Lo scultore dell’ “arborea vita” umana

Elena Mazzoni Wagner

E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi

Gabriele D’Annunzio, “La pioggia nel pineto” – Alcyone

Quest’uomo coi piedi uniti alla base di un tronco di cedro e il volto dipinto con resina di pino, un po’ rossa, verde, marrone e gialla, ha gli occhi quasi spalancati e uno sguardo vivo. Potrebbe essere l’amante di Ermione, penso. Sì, Gabriele D’Annunzio. Il Poeta della Versiliana che tutto bagnato dalla pioggia, durante una passeggiata d’amore in questa pineta (era l’estate del 1902), pareva con-fondersi con la natura attorno e divenire terra, foglie, scorza d’albero… e così anche la sua donna.
Guardo quest’uomo di legno e mi viene in mente il sensuale panismo dannunziano, per cui la natura si umanizza e l’uomo si naturalizza. L
a fusione del corpo umano con la natura circostante e la metamorfosi descritte a gocce d’acqua in “La pioggia nel pineto” avvennero proprio qui dove ora ha scena la mostra “3D2D“: “Tridimensions today” di Aron Demetz, Michelangelo Galliani e Fabio Viale, alla Fabbrica dei Pinoli – Villa La Versiliana (Marina di Pietrasanta), dal 7 al 30 agosto 2010. Aron Demetz, forse, non ha mai pensato né a D’Annunzio né alla Versilia mentre scolpiva questo cedro. Il caso, però, ha voluto che oggi il suo lavoro fosse esposto tra questo verde suggestivo, dove è inevitabile rievocare quei versi. Incuriositi dall’arte singolare di Aron, scultore altoatesino classe ’72, lo abbiamo intervistato.

L’uomo, la persona, è l’unico soggetto della sua arte. Perché? Credo lo sia per ogni artista. Solo che io uso direttamente il corpo come mezzo. All’uomo continua ad interessare la persona. Attraverso l’uomo è possibile trovare ancora delle risposte.
Chi sono le persone che escono dai suoi tronchi d’albero? Esseri che mancavano.
Quando è davanti al tronco, ancora intatto, ha già in mente la figura umana da scolpire? Quando ho in mente la figura vado a cercare il tronco.
E con quella figura, ci racconta una storia personale o uno stato comune agli uomini? Credo che ogni volta sia diverso. E anche quando si tratta di una condizione che accomuna gli uomini, in realtà, può essere solamente una storia particolare o personale.

Come nella pittura, anche nella scultura contemporanea, siamo abituati a vedere forme astratte, corpi indefiniti, materie e oggetti di fatto anche poco o nulla lavorati. La chiamano “arte concettuale”. In questi casi, senza il supporto di una spiegazione teorica, non capiremmo niente dell’arte. Lei, invece, scolpisce persone più o meno vicine alla realtà, figure comunque comprensibili, “leggibili” anche da occhi inesperti. Sculture dove la forma rivela una tecnica, lascia intuire il lavoro svolto dalle sue mani. L’arte che lei crea, quindi, non necessita di un concetto che la motivi. Si mostra da sola.

È un’eccezione, oggi, questo tipo d’arte? Per me é sempre stata una sfida cercare di definire le cose, trovare una mia posizione. Tratto spesso gli stessi temi dei miei colleghi contemporanei. Ma quello che per me é davvero importante è saper decidere: scegliere un movimento, una forma, un’espressione, un tema. E poi farlo vedere con la figura umana, figura che tutti conoscono benissimo e nei minimi dettagli. Prendere un discorso, frammentarlo nelle sue particolarità, esporlo su un tavolo neutro e poi lasciare la ricomposizione allo spettatore, a me non basta. Trovo più coraggioso prendere una posizione e rischiare di fallire. E secondo me é proprio questo che manca all’arte al momento.

In che misura, l’arte ha bisogno della critica? Difficile definire la misura. Ma spesso, cosa mi meraviglia, è come la critica o lo spettatore, specialmente italiano, trova facile definire l’arte, bianca o nera, senza una ragione oggettiva o precisa.
Da quest’anno è alla cattedra di scultura all’Accademia delle belle arti di Carrara. Cosa insegna ai suoi allievi? Cos’è più importante tra materia e concetto? Non si può dividere concetto e materia. Il difficile é metterli insieme. La materia e la manualità sono a servizio del concetto, sta nel lavoro di ogni artista trovare la propria maniera di manifestarlo. Ai miei allievi non insegno niente. Cerco di portare una buona energia e di fargli vedere quanto hanno già dentro.
L’uomo col volto ricoperto di resina, esposto alla Versiliana, può rievocare il D’Annunzio de “La pioggia nel pineto” che proprio in questa pineta si (con)fondeva con la natura e trasformava in albero…  C’è del panismo nella sua arte? La scelta di quest’opera per la Versiliana è stata più casuale. Ma c’é gran rispetto da parte mia per la natura, e le opere ricoperte di resina di pino sono una rivincita dell’albero sulla ferita da me procurata.
Legno e resina. Legno e foglie d’argento o d’alluminio. Legno e fuoco (usato per consumare la scultura “Burning Man”). Quale altro materiale vorrebbe sperimentare sul suo amato legno? (sorride…) Vedremo cosa mi suggerirà il tempo e quanto senso avrà portare avanti questo “mio legno”. Bisogna stare attenti che non diventi una masturbazione, non farebbe bene al lavoro. L’albero mi comunica chiare metafore sull’uomo e ci trovo ancora cose da scoprire, ma spero di riuscire prima o poi ad esprimermi anche con nuovi linguaggi e nuovi materiali.

Aron Demetz official website: www.arondemetz.it

Ai più curiosi, segnaliamo questo video:

Il viaggio di Aron from studio liz on Vimeo.

Elena Mazzoni Wagner