Raíz Italiana: il turismo delle radici tra Puglia e Argentina

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Raíz Italiana

ITALIA nel MONDO. Raíz Italiana è un’associazione di promozione sociale con sede a Oria, in provincia di Brindisi, nata grazie all’impegno di Marina Gabrieli, Attilio Ardito e Mariana Bobadilla. Lo scopo di Raíz Italiana è permettere un vero e proprio “viaggio delle radici” ai tanti discendenti di italiani che si trovano in tutto il mondo.

Marina Gabrieli, Mariana Bobadilla e Attilio Arditi.
Raíz Italiana, il team, i fondatori: Marina Gabrieli, Mariana Bobadilla e Attilio Arditi.

Se dovesse capitarvi di viaggiare in Sud America, negli Stati Uniti o in Australia, non sarebbe raro ritrovarsi a parlare con persone che non mettono piede in Italia da decenni ma che ricordano con nitidezza la piazza del proprio paese e la nostalgia che hanno provato dal giorno in cui sono sbarcati. Non sarebbe insolito incontrare ragazzi che studiano l’italiano e sognano di visitare i luoghi raccontati dai propri nonni, che si sentono italiani – oltre che argentini o americani – e che per questo desiderano avere la cittadinanza italiana. Esiste una vera e propria “Italia nel Mondo” che ormai non ci appartiene ma che vorrebbe mantenere il legame con il proprio luogo di origine.


Il turismo delle radici: un’opportunità per tutti.

Il “turismo delle radici” o “turismo genealogico” è la concretizzazione di quel viaggio interiore che permette il ricongiungimento con le proprie origini. Si tratta di una realtà che esiste già da anni ma che in Italia non è facilmente realizzabile. Non sempre è semplice raggiungere i centri della provincia italiana, poterne consultare gli archivi, andare alla ricerca di documenti.

È per questo che la ricercatrice salentina Marina Gabrieli, dopo un periodo di studio a Buenos Aires durante l’università, ha deciso di approfondire la questione  e dar vita a Raíz Italiana, intuendo nel turismo delle radici una grande opportunità di valorizzazione di quei tanti luoghi della Puglia spesso ignorati dal turismo di piacere.

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Una scena del film documentario “Italoamerican” di Martin Scorsese (1974).

Incuriosita dal progetto, ho deciso di incontrare Marina (Presidente dell’Associazione) per farle un po’ di domande e capire meglio di cosa si tratta…


Com’è nato il tuo interesse per la storia dell’emigrazione italiana?

Il mio interesse per l’emigrazione italiana è nato dopo i miei viaggi all’estero. Non sono stata solo in Argentina. Ho anche vissuto a New York per uno stage. Di solito si conosce la Little Italy di Manhattan ma dovresti visitare la Little Italy del Bronx. Lì gli italiani vivono ancora come se stessero nel loro paese. Se ti capita di andare di pomeriggio, puoi anche trovarli a giocare a carte nel parchetto adiacente ad Arthur Avenue. Sono gli italiani emigrati negli anni ’50 e ’60. Parlano una lingua tutta loro, conosciuta come Pidgin: se chiedevo “Signora dove posso prendere un panino?” mi sentivo rispondere “Lì, alla marchette vai!” (ndr, “supermercato”). Poi, tornata da New York, ho scelto di intraprendere il dottorato in ‘Beni Culturali e Territorio’ all’Università di Roma Tor Vergata, portando avanti un progetto di ricerca dedicato alla comunità italoargentina, perché è la comunità che più mi è rimasta nel cuore.

Perché hai scelto di studiare a Buenos Aires?

