L’elenco della globalizzazione

Giulia Dedionigi

Globalizzazione è andare a teatro al Lincoln Center, chiamare le mie amiche in Italia e sentirsi dire: “Abbiamo già preso i biglietti, settimana prossima arrivano anche agli Arcimboldi”. I tentativi di suscitare invidia mi rimbalzano sempre contro. Globalizzazione è sentire la nonna via Skype. Lei tiene la tazzina del caffè in mano, io un grande mug: “Hai appena finito di pranzare anche tu?”. Capire il fuso orario è il prossimo step. Globalizzazione è trovare il tuo miglior amico fuori dalla porta di casa a Brooklyn. Ora compra i biglietti aerei in dollari e, mi dice, basta sapere aspettare l’umore della borsa – Stock Exchange o mercati europei? – . Globalizzazione è un film in anteprima mondiale. Non lo è lo storpiamento dei titoli, il doppiaggio stravolto, la mia coinquilina che non capisce perché non usiamo i sottotitoli. Globalizzazione è mettersi a fare elenchi perché in Italia ora si fa così. E lo so perché il mondo è così piccolo che ho sentito fischiare “Via con me” per le strade di Manhattan.

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