Il senso di Guido Taroni per il lago

Sofia Pomoni 

Bello è bello. Bravo è bravo. Giovane? Pure. E poi? Non sarà anche un principe? E invece vanta anche sangue blu. Ma allora Guido Taroni, fotografo comasco, cosa vuole di più? «Il mio obiettivo è quello di catturare il bello di Como, quello che sta scomparendo, quello che ha ispirato poeti e artisti del passato. Voglio racchiudere in un solo scatto la Poesia di questo lago». Beh, non si può dire che Guido non abbia le idee chiare.
Venti scatti, venti particolari di Como e il gioco, pardon, l’esposizione è fatta. Già perché «Notti d’incanto» (dal 17 dicembre al 14 gennaio presso la Banca Nazionale del Lavoro, piazza Cavour 32, Como) è tutto meno che un gioco: la mostra è stata realizzata dall’artista in occasione della maratona Telethon in diretta dalle reti Rai per la raccolta fondi sulla distrofia muscolare e le malattie genetiche. Delle poesie su rullino e una buona causa per sostenerle non possono che accendere i riflettori su questa città lariana che tanto (troppo) della sua bellezza sta lasciando nel degrado.
«Inquadravo dei particolari – racconta Guido – evitavo i panorami e le ampie vedute che rendono l’immagine più simile a una cartolina e mi accorgevo che nella fotografia entravano cose che non mi piacevano. Muri imbrattati con le bombolette, strade sporche, cartelli stradali storti. Non si riusciva a trovare niente che fosse davvero bello. Tutto era contaminato». E come si fa a non dare ragione su una questione – anche – estetica a un fotografo che nell’Arte vera e propria ci ha sempre vissuto: Guido è pronipote del regista Luchino Visconti, figlio di un collezionista d’arte e nipote del famoso fotografo di moda Giovanni Gastel. E non solo.

A 23 anni può vantare copertine di Vogue, Gioia, Elle e collaborazioni con stilisti come Lorenzo Riva e Luisa Beccaria. Insomma, gli crediamo quando dice: «Trovo ci sia una mancanza generale d‘estetica». Poi, deciso, aggiunge: «Nei quadri che vedevo nella galleria di mio padre c’erano paesaggi poetici del Lario. Natura incontaminata, case eleganti. Il paragone con quello che c’è oggi fa pensare: palazzine ovunque, arredo urbano fatiscente, una città che si svuota di notte, che sta morendo». Già, basta un flash per riprendersi quello che Como ha ancora di bello. La funicolare, quelle luci riflesse nel lago, le colonne del Teatro Sociale nella nebbia, tutti angoli che Guido sa scovare con amore ma che con amore sa anche criticare. Perché la poesia di Como è ancora lì, basta riscoprirla. Anche con una macchina fotografica.

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