Prima di partire non sapevo molto di questa città. Sapevo che era in America Latina, che c’erano molti italiani, che c’era il tango, Maradona. Conoscevo tutti gli stereotipi ma non avevo mai approfondito la storia del Paese e dell’emigrazione italiana. Semplicemente ero stata in Erasmus a Madrid, quindi conoscevo bene lo spagnolo. Tornata dalla Spagna, ero in crisi post-Erasmus. Volevo assolutamente partire, così ho approfittato di un altro progetto dell’Università che permetteva un periodo di studio in un paese extraeuropeo. Ho scelto Buenos Aires perché fra le sedi candidate era l’unica città in cui si parlava lo spagnolo, che io già conoscevo. Poi, una notte che non riuscivo a dormire perché continuavo a pensare a come giustificare questo viaggio di studio, ho deciso di fare una tesi di laurea sul tango e la pizzica salentina, su come la musica popolare potesse fare da volano per lo sviluppo del territorio.

Come sei entrata in contatto con i salentini di Buenos Aires?

Arrivata lì, ho contattato l’associazione Pugliesi a Buenos Aires, dove volevo fare il tirocinio, e ho trovato tantissimi italiani di origine salentina. Il primo che ho conosciuto è stato Francesco, di Trepuzzi, che mi ha invitato la domenica a casa sua, dove ho conosciuto anche Enzo, di Squinzano, e mi hanno raccontato la loro storia, di quando emigrarono a 19 anni, subito dopo la guerra. C’erano molte famiglie salentine, così alla fine ho deciso di fare una ricerca sulla trasmissione dell’identità salentina dalla prima generazione di immigrati alle successive.

Ed è così che è nato il tuo interesse per il turismo delle radici e hai iniziato a immaginare il progetto Raíz Italiana.

Sì, è lì che ho capito l’importanza del viaggio alla scoperta delle proprie radici. Per tre anni ho studiato un modello turistico delle radici, ho indagato sulla domanda turistica, per poi elaborare un’offerta adeguata che si è concretizzata con Raíz Italiana. E ora vediamo quello che succede. Siamo partiti da poco e stiamo avendo un buon riscontro.

Come hai conosciuto Mariana e Attilio?

Attilio viveva a Buenos Aires già da tre anni, mentre Mariana è italoargentina. Insieme si occupavano dell’AperiTano, un aperitivo culturale in cui si promuoveva la cultura italiana. Anche loro, come me, frequentavano la comunità italiana, e quando hanno deciso di trasferirsi in Italia abbiamo deciso di partecipare insieme al bando “PIN – Pugliesi Innovativi” della Regione Puglia, per poter dar vita al progetto Raíz Italiana. Loro due hanno anche aperto uno spazio eventi a Oria (ndr, Posto 55), che ospita la nostra sede.

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C’è molta richiesta?

Potenziale sì, perché sono quasi 80 milioni gli italiani nel mondo. Noi stiamo avendo moltissime richieste, pur non avendo ancora utilizzato tutte le strategie di marketing. Si tratta soprattutto di richieste di ricerca di documenti per la cittadinanza.

Come viene richiesta la cittadinanza?

C’è la circolare K28/1991 del Ministero degli Affari Esteri che permette ai discendenti dei nostri emigrati di ottenere la cittadinanza italiana trascorrendo un periodo in Italia. Siccome pensavamo che non avesse tanto senso che queste persone venissero qui a fare tre mesi di vacanze in Italia, abbiamo deciso di abbinare al viaggio una sorta di esperienza formativa. Proponiamo attività di volontariato in associazioni del territorio, in base alle loro competenze e a quello che vogliono fare. C’è stato un ragazzo che a Gallipoli ha fatto volontariato nella mensa dei poveri. Dei ragazzi a Galatina stanno collaborando con un’associazione di promozione turistica. Altri a Cogliano d’Otranto hanno partecipato alle attività di un’associazione di promozione culturale presente sul territorio.

Esistono in Italia altre associazioni come Raíz Italiana?

