Il Guernica di Picasso urla ancora

guernica

Giulia Dedionigi

I giornali non parlano che di questa ritrovata primavera europea. Ma alla Puerta del Sol non v’è traccia di alcun manifestante. Ci sono i flash dei turisti, le vetrine dei negozi che urlano “Saldi!” e uomini in maschera che vendono palloncini colorati. Indignata per la mancanza di Indignados? Mi consolo così: proprio girato l’angolo entro alla Casa Labra. Si dice che proprio in questo pub di legno scuro e ceramica bianca gialla e blu si sia formato il partito socialista di Zapatero. In realtà oggi si grida più che altro per il famoso baccalà che servono – per pochi euro – dal 1860 e che forse è il migliore di tutta Madrid. Decido di andare allora al Museo Nacional Reina Sofia e qui finalmente trovo lo spirito della contestazione che cercavo. Davanti a me, infatti, s’indigna il dipinto Guernica di Picasso. Ma è un urlo pacifico, quello dell’arte, quello che grida stando in silenzio. Sembra immobile, eppure graffia più di tante manifestazioni di rabbia e violenza.