia un durum kebab, chi si fa leggere il fondo della tazzine del caffè, chi fuma un narghilè, chi tratta il prezzo di qualche stoffa o spezia all’interno di un bazar.

Oppure c’è chi semplicemente resta seduto su uno sgabellino in compagnia del proprio çay a guardare la città che gli passa davanti. Non esiste una fine della giornata per questa città, non esiste un’ultima corsa del tram o un’ultima attraversata dei traghetti, una volta sveglia non torna più a dormire.

Quando si accendono le luci della notte, la vita per le strade di Beyoğlu e Cihangir diventa ancora più frenetica. E tu non puoi che lasciarti andare, coinvolgere da questa eterna vitalità. Anche se ti fermi, in uno dei tanti locali in cima a qualche palazzo, a guardare questa immensa città, non potrai sostare a lungo; vedrai che le sue infinite musiche e i suoi incantevoli colori, ti inviteranno a danzare ancora, fino al prossimo çay.

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Francesco Pestarino