Io non ne conosco altre. Ci sono solo dei piccoli tour operator. Bisogna stare molto attenti con la questione delle cittadinanze. Ci sono persone che speculano su queste cose, chiedendo dei costi elevatissimi per far venire qui gli oriundi italiani a prendere la cittadinanza. L’obiettivo di Raíz Italiana non è guadagnare, noi facciamo tutto questo perché crediamo molto nel legame tra l’Italia e i suoi figli sparsi per il mondo. Questa cosa ci piace molto e ci emoziona. Per questo vogliamo dare un valore a tutto ciò.

Si tratta di una questione molto profonda e delicata.

Esatto. Non si tratta di avere un passaporto per poi andare in Spagna o in altri Paesi europei, si tratta di voler entrare in contatto con la propria storia e le proprie radici. Certo, per me si tratta comunque di un impegno a tempo pieno. Ho investito molte energie in questo progetto e a lungo termine mi aspetto anche un riscontro economico. Perché il turismo delle radici ha davvero grandi potenzialità. In questi anni ho lavorato anche per altri progetti ma è Raíz Italiana il progetto in cui mi sono impegnata principalmente.

So che per molti non è semplice raggiungere i propri luoghi d’origine, per la mancanza di servizi ma anche di tempo materiale, perché spesso si preferisce conoscere prima le grandi città d’arte come Roma, Firenze e Venezia.

Sì, spesso ci si limita al viaggio-standard, perché è difficile raggiungere i piccoli centri se non hai un riferimento, un posto dove stare, qualcuno che ti guidi. Non ci sono servizi, non ci sono treni, è un avventura. Per questo si rivolgono a noi.

Voi siete in attività da circa un anno. Quanti argentini si sono rivolti a Raíz Italiana?

Le persone che hanno chiesto la cittadinanza, con origini pugliesi o di altre parti d’Italia, sono una quindicina. Poi abbiamo organizzato cinque viaggi delle radici. La nostra associazione è ancora piccola, l’attività di promozione è partita ad aprile. Abbiamo fatto un Educational Tour, finanziato da Puglia Promozione. È venuto Mike Amigorena, un attore argentino molto famoso, originario di Bisceglie, che ha raccontato sui social la sua esperienza. Abbiamo ricostruito la sua storia familiare. Abbiamo visitato la casa in cui è nato il nonno e anche la casa della bisnonna. Siamo andati a vedere i documenti degli archivi comunali e poi ha fatto tutta l’esperienza in Puglia, ovvero la lezione di orecchiette, la degustazione di vini, la serata di musica popolare. È anche venuto a Galatina per la festa di San Pietro e Paolo. È stato molto bello.

Aiutate anche persone di origine italiana ma non originarie della Puglia?

Certo! Se sono di origine pugliese li accompagniamo noi ma se vengono da altre regioni abbiamo una rete di guide turistiche e di genealogisti che collaborano con Raíz Italiana. Riusciamo a coprire tutto il territorio italiano.

Il sito è solo in lingua spagnola. Il vostro servizio è rivolto solo all’Argentina?

Lo stiamo traducendo in inglese ma per il momento puntiamo al mercato latinoamericano perché lì abbiamo maggiori contatti. Contiamo di raggiungere altri mercati attraverso la rete di Pugliesi nel mondo e tramite il Ministero degli Affari Esteri. Stiamo cercando di aprirci ma abbiamo bisogno di tempo e risorse.

Gli argentini che hanno contattato la vostra associazione parlano italiano o lo hanno studiato prima di andare in Italia?

No, i ragazzi che abbiamo conosciuto lo hanno imparato stando qui. Si affidano a noi anche perché conoscono poco o niente la lingua. La ricerca dei documenti è una questione molto delicata.

Come sono visti gli italiani in Argentina?

In Argentina se sei italiano hai una marcia in più! Sono tutti affascinati dall’Italia e dalla nostra lingua. Ma siamo considerati anche molto ritardatari, disordinati, ciarlatani, un po’ come sono considerati tutti i “latini”, compresi gli argentini.

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Giulia